| Questa mattina, nella Chiesa parrocchiale di Santa Caterina a Bethléem,
l’Inviato Speciale del Santo Padre per la Giornata Mondiale della Pace
a Gerusalemme e in Terra Santa, l’Em.mo Card. Roger Etchegaray, Presidente
del Comitato del Grande Giubileo dell’Anno 2000 ha presieduto la Santa
Messa di Chiusura del Giubileo in Terra Santa.
Pubblichiamo di seguito l’omelia dell’Em.mo Card. Roger Etchegaray pronunciata
nel corso della Celebrazione eucaristica:
Quando, mercoledi 22 marzo scorso, il Papa Giovanni Paolo II venendo
dalle rive del Giordano giunse in elicottero a Betlemme, ecco quali furono
le sue primissime parole: "Qui, dalla Vergine Maria, è nato Gesù;
tali parole scritte sul luogo in cui, secondo la tradizione, Gesù
è nato, costituiscono il motivo del Grande Giubileo dell'Anno 2000.
Esse sono il motivo della mia visita di oggi a Betlemme". Tutta Betlemme
nel Giubileo e tutto il Giubileo in Betlemme, tale è la visione,
inglobante e unificatrice di Giovanni Paolo II.
Ed ora, in questo 2 gennaio dell’Anno 2001, chiamato a chiudere l' Anno
Giubilare per tutte le diocesi della Terra Santa, grande è la mia
emozione nel compiere un gesto simbolico che sottolinea la permanenza dello
stesso legame tra Betlemme e la storia della salvezza ieri, oggi e sempre.
Sento ancora, sulla Piazza della Mangiatoia, il patriarca Michel Sabbah
dire a Giovanni Paolo II, all’inizio della Messa: "Qui il mistero di Dio
si è rivelato al mondo, ai poveri e ai semplici nella persona dei
pastori, ai re e ai grandi nella persona dei Magi".
La grazia dei cristiani di Terra Santa; di Betlemme in particolare,
è di potersi nutrire del Vangelo come di un concentrato forte e
semplice. E in questo spirito che san Girolamo è venuto un tempo
a vivere in queste grotte. Straordinaria forza evocatrice, stimolante e
attiva del presepio per chi vi si accosti con animo di fanciullo. Nella
sua omelia il Papa ci diceva: "Oggi, ci volgiamo verso un momento di duemila
anni fa, ma con lo spirito abbracciamo tutti i tempi. Siamo riuniti in
un solo luogo, ma includiamo il mondo intero. Celebriamo un fanciullo appena
nato, ma ci stringiamo a tutti gli uomini e a tutte le donne di ciascun
luogo. Oggi, proclamiamo con forza in ogni luogo e a ogni persona: "Che
la pace sia con voi! Non temete niente."
Colgo questa occasione per ringraziare vivamente il vostro Comitato
del Giubileo per tutto ci? che ha intrapreso con fede infondendo cos? un'anima
a questo Anno Santo che termina. Da Roma ne ho seguito tutte le vicissitudini
ma anche la vostra tenacia nell'osservare il calendario che vi siete dato.
Le vostre dichiarazioni, le vostre iniziative ecumeniche sono state delle
tappe importanti sul cammino dell'unità visibile di tutte le Chiese.
Vi sareste augurati una Terra Santa più pacificata per accogliere
i pellegrini, in primo luogo quelli della vostra regione, che avete la
missione di introdurre nello spirito e nella lettera del Vangelo. Ma quella
pace non si decreta, non dipende solo da un processo diplomatico, deriva
da una conversione degli spiriti e dei cuori, si fonda sulla dignità
di ogni uomo rispettato, senza discriminazione e fastidi, fin nella libera
circolazione in campo sociale e professionale. Se la giustizia e la verità
non sono uguali per tutti, non sono giustizia e verità per nessuno.
? a Betlemme che Giovanni Paolo II ha menzionato anche il vostro Sinodo
pastorale che allora si era appena concluso. "Dal frutto infatti si conosce
l'albero" dice il Vangelo (Mt 12,33). Spetta a ciascuna delle vostre Chiese
di fare tutto perché gli orientamenti sinodali prendano carne e
vita nel profondo dell'esistenza quotidiana. La constatazione è
la stessa: abbiamo ovunque dei bei testi, elaborati con cura, ma cosa ne
facciamo sul nostro terreno di aratura? Più il suolo è arido
o isterilito e più ha bisogno del sole della riconciliazione e della
speranza per essere fertilizzato.
Riconciliazione e speranza, ecco due bei raggi con i quali l'Anno Santo
non ha cessato di irradiare l 'umanità e che devono riscaldare coloro
che vedono tutto traballare e sprofondare nella notte dell’errore e della
vergogna.
Riconciliazione. Ecco una parola di stagione che si pu? cogliere su
tutte le labbra ma che si tratta di fare fiorire nel cuore delle nostre
vite. Siete testimoni di scene atroci che sono la prova di esistenze indurite
dalla disperazione e dalla vendetta. Avete trascorso notti da incubo molte
delle vostre case, sono state distrutte. Non vi è vera e duratura
riconciliazione senza misurare la profondità del male e il prezzo
del perdono. Qui soprattutto la riconciliazione è senza misura e
senza prezzo. Dio solo pu? aiutare a riconciliarsi. La pace non pu? essere
che il prodotto della giustizia ma la giustizia non pu? essere appagata
che dall' amore misericordioso di cui Dio ha il segreto, un segreto che
ciascuno di noi del resto conosce per esperienza.
Speranza. Ecco un'altra parola che, come la riconciliazione, richiede
coraggio. Oggi la speranza è messa qui a dura prova, fino alla prova
della paura, la prova più dannosa poiché la paura abbrutisce
l'uomo: l'uomo che ha paura abbaia o si rintana, non è più
un uomo. Di fronte alla disperazione dai mille volti o dalle mille maschere,
dobbiamo "sperare oltre ogni speranza" da buoni figli di Abramo. Se vi
è un luogo dove deve essere decretato lo stato di speranza è
proprio Betlemme. Siate la speranza di coloro che hanno perduto il gusto
di vivere, il gusto di vivere insieme. Siate la speranza di quegli innumerevoli
rifugiati che, come diceva il Santo Padre a Deheisheh, conoscono "la permanenza
di situazioni che sono difficilmente tollerabili".
Il Vangelo non anestetizza le vostre sofferenze, le vostre angosce,
neppure riconcilia magicamente i popoli. Ma offre, nel mistero di Dio fatto
uomo a Betlemme, una provvista inesauribile di speranze a quelli che sarebbero
tentati di disperare di se stessi. Dio ha più fiducia nell'uomo
di quanto non ne abbia l'uomo stesso.
Quale immagine biblica lasciarvi alla fine del vostro Anno Giubilare?
Riprendo semplicemente l'appello del profeta Isaia: "Allarga lo spazio
della tua tenda... (54,2).La visita in Terra Santa del pastore universale
Giovanni Paolo II ha provocato come un movimento di dilatazione della speranza
e ha consentito di intravedere un'immensa "tenda di Dio" sotto la quale,
fianco a fianco, gomito a gomito, si riuniscono tutti i popoli nelle loro
peregrinazioni terrestri. Insieme, sentiamo il canto; mai passato di moda,
degli angeli a Betlemme: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e
pace sulla terra agli uomini che ama".
Amen.
Assalamu Alaykom
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