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1. Felice e santo Natale a tutti voi. Che si possa celebrare, con la
grazia di Dio, il prossimo Natale con più pace, giustizia e dignità
umana.
Prima di iniziare la nostra meditazione sul mistero del Natale, voglio
richiamare alla memoria la figura del nostro amato fratello il Patriarca
Deodoros, che Dio ha chiamato a sé. Noi preghiamo per il riposo
della sua anima, per tutta la Chiesa Ortodossa.
Saluto il presidente Yaser Arafat, e tutte le autorità civili
e municipali, nostri ospiti, il ministro Johan Sauwens dal Belgio, e la
sig.ra Luisa Morgantini, rappresentante del Parlamento Europeo. Un saluto,
inoltre, va alle autorità del consolato americano. A tutti voi auguro
la luce e la pace del Natale.
Saluto e ringrazio sua eccellenza reverendissima Jean Orchampt, vescopo
emerito of Anger, presente con noi questa notte, per rappresentare la conferenza
episcopale francese e per esprimere la solidarietà della chiesa
di Francia con la Chiesa di Gerusalemme in questi giorni duri.
Saluto e ringrazio le numerose Chiese del mondo, cattoliche, ortodosse,
evangeliche, che hanno espresso la loro solidarietà mediante messaggi
e fatti, per sostenerci in questa prova: intendo le Chiese di Stati Uniti,
Canada, Europa, Australia, Nuova Zelanda, Asia e Africa. Con noi e per
noi, hanno pregato, operato e parlato.
Saluto voi, pellegrini qui presenti. Alcuni di voi sono venuti a piedi
partendo mesi fa e sono arrivati oggi. Saluto il vostro coraggio nell'essere
qui con noi stanotte, a condividere questi tempi difficili e la preghiera.
Saluto tutti voi fedeli, quanti siete presenti e quanti ci accompagnano,
nelle loro parrocchie, in Palestina, Giordania, Israele e Cipro.
2. In questa notte di Natale noi meditiamo il mistero dell'incarnazione
del Verbo eterno di Dio, come dice il primo capitolo del Vangelo di san
Giovanni: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo
era Dio... E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi,
e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno
di grazia e di verità" (Gv 1,1,14).
S. Leone Magno commenta così questo mistero:
"Dio ha condiviso ed è apparso nella nostra umiltà. L'Onnipotente
ha assunto la nostra debolezza, l'Eterno la nostra natura mortale. E per
pagare il debito della condizione umana, la natura immutabile si è
unita con la natura esposta ad ogni genere di sofferenza. Per questo, per
sanarci meglio, l'unico mediatore tra Dio e l'uomo, l'uomo Gesù
Cristo doveva essere in grado da un lato di poter morire e dall'altro di
non poter patire morte.
E' perciò nella piena e completa natura umana di un vero uomo
che il vero Dio è nato; pienamente partecipe di ciò che apparteneva
a lui e pienamente partecipe di ciò che apparteneva a noi" (S. Leone
Magno, II lettura del 25 Marzo).
3. Questo è il mistero che noi siamo invitati a meditare in questa
notte santa. E' la fonte della nostra forza e della nostra speranza, nei
tempi tempi di pace e in quelli di guerra. Che cosa ci dice questo mistero
oggi, in mezzo ai nostri problemi, tra i nostri fratelli morti e feriti,
tra le nostre case demolite, le nostre chiese e conventi bombardati, le
nostre città e i villaggi assediati?
Questo mistero ci dice prima di tutto che i nostri rapporti come cristiani
sono fondati sull'amore. Questa è la prima nostra caratteristica
della nostra identità. Poiché Dio ama tutte le sue creature,
noi amiamo tutte le sue creature. E l'amore cristiano non è limitato
ai cristiani, ma abbraccia tutti senza discriminazioni. L'amore è
la più grande forza che abbia edificato questo mondo fino ad oggi
e che continuerà ad edificarlo.
Il mistero di Dio ci dice che noi, cristiani di questa terra, siamo
i testimoni di Gesù in questa terra. Questo è un altro aspetto
fondamentale della nostra identità. Qui: Dio ci vuole cristiani
qui, non in altri luoghi della terra. Se anche viviamo nella guerra, o
nell'intifada, se le nostre case sono demolite, i nostri fratelli feriti
o uccisi, è qui che Dio ci vuole cristiani. Questa è la nostra
terra, per chiedere la nostra libertà tra la nostre case demolite
e nei nostri villaggi e città sotto assedio.
Questo mistero ci dice anche, in questi giorni, che noi siamo cristiani
in una società araba cristiana e musulmana, e in una società
palestinese che pretende la libertà. Siamo parte integrale di questa
società. Siamo nel suo cuore, non siamo né alternativi né
osservatori. Ancora, siamo in mezzo alla guerra, distruzioni e richiesta
di libertà, è in questa società che Dio ci vuole cristiani.
4. Il Natale ci dice che il Verbo di Dio si è incarnato nella
nostra realtà umana, l'ha assunta totalmente, eccetto il peccato,
e l'ha amata. Con questo esempio, noi accettiamo e amiamo tutta la nostra
realtà che chiede giustizia e pace, anche su sentieri difficili.
Noi l'accettiamo come realtà di palestinesi -arabi, cristiani
e musulmani- e come realtà di ebrei, che invitiamo a cooperare con
noi alla giustizia e alla pace. Tutti gli sforzi per la libertà
vogliono raggiungere l'amore di Dio che si estende a tutti gli uomini e
le donne, palestinesi e israeliani, cristiani, musulmani, ebrei e drusi.
Questo il messaggio del Natale per noi: accettare e amare la nostra
difficile realtà umana, cosicché Gesù, il principe
della pace, nato a Betlemme, la santifichi, la redima, e ponga in essa
una nuova vita.
5. Fratelli e sorelle,
abbiamo concluso quest'anno il Sinodo delle Chiese cattoliche di Terra
Santa: abbiamo stabilito un programma pastorale comune. Insieme, saremo
capaci di iniziare, con il nuovo millennio, un periodo nuovo nella storia
delle nostre Chiese.
La prossima settimana concluderemo l'anno del grande Giubileo. Sua
santità il papa Giovanni Paolo II ha deciso di mandare un inviato
speciale alle nostre Chiese e ai nostri capi, israeliani e palestinesi.
Celebrerà con noi la giornata mondiale per la pace il primo di Gennaio,
e poi presiederà la chiusura del grande anno giubilare il giorno
seguente.
Il Signore ha permesso che chiudessimo l'anno del Giubileo con prove
e sofferenze. Per ogni grazia, per ogni prova, noi benediciamo Dio, perché
anche la sofferenza è parte della grazia del Giubileo. Essa ci aiuta
a purificarci; ci permette di vedere meglio il volto di Dio, di chiedere
meglio la libertà, perché diventiamo capaci di vedere il
volto di Dio in quello dei nostri fratelli e sorelle, e nel volto di quelli
ai quali chiediamo la libertà.
In questo anno abbiamo salutato la visita del Santo Padre, il
Papa Giovanni Paolo II. Egli ci ha portato un messaggio di fraternità,
giustizia e pace. Ad alcuni sembra che questo messaggio non abbia dato
frutto alcuno. Noi invece vi vediamo il chicco di grano che, dice il Vangelo,
non dà frutto se prima non cade a terra e muore. Le sofferenze attuali
sono il tempo della morte e maturazione. Più tardi, sarà
possibile raccogliere i frutti per la nostra vita cristiana ed ecumenica,
per il dialogo inter-religioso, per la richiesta di giustizia e pace tra
i nostri due popoli.
Fratelli e sorelle, preghiamo dunque il Signore di restaurare nei nostri
cuori, nelle nostre case e nei cuori di tutti gli abitanti di questa terra
la vera gioia di Natale. Amen.
+ Michel Sabbah
Latin Patriarch of Jerusalem
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