HOMILIA Dl
NATALE 2001
Fratelli e sorelle,
Signor presidents Yasser Arafat,
1. L'augurio di un Buon Natale a voi tutti. In questa notte santa, chiedo a Dio per voi tutti in questa
Terra Santa e per tutti i nostri fedeli in ogni parte della nostra diocesi, in
Palestina, Giordania, Israele e Cipro, e per tutti i cristiani, i musulmani e gli
ebrei, ogni bene e ogni benedizione.
2. Vorrei rivolgere un saluto speciale al presidente Yasser Arafat impedito
da una decisione politica a partecipare come di consueto a questa preghiera in
questa notte. Chiediamo a Dio per te,
presidente Arafat, la pace del cuore, la forza della pace e della
speranza e la fermezza per reclamare la libertà del popolo di cui sei responsabile
finché la libertà non sia ristabilita. La limitazione imposta alla tua libertà è
la stessa imposta al tuo popolo. Il cammino verso Betlemme, il giorno di Natale
soprattutto, è un cammino di pace. Con ciò noi diciamo pure ai governanti di Israele:
pace e sicurezza. Anche per voi preghiamo e chiediamo saggezza e luce, perché
vediate che la strada per Betlemme non può che essere una strada di pace: e in
modo particolare con la presenza del presidente Arafat. Signor presidente, tu
mai sei stato tanto presente in questa città e in questa festa nella quale tu veneri
il mistero di Dio.
3. Fratelli e sorelle, abbiamo ascoltato la parola di Dio nelle letture di
questo giorno. La prima lettura del profeta Isaia comincia con questo versetto:
"II popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce" (Is
9,1). Questa luce ci si è manifestata in questo giorno della natività di Nostro
Signore Gesù Cristo, Verbo di Dio, fattosi uomo, come dice san Giovanni: "In
principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio" (Gv
1,1). Queste parole sono il tema della nostra meditazione della nostra
preghiera e del nostro sforzo costante ad vvicinarci a Dio che ha voluto prendere dimora tra noi, come
dice san Paolo:
“Cristo Gesù pur essendo di natura
divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò
se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini.
Apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e
alla morte di croce" (Fil 2, 6-7). E' lui il bambino annunciato dal
profeta Isaia quando dice: " Un bambino è nato per noi, ci e stato dato un
figlio... ed è chiamato Dio
potente. Padre per sempre,
Principe della pace" (Is 9,5).
4. Nella seconda lettura San Paolo ci dice: "E' apparsa la grazia di
Die), apportatrice di salvezza per tutti gli uomini" (Tt 2: 11) Poi
instaura un legame una seconda volta tra il Natale e il mistero della croce e
dice: "Ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e
formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone" (Tt
2,14).
Nella terza lettura, dal vangelo di san Luca, abbiamo ascoltato il racconto
dell'evento: Giuseppe e Maria venivano da Nazaret a Betlemme, ubbidendo a un
ordine dei poteri politici del tempo che erano romani: il governatore della
Siria, dal quale dipendeva Betlemme, aveva in effetti dato ordine che ciascuno
tornasse a casa sua per un censimento generale. Maria e Giuseppe dunque
tornavano a Betlemme come tutti coloro che erano interessati dal censimento. E
il vangelo racconta l'evento in termini semplici e concisi: "Ora, mentre
si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla
luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una
mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo" (Lc 2,6-7).
Tornarono nella loco città come degli stranieri e nella sala degli stranieri
non c'era più posto. Dovettero rifugiarsi in una grotta vicina e il mistero di
Dio si compi nell’umiltà.
Davanti al Verbo di Dio noi ci prostriamo nell'adorazione e meditiamo,
chiediamo a Dio di accrescere la nostra fede, perché la nostra intelligenza
fino ad oggi resta impotente a comprendere tutto il mistero della bontà di Dio
verso l’umanità.
5. E, nella nostra meditazione del mistero della bontà
divina, torniamo alla nostra realtà umana, per constatare il male e il peccato,
in noi come persone e nel comportamento di chi governa questa terra, per
ritrovare la nostra lacerazione tra gli appelli della bontà divina e le sfide
del male dell'uomo in noi e in coloro con i quali lottiamo. Presi in questo
male, preghiamo perché la bontà di Dio si manifesti in noi e nella nostra terra
e riempia i cuori dei due popoli, il palestinese e l'israeliano. La nostra
situazione odierna e simile a quella descritta dal profeta Geremia : "Se
esco in aperta campagna. ecco i trafitti di spada: se percorro la città, ecco
gli orrori della fame. Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese
e non sanno che cosa fare. . . Aspettavamo la pace ma non c'è alcun bene, I
'ora della salvezza ed ecco il terrore" (Ger 14, 18-19). Si, lo spavento e
il terrore riempiono il cuore degli israeliani e dei palestinesi. Si paria di
terrorismo e con questa parola si pensa di trovare il pretesto per non fare la
pace. Si paria di terrorismo e ci si rifiuta di vedere e di ascoltare degli
innocenti, uomini e donne come tutti gli uomini e tutte le donne che reclamano
la loro libertà e la loro terra. E' tempo che il popolo israeliano si interroghi
con coraggio: cosa chiedono i palestinesi ? E comprenda che non vogliono
ucciderlo o odiarlo, ma gli chiede libertà per se stessi: la sicurezza per gli
israeliani sarà il frutto di questa libertà.
6. II conflitto che viviamo ha anche una dimensione cristiana, si svolge
infatti attorno ai luoghi santi della Redenzione del mondo, dove la
misericordia di Dio si è manifestata. E minaccia la sopravvivenza dei cristiani
in questa terra. Per questo noi diciamo a ogni palestinese cristiano alla
ricerca della sua identità e della sua missione in questa terra messa alla
prova: tu sei cristiano testimone di Gesù nella sua terra e tu sei palestinese private
della tua libertà. Occorre dunque che tu sia cristiano e che reclami la tua libertà.
La tua libertà è un dono di Dio, tu non hai il diritto, per alcuna ragione, di
rinunciarvi nemmeno dinanzi al più grande e al più forte di questo mondo. La tua identità consiste nel
testimoniare Gesù, il suo amore,
la sua pace, il perdono:
nel vedere Dio in ogni persona umana, nel fratello come nell’avversario, e con
questa visione e con la forza dello spirito reclama la tua libertà, senza
dimenticare e senza deformare l'immagine di Dio in te o nell'anima dell’avversario
al quale stai reclamando la tua libertà.
Papa Giovanni Paolo II ha invitato il 13 dicembre i vescovi cattolici di
Gerusalemme, il Custode di Terra Santa e dei vescovi rappresentanti le Chiese
del mondo, per riflettere insieme sulla pace in Terra Santa e sull’avvenire dei
cristiani che in essa vivono. Già di per se l'invito e un segno dell'amore e
della sollecitudine del Santo Padre. La pace? E' condizionata dalla fine dell'occupazione.
L'avvenire dei cristiani? E' nelle nostre mani, si tratta di accettare la
nostra vocazione a essere cristiani in questa terra e non dispersi nel mondo.
In questa terra vuol dire nella nostra società palestinese araba e musulmana.
Se accettiamo la nostra vocazione e se scopriamo il cammino da compiere, tutto
il mondo e pronto ad aiutarci a vivere una vita di testimonianza, onorevole ancorché
difficile, nella nostra terra. Perché l'avvenire dei cristiani preoccupa le Chiese: e anche il mondo arabo e musulmano ha questa preoccupazione,
interessato alla nostra sopravvivenza. Perché insieme musulmani e cristiani
portiamo la responsabilità di una sola società, di uno stesso destino e di una medesima
pace in questa terra santa, con la società israeliana invitata a porre fine
all'occupazione, per ricominciare la comune marcia verso la pace.
8. L'angelo dice ai pastori: Vi annuncio una grande gioia, vi e nato un salvatore. Si, al di sopra
delle case demolite, al di sopra dei cuori affranti sotto l'occupazione, al di
sopra delle famiglie in lutto, a Betlemme e in tutti i villaggi e le città palestinesi
e israeliane, al di sopra dei cuori pieni di terrore, ai di sopra della forza
ingiusta, la voce degli angeli si innalza: Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama.
8. Proseguendo la meditazione del primo capitolo del vangelo di san
Giovanni, leggiamo questi versetti: "II Verbo era la luce vera, quella che
illumina ogni uomo. Egli era nel mondo... eppure il mondo non lo
riconobbe" (Gv 1, 9-10). II mondo rifiuta la luce che viene da Dio; alla luce che promana da Dio viene
impedito di penetrare nei consessi di guerra, nel consesso di coloro che pianificano su scala mondiale, di
coloro che si permettono di opprimere dei popoli per la sola ragione che sono
poveri, a profitto di altri
popoli, per la sola ragione che sono forti. II mistero di Dio e la luce di Dio
dicono: non e consentito opprimere dei popoli perché sono deboli e poveri, non
e permesso che altri popoli esercitino l'ingiustizia solo perché sono' forti.
Tutto questo e peccato. Ed e un peccato che fa nascere e nutre il terrorismo
nel peccato dei forti. La sua sparizione e la tranquillità dell’umanità intera
sono egualmente nelle mani dei forti, ma dei forti che sono umili e che
accettano la luce della saggezza di Dio e praticano la giustizia.
9. Fratelli e sorelle, da
Betlemme noi preghiamo con voi ovunque siate in questa notte santa. Preghiamo per il nostro presidente
Arafat, presente ugualmente fra noi. Preghiamo per i prigionieri e poniamo le
loro sofferenze dinanzi a Dio. Preghiamo per la giustizia e la pace nei cuori
degli israeliani e del palestinesi. Preghiamo per coloro che governano in
questo mondo, affinché Dio li guidi e siano capaci di ascoltare il grido di
tutti gli oppressi. Preghiamo perché Dio riempia i nostri cuori del suo amore e
della sua pace. Amen.
+ Michel Sabbah
Patriarca Latino di Gerusalemme