PATRIARCATO LATINO – GERUSALEMME

 

Omelia di Natale 2002

 

Fratelli e sorelle,

Signor Presidente Yasser Arafat,

 

1. Ancora quest'anno siamo venuti a Betlemme in questa venerabile basilica per pregare. Ci prostriamo dinanzi all'Altissimo e dinanzi al mistero della Natività del suo Verbo Eterno fatto uomo. Colui che per la sua immensità il mondo non può contenere, una grotta lo ha accolto e una Vergine lo ha concepito. E' venuto come principe della pace a portare a ogni creatura umana  la pace con Dio, con sé stesso e con tutti i suoi fratelli e sorelle nell'umanità senza distinzione di razza, di religione o di colore. E' venuto a salvare l'umanità.

     Questa notte santa ci ripone sia dinanzi al mistero di Dio e del suo amore sia dinanzi al mistero delle sofferenze di questa terra nella quale Dio ha voluto tuttavia manifestare la sua misericordia. E noi dobbiamo riconoscere che siamo stati finora incapaci di essere pienamente consapevoli del mistero di Dio e del suo amore nella nostra terra ed egualmente incapaci di riconoscerci come fratelli e sorelle.  

      

Signor presidente Yasser Arafat, preghiamo anche per lei insieme con il suo popolo venuto a pregare in questa notte santa. Lei avrebbe voluto essere qui con noi, ma la confusione crescente sulla verità di questa terra e sul modo di trattare con la persona umana lo hanno impedito. Chiediamo a Dio di concederle saggezza e coraggio, nell'assedio che le viene imposto, sicché continui il cammino difficile nella ricerca della giustizia e della pace. 

 

2. Fratelli e sorelle,

       Il mistero dell'Incarnazione ci conduce fino alle profondità del mistero di Dio e del modo con cui egli si rapporta con gli uomini. Dio ci ha amato, e per questo ci ha creato e ci ha affidato questa terra, per edificarla e farne la dimora del suo amore. San Giovanni ci dice : "E noi abbiamo riconosciuto e creduto nell'amore che Dio ha per noi"( 1 Gv 4,16). Con questo versetto l'apostolo ci introduce nel significato autentico del Natale. Dice : "Noi abbiamo riconosciuto l'amore e abbiamo creduto". Lui e gli altri discepoli che  hanno vissuto con Gesù Cristo  hanno riconosciuto e creduto che Gesù è il Verbo di Dio venuto a salvare il mondo. In questo noi pure crediamo e siamo continuatori della fede degli apostoli e di tutte le generazioni cristiane successive.

     San Giovanni aggiunge: "Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui… Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore" (1Gv 4,16.18)

   

       Sì, parliamo di amore mentre viviamo tempi duri, di fronte a difficoltà, demolizioni di case, odio e morte. Perché noi crediamo nel significato profondo del Natale e nell'amore difficile di cui ci parla l'Apostolo. Lui ha vissuto questo comandamento, nuovo per lui, per gli altri discepoli e per la società del loro tempo. Pure per noi questo comandamento nuovo è difficile e suscita delle perplessità su come applicarlo e viverlo di fronte alla morte che ci è imposta. Fratelli e sorelle, noi vi diciamo: per chi crede ciò non è impossibile. Non è impossibile amare, amare tutti coloro con cui viviamo, tutti i nostri fratelli e sorelle musulmani, ebrei, drusi  e cristiani, e persino i soldati israeliani che ci impongono assedio, coprifuoco e umiliazioni…

 

San Giovanni afferma ancora: " Se uno dicesse "io amo Dio" e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede". (1 Gv 4,20)

 

3. Betlemme è assediata dai soldati da ogni parte. Così pure le altre città e i villaggi palestinesi. Natale viene in tempi difficili. Le porte della vita sono chiuse, non soltanto le porte della città. E voi, fratelli e sorelle, dite : come possiamo celebrare Natale ? Come possiamo vivere questo difficile comandamento dell'amore?  Come unire le due esigenze, cioè da un lato questo comandamento difficile e dall'altro la difficile realtà della nostra vita di ogni giorno ?

A tutti coloro che se lo chiedono, diciamo : intanto la festa vuol dire preghiera ed essa ci pone in presenza di Dio e non degli uomini. E poi la nostra difficile realtà non deve giungere sino al punto di portare il credente al limite della disperazione e delle sue conseguenze. Noi crediamo in Dio e nel suo amore e un giorno, al momento da lui voluto, ispirerà il suo amore e la sua giustizia a coloro che ha creato e posto in questa terra che è  la sua. In attesa di quest'ora noi portiamo pazienza e resistiamo: la resistenza dello spirito dinanzi allo scoraggiamento, la resistenza dello spirito dinanzi alla tentazione di non credere nella bontà dell'uomo e la resistenza dello spirito a ogni spargimento di sangue, ben perseverando nel reclamare la nostra libertà e la nostra dignità.

 

Fratelli e sorelle, ponetevi alla presenza del Dio Altissimo e davanti al mistero profondo del suo amore. In Lui, nonostante tutte le oppressioni degli uomini, troverete la forza e la tranquillità. La nostra vita di ogni giorno è una testimonianza a Dio, a tutta la sua potenza e al mistero della sua provvidenza. Il compito del cristiano è di portare pazienza, non di indebolirsi e di andarsene via. Noi preghiamo, portiamo pazienza e facciamo tutto quel che occorre perché abbiano a cessare l'occupazione e le sofferenze che ne conseguono. Così facciamo fronte a ogni difficoltà e persino alla morte rapida o lenta che ci viene imposta.

 

4. Quanto all'assedio di Betlemme, come ogni assedio imposto ovunque all'essere umano palestinese –  come ogni essere umano e come ogni popolo al mondo, preziosi agli occhi di Dio – noi diciamo che non deve durare senza alcun pretesto. D’altra parte come provvedimento di sicurezza,  l'esperienza ha dimostrato che non porta la sicurezza voluta.

 

      5. E' per questo che ci rivolgiamo al popolo israeliano e alle autorità israeliane e diciamo: a voi tutti pace e sicurezza. Anche il vostro sangue è stato sparso nelle vostre città e nelle vostre strade e fra innocenti. Ma diciamo pure che le vie della pace non sono quelle da voi intraprese. Avete la forza, trasformatela in forza di pace e raccoglierete pace e sicurezza. Credete nella pace in questa fase della storia dopo cent'anni di conflitto. Il popolo palestinese vuole per voi sicurezza e tranquillità. Come vuole la pace per sé. Voi dite: violenza e terrorismo e vuole per noi la pace ? Sì, è proprio così. Vuole la pace per voi e per sé stesso e, con la pace, vuole la sua libertà e la fine dell'occupazione.

 

Noi diciamo no alla violenza, ma diciamo pure no all'oppressione che la fa nascere. Voi dite : violenza e terrorismo. D'accordo. Ma vi esortiamo a chiedervi quale ne sia la causa. Forse scoprirete che la causa è nelle vostre mani ed è l'occupazione e la privazione a un popolo della sua libertà e della sua dignità. Vi invitiamo ad aprire le vostre intelligenze e i vostri cuori per vedere le cause che fanno nascere il terrorismo di cui avete paura. Le chiavi sono nelle vostre mani. Eliminate la causa e l'effetto sparirà. Tagliate l'albero e il suo frutto. L'albero è l'occupazione, il frutto le numerose oppressioni. Nella vostra mano, e non nella vostra forza militare, si trova il potere di fermare tutto quello che voi dite essere violenza e terrorismo. La vostra azione militare, che ha distrutto  tante cose e ha schiacciato l'essere umano palestinese, ha fatto la guerra e provocato il terrorismo: essa non è pervenuta a fare la pace e a procurarvi la sicurezza desiderata. Le vostre forze armate hanno vinto delle guerre e finora non hanno conquistato la pace. Avete bisogno di capi nuovi che abbiano visioni nuove per fare la pace, che possano non già promettervi ma procurarvi la sicurezza , accordando ai palestinesi il loro diritto, la loro libertà e la loro sicurezza.

 

6. Ci ricordiamo infine in questa notte santa della tragedia vissuta da questa venerabile chiesa qualche mese fa, ed esprimiamo la nostra stima e il nostro rispetto ai padri e ai religiosi francescani, ai monaci greco-ortodossi e armeno-ortodossi. Rendiamo omaggio al loro coraggio, alla loro fede e al loro amore per tutti.

Uniamo nella nostra preghiera i sentimenti di tutti i poveri di questo conflitto, siano forti siano  deboli, e tutte le vittime. Ricordiamo i senza tetto, i feriti, i morti, le migliaia di prigionieri palestinesi dimenticati nelle carceri israeliane e infine coloro che ricevono l’ordine di uccidere e coloro che lo impartiscono. Li poniamo tutti davanti a Dio  perché li purifichi e li renda tutti, dico tutti, di qualunque parte siano, capaci di amore, di giustizia e di pace.

 

Per tutti i nostri fedeli di ogni parte della diocesi, Palestina, Israele, Giordania e Cipro, chiediamo a Dio che questa festa sia l'occasione di rinnovare la loro fede e il loro amore; e che Dio conceda loro un nuovo anno di abbondanti benedizioni.

 

E a tutti i cristiani del mondo, rivolgiamo da Betlemme in questa notte santa i nostri auguri di pace e di gioia. E per tutti gli abitanti di questa terra chiediamo a Dio onnipotente giustizia, pace e amore. Amen.

 

                                                                                              + Michel Sabbah,  Patriarca

 

         Betlemme, Natale 2002