THE VOICE OF THE LATIN PATRIARCH OF JERUSALEM

FIRST HAND DOCUMENTS FROM PATRIARCH MICHEL SABBAH

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Omelia di Pasqua

15 aprile 2001

 

1.  Cristo e risorto,  rallegriamoci.

II credente gioisce quando medita su quel che è accaduto qui, proprio in questo luogo. Qui il Signore Gesù fu sottoposto a umiliazioni e alla morte. Fu deposto qui, in questo sepolcro. E da questo sepolcro è risorto nella gloria. Gli apostoli ne furono testimoni. Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ce lo ha ricordato: il primo giorno della settimana, Maria di Magdala venne di buon ora al sepolcro e notando la pietra tombale sollevata, corse dagli apostoli ad avvertirli. Giunsero, uno dopo l'altro, Giovanni e Pietro. Pietro entrò per primo nel sepolcro, lo trovò vuoto e vide il lenzuolo per terra come il sudario che aveva ricoperto la testa di Gesù. Entro in seguito l'altro discepolo. II Vangelo dice: Vide e credette. Pietro dice pure nella prima lettura, dagli Atti degli Apostoli: siamo testimoni di ciò che è accaduto con lui dopo la sua resurrezione dai morti" (cf. At 10,41).

La nostra fede si fonda oggi sulla testimonianza degli Apostoli e sulla rivelazione di Dio che si è manifestate a noi, in questa terra, nel suo Verbo eterno Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Egli venne per prendere su di se i nostri peccati ed essere nostra guida verso la gloria. Per la forza della sua divinità, ha reso capaci anche noi di ottenere la gloria pure in questa vita. Per questo ci ha colmato di gioia e di ardore e ci ha dato la forza di restare nell'amore e di contribuire alla vita della nostra società, in ogni circostanza, quali che siano le difficoltà.

Gli Apostoli furono i testimoni della Resurrezione gloriosa del Signore. Oggi i testimoni siamo noi. Noi ascoltiamo ancora le parole di Gesù ai suoi discepoli prima della sua ascensione al cielo, che si rivolgono a noi oggi in maniera tutta particolare: Lo Spirito Santo discenderà su di voi. E sarete all ora i miei testimoni a Gerusalemme (At 1,8). Testimoni della Resurrezione, volgiamo lo sguardo a questo sepolcro e guardiamo verso l’alto, come dice san Paolo: Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù (Col 3,1). Noi guardiamo verso l’alto per tenere i piedi più fermi a terra. Guardiamo verso l’alto per contemplare la gloria di Dio, per meglio conoscere la sua volontà e cosi testimoniare la Resurrezione, ravvivando in noi stessi e in tutti coloro  che  vivono  con  noi  la  speranza  e  la  gioia  della Resurrezione. Guardiamo verso l’alto dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio (Col 3,1) al fine di accrescere la nostra conoscenza di Gesù Cristo e di accrescere in noi la forza di proclamare che egli è la nostra guida verso la gloria della Resurrezione, per noi e per chiunque vuol credere in lui.

2. Gesù risorto conferma oggi la nostra fede e la fortifica, per conoscere sempre meglio in chi abbiamo creduto e perché abbiamo creduto. E per sapere come essere, nei tempi presenti, cristiani coraggiosi e fedeli alla nostra Chiesa e alla nostra società. La Resurrezione gloriosa del Signore è per noi, appartenenti a diverse Chiese, un appello all'unità. E' un segno per noi che il primo anno del Terzo Millennio ci abbia riuniti nella medesima celebrazione pasquale, nel medesimo giorno e nella medesima settimana santa. Un segno che ci ricorda la volontà di Dio, il quale vuole che camminiamo insieme verso l'unità, fiduciosi che possiamo sormontare tutto quel che può rendere la marcia difficile. Rendiamo grazie a Dio per l'amore che già regna fra le nostre Chiese qui a Gerusalemme, ma Dio ci chiede ancora di più. E noi possiamo tutto in Cristo Gesù che  ci  fortifica. Nulla è impossibile per chi vuole e fa degli sforzi, soprattutto quando si sforza di fare la volontà di Dio e non quella degli uomini. Chiediamo a Dio di fare di questa Pasqua una sorgente di grazie e di maggior unità fra tutte le Chiese.

La Resurrezione oggi è per noi religiosi un appello a un più intense dialogo, a un maggior rispetto e comprensione reciproca, per meglio precisare il concetto della fede in Dio, in maniera che questa fede possa essere un fattore che ci avvicini insieme alla giustizia e alla pace. I capi religiosi credono in Dio, per annunciare la sua parola, per liberarla da ogni razzismo e da ogni sorta di discriminazione. Annunciano la parola di Dio per resistere a  ogni  forma di oppressione, di umiliazione dell'uomo o di negazione dei suoi diritti.

La Resurrezione è infine per noi, che viviamo nei nostri corpi e nelle nostre anime la lotta fra i nostri due popoli in questa terra, un richiamo alla dignità dell'uomo e alla visione dell'immagine di Dio in ogni essere umano, base di tutti i diritti e doveri. La Resurrezione è in noi la fonte della speranza che non cesserà mai. La forza militare o altro non potrà mai sostituirsi a questi diritti ne cancellare l'immagine di Dio. Anche se si insiste oggi sul diritto del più forte, e sulla forza che si impone, attraverso gli assedi, i bombardamenti o gli attentati. Tutto questo - e sono mezzi che possono demolire delle case, uccidere delle persone -  non può tuttavia sopprimere l'anima di un popolo ne può cancellare l'immagine di Dio da alcuna persona umana, ne uccidere la speranza. E' tempo che i capi politici ascoltino l’appello del salmista: Istruitevi, giudici della terra, servite Dio con timore.. che non si sdegni e voi perdiate la via. (Sal 2,10-12)

La Resurrezione è infine per noi la visione totale di tutto il cammino della nostra vita: la nostra vita è una via crucis che sarà seguita dalla gloria della Resurrezione. Questa era la vita di Gesù, non sarà diversa per noi perché "l'allievo non è migliore del suo maestro". Tale è il senso della nostra vita. Ascoltiamo san Paolo dirci: Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per voi. (Ef 5,1-2). La nostra è dunque prima di tutto un tentativo di imitare Dio, cosi da fare di questa vita pure una gloria, nonostante tutte le difficoltà alle quali facciamo fronte. Amen.

Cristo è risorto. Si è veramente risorto. Amen. Alleluia

                                                             + Michel Sabbah

                                                             Patriarca Latino di Gerusalemme

 

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