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1.
Cristo e risorto, rallegriamoci.
II
credente gioisce quando medita su quel che è accaduto qui, proprio in questo
luogo. Qui il Signore Gesù fu sottoposto a umiliazioni e alla morte. Fu
deposto qui, in questo sepolcro. E da questo sepolcro è risorto nella gloria.
Gli apostoli ne furono testimoni. Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ce
lo ha ricordato: il primo giorno della settimana, Maria di Magdala venne di
buon ora al sepolcro e notando la pietra tombale sollevata, corse dagli
apostoli ad avvertirli. Giunsero, uno dopo l'altro, Giovanni e Pietro. Pietro
entrò per primo nel sepolcro, lo trovò vuoto e vide il lenzuolo per terra
come il sudario che aveva ricoperto la testa di Gesù. Entro in seguito
l'altro discepolo. II Vangelo dice: Vide e credette. Pietro dice pure nella
prima lettura, dagli Atti degli Apostoli: siamo testimoni di ciò che è
accaduto con lui dopo la sua resurrezione dai morti" (cf. At 10,41).
La
nostra fede si fonda oggi sulla testimonianza degli Apostoli e sulla
rivelazione di Dio che si è manifestate a noi, in questa terra, nel suo Verbo
eterno Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Egli venne per prendere su di se i
nostri peccati ed essere nostra guida verso la gloria. Per la forza della sua
divinità, ha reso capaci anche noi di ottenere la gloria pure in questa vita.
Per questo ci ha colmato di gioia e di ardore e ci ha dato la forza di restare
nell'amore e di contribuire alla vita della nostra società, in ogni
circostanza, quali che siano le difficoltà.
Gli
Apostoli furono i testimoni della Resurrezione gloriosa del Signore. Oggi i
testimoni siamo noi. Noi ascoltiamo ancora le parole di Gesù ai suoi
discepoli prima della sua ascensione al cielo, che si rivolgono a noi oggi in
maniera tutta particolare: Lo Spirito Santo discenderà su di voi. E sarete
all ora i miei testimoni a Gerusalemme (At 1,8). Testimoni della Resurrezione,
volgiamo lo sguardo a questo sepolcro e guardiamo verso l’alto, come dice
san Paolo: Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù (Col
3,1). Noi guardiamo verso l’alto per tenere i piedi più fermi a terra.
Guardiamo verso l’alto per contemplare la gloria di Dio, per meglio
conoscere la sua volontà e cosi testimoniare la Resurrezione, ravvivando in
noi stessi e in tutti coloro che
vivono con
noi la
speranza e
la gioia
della Resurrezione. Guardiamo verso l’alto dove si trova Cristo
assiso alla destra di Dio (Col 3,1) al fine di accrescere la nostra conoscenza
di Gesù Cristo e di accrescere in noi la forza di proclamare che egli è la
nostra guida verso la gloria della Resurrezione, per noi e per chiunque vuol
credere in lui.
2. Gesù
risorto conferma oggi la nostra fede e la fortifica, per conoscere sempre
meglio in chi abbiamo creduto e perché abbiamo creduto. E per sapere come
essere, nei tempi presenti, cristiani coraggiosi e fedeli alla nostra Chiesa e
alla nostra società. La
Resurrezione gloriosa del Signore è per noi, appartenenti a diverse Chiese,
un appello all'unità. E' un segno per noi che il primo anno del Terzo
Millennio ci abbia riuniti nella medesima celebrazione pasquale, nel medesimo
giorno e nella medesima settimana santa. Un segno che ci ricorda la volontà
di Dio, il quale vuole che camminiamo insieme verso l'unità, fiduciosi che
possiamo sormontare tutto quel che può rendere la marcia difficile. Rendiamo
grazie a Dio per l'amore che già regna fra le nostre Chiese qui a
Gerusalemme, ma Dio ci chiede ancora di più. E noi possiamo tutto in Cristo
Gesù che ci
fortifica. Nulla è impossibile per chi vuole e fa degli sforzi,
soprattutto quando si sforza di fare la volontà di Dio e non quella degli
uomini. Chiediamo a Dio di fare di questa Pasqua una sorgente di grazie e di
maggior unità fra tutte le Chiese.
La
Resurrezione oggi è per noi religiosi un appello a un più intense dialogo, a
un maggior rispetto e comprensione reciproca, per meglio precisare il concetto
della fede in Dio, in maniera che questa fede possa essere un fattore che ci
avvicini insieme alla giustizia e alla pace. I capi religiosi credono in Dio,
per annunciare la sua parola, per liberarla da ogni razzismo e da ogni sorta
di discriminazione. Annunciano la parola di Dio per resistere a
ogni forma di oppressione,
di umiliazione dell'uomo o di negazione dei suoi diritti.
La
Resurrezione è infine per noi, che viviamo nei nostri corpi e nelle nostre
anime la lotta fra i nostri due popoli in questa terra, un richiamo alla
dignità dell'uomo e alla visione dell'immagine di Dio in ogni essere umano,
base di tutti i diritti e doveri. La Resurrezione è in noi la fonte della
speranza che non cesserà mai. La forza militare o altro non potrà mai
sostituirsi a questi diritti ne cancellare l'immagine di Dio. Anche se si
insiste oggi sul diritto del più forte, e sulla forza che si impone,
attraverso gli assedi, i bombardamenti o gli attentati. Tutto questo - e sono
mezzi che possono demolire delle case, uccidere delle persone -
non può tuttavia sopprimere l'anima di un popolo ne può cancellare
l'immagine di Dio da alcuna persona umana, ne uccidere la speranza. E' tempo
che i capi politici ascoltino l’appello del salmista: Istruitevi, giudici
della terra, servite Dio con timore.. che non si sdegni e voi perdiate la via.
(Sal 2,10-12)
La
Resurrezione è infine per noi la visione totale di tutto il cammino della
nostra vita: la nostra vita è una via crucis che sarà seguita dalla gloria
della Resurrezione. Questa era la vita di Gesù, non sarà diversa per noi
perché "l'allievo non è migliore del suo maestro". Tale è il
senso della nostra vita. Ascoltiamo san Paolo dirci: Fatevi dunque imitatori
di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità nel modo che anche
Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per voi. (Ef 5,1-2). La nostra è
dunque prima di tutto un tentativo di imitare Dio, cosi da fare di questa vita
pure una gloria, nonostante tutte le difficoltà alle quali facciamo fronte.
Amen.
Cristo è
risorto. Si è veramente risorto. Amen. Alleluia
+ Michel Sabbah
Patriarca Latino di Gerusalemme
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