Patriarcato Latino di
Gerusalemme
Messaggio di Natale 2001
Fratelli e sorelle,
A voi tutti auguro una santa festa
di Natale e un nuovo anno pieno di pace e di gioia. Accogliamo ancora una volta
il Natale dopo aver vissuto un anno di morte, di demolizioni e di paura. Lo
scoraggiamento ha preso i cuori di alcuni che hanno deciso di lasciarci e di
partire. Gli altri rimangono con noi a condurre la battaglia della vita di ogni
giorno, a svolgere la loro missione portando il messaggio della pace e della giustizia
in questa terra.
Accogliamo la festa nel suo profondo e vivificante
mistero: “Vi è nato un Salvatore
che è il Cristo Signore” (Lc, 2,11). Adoriamo il mistero di Dio che si è
manifestato a noi, il giorno della natività di Nostro Signore Gesù Cristo, il
Verbo di Dio, come ci dice san Paolo: “E’ apparsa la grazia di Dio
apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tt 2,11). E’ nella
meditazione di questo mistero che ritroviamo la nostra sicurezza, le radici
della nostra libertà e della nostra pace. Nonostante le pallottole di morte
giunte fino alla basilica e alla piazza della Natività, simbolo di pace per
l’umanità, noi ascoltiamo la voce degli angeli e il loro canto nel cielo di
Betlemme: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che
egli ama” (Luc 2,14). Sì, la pace in terra è legata alla gloria che
rendiamo a Dio e all’amore che ci fa a sua immagine, noi che quest’anno abbiamo
sofferto e siamo stati duramente messi alla prova.
Dio è vicino, anche se sembra lontano. E’ il Signore della storia. Vede quel che fanno i suoi
servi ed è paziente. Ma noi sappiamo pure che ogni bene e ogni male avrà il suo
compenso in questa stessa vita, sia nella vita delle persone sia in quella dei
popoli. L’ingiustizia che continua in questa Terra Santa, l’occupazione della
terra, l’umiliazione inflitta alle persone, i massacri, l’assedio che loro è
imposto, le privazioni della libertà che Dio ha loro dato, tutto questo un
giorno avrà fine. E allora vedremo in questa terra
santa il volto di Dio, la pace e la libertà di tutti i suoi figli, palestinesi
e israeliani.
Fratelli e sorelle, vi invitiamo a celebrare Natale e a
compenetrarne il significato profondo, perché oggi più che mai abbiamo bisogno
di tutta la forza spirituale per rinnovare il nostro coraggio. Il nostro
messaggio a tutti i cristiani in
questa festa, fonte di gioia e di pace per il mondo, e a tutti i palestinesi, è
un messaggio di pazienza, di speranza e di coraggio per sopravvivere a tutte le
prove. E il nostro messaggio è anche questo: il ramoscello di ulivo è l’arma
più efficace nella mano del palestinese, nella sua resistenza per recuperare la
sua terra e la sua libertà.
Il nostro messaggio al popolo ebraico è di speranza ma è
anche un invito a rettificare i provvedimenti presi dai suoi governanti: il
popolo deve mettersi a fare la pace che i suoi governanti non sono riusciti
ancora a realizzare. La bontà di Dio e la sua grazia possono essere più
presenti nel cuore di un popolo che non nei piani dei politici e dei militari.
I popoli devono essere capaci di incontrarsi non già come combattenti o
portatori di morte l’un l’altro, ma nel più profondo della loro umanità e in
quanto esseri umani creati per costruire insieme questa Terra Santa, senza
necessariamente passare attraverso la paura, la morte e la vendetta. Perché la
pace nella giustizia non è
impossibile. La pace è possibile in un rapporto di buon vicinato. La
pace che ponga fine all’occupazione, a un evento militare che dura dal 1967, è
pure possibile. La pace che ponga fine all’occupazione, che liberi i soldati,
li faccia ritornare alla loro società e alle loro famiglie e restituisca loro
la capacità di amare e di costruire, invece che mantenerli sotto gli ordini che
li obbligano a macchiare le loro mani del sangue di altri, anche questa è
possibile e necessaria. Ogni violenza che non cessa di minacciare la sicurezza
della vita quotidiana finirà quando l’occupazione avrà fine e giustizia sarà
fatta; e quando tutti, israeliani e palestinesi, godranno della medesima
libertà e della medesima sicurezza.
E’ per questo che abbiamo bisogno
in Terra Santa non di capi che ci insegnano a fare la guerra e che chiedono ai
loro popoli di accettare tanti sacrifici, compreso quello della vita; ma di
capi che hanno una visione della giustizia e della pace e il coraggio di
realizzarle, pronti a pagare essi stessi il prezzo della pace, come il
martirio. Abbiamo bisogno di capi “della generazione di coloro che cercano Dio
e cercano il suo volto”. (Sal 23, 6)
La pace è vicina come Dio è vicino
a ognuno e a ciascuno di noi. Fratelli e sorelle, oltre ai nostri sforzi umani,
al di là di ogni combattimento umano possibile, poniamo fiducia in Dio così come ci dice san Paolo: “Il Signore è
vicino.... In ogni necessità
ricorrete alla preghiera.... Allora la pace di Dio che sorpassa ogni
intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri”. (Fil 4,5- 7)
Una buona e santa festa di Natale, di un Natale di
speranza, di gioia, di giustizia e di pace.
+ Michel Sabbah,
Patriarca Latino di Gerusalemme