Educazione nel Medio Oriente

 

 

1. Educare vuol dire aiutare una persona umana a sviluppare tutte le sue capacità come tale, sia corporali che intellettuali e spirituali, affinchè possa vivere al massimo la sua vita e possa costruire il mondo di cui fa parte.

Cosa vuol dire vivere la sua vita?

Primo, la vita é un dono di Dio, e la vita della persona umana è un riconoscimento di questo dono. E’ il primo rapporto che ha  con il suo Creatore e  datore della vita.

Seconodo, la vita è un dono di ciascuno all’altro. A misura che la persona umana sa dare e condividere, in questa misura vive, compie e realizza la sua personnalità e la sua identità. Il primo tratto nell’identità d’una persona umana consiste nel dare. Dare e condividere davanti a Dio creatore unico, padre celeste di tutti.

Questo dare è guidato da un principio assoluto: fare bene, e evitare il male, e in espressione religiosa, amare Dio e tutte le sue creature senza nessuna discriminazione.

 

2. Educare nel Medio Oriente

Quello che è detto sopra, dare, fare il bene, amare Dio e tutte le sue creature,  è una base commune per ogni educazione in Oriente come in Occidente. Ma in ciascuna parte del mondo c’è un contesto particolare in cui questi principi vengono vissuti.

 

Le realtà del Medio Oriente oggi sono le seguenti:

            - Una realtà di guerra, il conflitta tra Arabi e Israeliani, le varie forme di ingiustizie e di violenze.

            - Una realtà di instabilità e maturazione politica generale con  tutte le complicazioni che vi introduce oggi la globalizzazione ed il sitema dei rapporti tra i popoli e tra le culture.

            In questa instabilità e maturazione c’è, nei sistemi di sicurezza nazionale dei vari paesi della regione, la paura della libertà delle persone o dei gruppi. Questa paura fa che i governanti impongano dei limiti alla libertà e al processo di democratizzazione, usa la violenza e la fa nascere come reazione alla repressione del governatore o al suo modo di vedere il governo e il bene del paese.

            - Una realtà di religione musulmana e christiana, e in Israele Palestina, si aggiunge la religione ebraica.

            - In Medio Oriente, la religione passa per il confessionnalismo, sia nei rapporti tra christaini e musulmani, sia nei rapporti tra le varie confessione christiane. Il confessionnalismo, con un po di irrazzionalità, passa facilmente al fanatismo che deforma la religione e la tradisce. Il confessionalismo, che diventa fanatismo, fa della religione un fattore di dispute e di guerre, invece di essere fattore di comunione davanti a Dio.

 

            3. L’educazione nel Medio Oriente vuol dire dunque preparare la persona umana a vivere in tutti questi contesti e mantenere in essi il fare il bene, il dare, e l’amare Dio e tutte le sue creature.

 

3.1 Nel contesto del conflitto della guerra tra Arabi e Palesitnesi d’una parte e Israeliani dell’altra : l’educazione vuol dire educare a vivere in questo contesto di guerra.

Primo elemento di questa educazione : ognuno, christiano o musulmano, è parte del conflitto e ne porta la responsabilità. Deve ricercare le vie della giustizia e della pace. E finchè la giustizia e la pace non siano realizzate, deve essere pronto a condividere i sacrifici necessari : resistenza, prigioni, morte etc….

Secondo elemento riguarda il modo di resistere e di realizzare la giustizia e la pace. E lì c’è un bisogno urgente per educare alla non violenza e alla sua efficacità. La violenza segna sfortunatamente la storia di tutti i popoli della terra : ma un nuovo sistema mondiale deve liberare l’umanità dell’uso di ogni violenza. L’educazione nel Medio Oriente deve aiutare a questo sviluppo.

Terzo elemento : l’educazione nella guerra comporta il modo di guardare al nemico. Perchè la demonizzazione dell’altro è normalmente una delle arme usate dalle due parti. Una nuova educazione comporta la forza e il coraggio di vedere nell’altro, malgrado che sia nemico e portatore di ingiustizia o di morte, la creatura di Dio, e oggetto dell’amore divino, e dunque del mio amore. E’ una educazione difficile ma non impossibile, perchè vedere la dignità umana dell’avversario rende più possibile l’uso del dialogo che l’uso della violenza e rende più forte e efficace l’esigenza presso il nemico perchè metta fine alla sua ingiustizia o oppressione..   

 

 

3.2 Nei cconfronti dela realtà di instabilità e maturazione politica generale con  tutte le complicazioni che vi introduce oggi la globalizzazione ed il sistema dei rapporti tra i popoli e tra le culture, l’educazione invita tutti i cittadini a prendere parte, a esser coinvolti, a non dimettersi, perché la situazione è troppo complicata o anche pericolosa. La costruzione della città, del suo presente e avvenire, è la responsabilità di tutti. Questa situazione interna come quella della guerra comporta molti rischi, e domanda coraggio e visione chiara di quello che si deve dara alla società. C’è da lottare coi governi locali che hanno paura dell’uso della libertà da parte dei loro cittadini. E una educazione dunque alla libertà, educazione dei governanti come dei governati. Una educazione al coraggio di parlare, di soffrire per parlare, ma collo scopo di costruire.

Dall’altra parte, nella costruzione della stabilità del proprio paese o della regione, c’è da lottare colle varie forze di globalizzazione e delle ingerenze dirette o indirette, che legano i vari governi della regione; c’è da lottare contro il sistema mondiale dei interessi che legano i popoli tra di loro, c’è da lottare contro i sistemi che permettono al più forte, perchè è più forte, di assicurare i propri interessi  sacrificando altri popoli.

L’instabilità del Medio Oriente e la sua complessità hanno bisogno d’una educazione speciale che crea delle persone piene di speranza e piene di coraggio, che hanno fiducia che i loro popoli sono capaci di vivere nella stabilità e nel bene, e che hanno fiducia che il male nella regione come nel sistema mondiale può e deve cambiare per il meglio.

Nei confronti della globalizzazione, bisogna educare alla complementarità dell’umanità, a oltrepassare le varie barriere di cultura, di religione o di etnie, per vedere in tutte queste differenze una occasione di dialogo costruttivo, e non una causa di disperazione e dunque di terrorismo o di guerra. Due forme che vediamo e viviamo oggi, e che la comunità internazionale porta la responsabilità della loro nascita come della loro fine.

Perciò bisogna dire che questa educazione del Medio Oriente deve essere accompagnata d’una educazione dell’Occidente e della comunità internazionale per usare con tutti i popoli, forti o deboli, i stessi criteri e stessi comportamenti. E, per un Occidente che da, c’è bisogno di una educazione del dare che non sìa una forma nuova di schiavitù dei popoli, ma che sia capace di liberare i popoli, aiutandoli a godere d’una giusta distribuzione dei beni della terra.

 

3.3 In quello che riguarda la religione, una educazione deve avere lo scopo seguente:

Dare al credente una comprensione vera dell’essenza della religione: cioè arrivare a Dio, amare Dio, e capire che l’amore di Dio non può ammettere il non amare di tutte le sue creature, malgrado le loro differenze, malgrado che la loro religione stessa sia differente. La strada verso Dio è la stessa creatura di Dio, e dunque è il bene e l’amore dato ad ogni sua creatura, creata alla sua immagine.

E’ uno sforzo da fare da parte di tutte le religioni, da parte dei christiani, dei musulmani e dei ebrei. E’ vero che esiste oggi un vasto dialogo interreligioso, tra christiani e musulmani in tutti i paesi arabi, tra christiani, musulmani e ebrei. In Israele e Palestina. Ma bisogno dire che quello che esiste ha bisogno d’uno sviluppo maggiore che si traduca al livello della vita delle persone come della società.

I capi religiosi hanno una grande responsabilità in questo campo : i catechismi christiani come i manuali dell’educazione religiosa musulmana e ebraica. Una educazione che si basa sulla fedeltà alla propria fede data da Dio a ciascuno nel suo mistero di dare la sua grazia a tutti, e all’apertura all’altro credente colla sua differenza nella sua fede.

 

3.4 La religione in Medio Oriente passa per il confessionnalismo, cioè la religione è vissuta e praticata dentro una comunità umana chiusa con proprie frontiere stabilite dalla religione stessa. Il confessionnalismo lega tra la religione e l’esistenza stessa e la sua soppravivenza come società credente e società civile.

E accade spesso che il confessionnalismo, con un po’ di irrazzionalità passa facilmente al fanatismo che deforma la religione e la tradisce, e la trasforma in una potenza di lotta e di guerra invece di farne un fattore di unità davanti a Dio di tutte le sue creature.

Una situazione politica di conflitto o di instabilità può nutrire questa tendenza a fare della religione un fanatismo che mette Dio accanto perchè l’uomo credente faccia i suoi conti con il credente differente nella religione e che si trova nell’altra parte del conflitto.

Anche nella guerra, la religione deve aiutare la persona umana a essere disposta ad ogni sacrificio per la patria, per la giustizia e per la pace, ma deve essere anche una forza che permette, come già detto nell’altro, di vedere nel nemico, l’immagine di Dio, e dunque la possibilità di trovare insieme la giustizia e la pace.

 

3.5 Dentro la società christiana stessa c’è il confessionnalismo delle varie Chiese cattoliche, ortodosse e protestante. La confessione o la comunità è stata una forma storica sviluppata dentro il mondo musulmano, ciascuna col suo statuto particolare, grazie al quale la comunità ha potuto sopravivere come società credente e società civile. Malgrado il positivo della confessione in questa funzione di protezione, di conservazione e di crescenza della Chiesa come dei credenti, oggi in una società pluralistica, in una società che deve confrontarsi con tante difficotà, la confessione non può rimanere una barriera che divide, ma una fede vissuta che apre il credente a Dio e a tutta la società, alla propria Chiesa e a tutte le Chiese e la rende capace di vivere una comunione di amore aspettando l’ora della grazia di Dio in cui vivrà l’unità della Chiesa, unico corpo di Cristo.

Una educazione dunque a rimanere fedele alla Chiesa ma allo stesso tempo a essere fedele ad ogni creatura di Dio, e essere capace di vedere oltre la Chiesa parrocchiale tutti i fedeli di tutte le altre Chiese. Perchè l’unità di amore di tutti i Christiani rende più efficace e più autentico la loro testimonianza per Gesù Cristo Salvatore,  e rende più efficace la loro contribuzione christiana alla costruzione della società araba che passa proprio in questi tempi in un periodo di maturazione e di formazione.

 

4. Queste sono alcune ossorevazioni per una educazione nel Medio Oriente oggi. Una educazione che aiuta la persona umana, credente o no, e aiuta il credente, a poter aprirsi su tutta l’umanità di Dio, e essere così più capace di costruire il Medio Oriente e, aprendosi al mondo intero, lo rende capace di  contribuire alla costruzione del nuovo ordine mondiale, in cui Dio sìa presente, e in cui regna la giustizia e la pace, per tutti, e secondo i stessi criteri.

 

 

                                                                        +Michel Sabbah, Patriarca

 

Rimini – 23.8.2002