PATRIARCATO LATINO – GERUSALEMME
Messaggio di Natale þþ
2002
Fratelli
e sorelle,
Cari
fedeli e persone tutte di buona volontà.
1. Il
nostro messaggio di Natale quest’anno é un’implorazione a Dio e un atto di
adorazione dinanzi al mistero dell’Incarnazione del suo Verbo
Eterno: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv
1,14).
Il messaggio di Natale é giustizia, pace e
amore. E tuttavia la nostra terra é piena
di odio e di sangue. Ma non per questo Dio ci ha voluto in questa terra
santa. Non per fare dei Luoghi Santi dei luoghi delle nostre lotte, bensí del
nostro incontro davanti a Dio e un luogo nel quale edifichiamo la terra che ci
ha dato per farne una dimora per
noi e per Lui. E Dio vuole, e noi
dobbiamo volere come Lui , che il piú santo in questa dimora e in questi luoghi
santi é l’uomo oggi umiliato, privato della sua libertà o della sua vita.
Perciò il nostro messaggio di Natale é
pure un appello a ogni persona di buona volontà, alla comunità internazionale e
a tutte le nostre Chiese diffuse nel mondo perché ognuno si svegli e aiuti i
due popoli di questa terra a fare la pace fondata sulla giustizia,
l’eguaglianza e la dignità di ciascun popolo. Non dimenticate questa terra e
non abbandonatela alla sua sorte.
Alcuni forse diranno: vivere insieme é
ormai impossibile. Noi diciamo : La vita e la pace insieme sono una cosa
possibile. L’impossibile é che si chieda da un lato la sicurezza e si opprima l’altro,
che vi sia un occupante e un occupato. Questo é impossibile. Ma che ci sia
giustizia per il Palestinese e per l’Israeliano, che l’Israeliano sia nella sua
terra e nel suo Stato e il palestinese nella sua terra e nel suo Stato, questo
é possibile, e la coesistenza diviene allora cosa possibile.
2. Tutti si chiedono: come sarà celebrata
quest’anno la festa di Natale ? E che significa l’interdizione al presidente
Arafat di assistere alla messa di mezzanotte?
I nostri malanni non sono solo di
quest’anno. Da generazioni viviamo in una lotta cruenta. E tuttavia diciamo a
tutti : la festa é fede e preghiera. La nostra fede ci ripropone dinanzi agli
occhi il mistero di Dio, il
mistero dell’Incarnazione del suo Verbo Eterno e la sua presenza in mezzo a
noi, luce e vita per tutti: “In lui era la vita e la vita era la luce degli
uomini” (Gv 1,4). Pertanto, ancora quest’anno, nonostante tutte le
difficoltà che ci incombono,
mediteremo questa verità della nostra fede, innalzeremo la nostra preghiera a
Dio e le celebrazioni della festa saranno le consuete.
Quanto all’interdizione fatta al
presidente Arafat di partecipare alla messa di mezzanotte, diciamo che si
tratta di una misura inutile; se le autorità intraprendessero le vere strade
della pace, si esimerebbero dal prenderla.
3. Quanto allo stato di assedio e
alle umiliazioni imposte ai Palestinesi persino a Betlemme, come in tutte le
città e villaggi palestinesi, e alla demolizione di case e al massacro di tanta
gente, tutto questo ci porta a rinnovare il nostro coraggio, la nostra speranza
e il nostro amore anche per coloro che ci rendono la vita difficile. Preghiamo
pertanto perché Dio vi ponga fine e lo rimpiazzi con la giustizia, la dignità e
l’amore per tutti. Le difficoltà del momento non ci costringono dunque ad
annullare le nostre feste, come taluni pensano. Oltre alle umiliazioni che ci
sono imposte , non é necessario
lasciarci spogliare della gioia delle nostre feste e del nostro dovere di
prosternarci con tutte le nostre sofferenze dinanzi a Dio.
A proposito dei posti di blocco militari,
rivolgiamo un appello alle autorità israeliane perché li eliminino
definitivamente da ogni città e villaggio palestinese. Se dovessero restare,
diciamo ai nostri fedeli: trasformateli in luoghi di preghiera. Sono i posti
dell’ umiliazione, dell’odio e della morte. Trasformateli in luoghi di preghiera, fate dei raduni
di preghiera in modo che Dio ispiri sentimenti di giustizia e di pace a coloro
che ordinano di erigerli.
4. Ecco dunque il nostro messaggio di Natale
mentre l’assedio é imposto alle città e ai villaggi palestinesi e si é dinanzi
alla morte in queste città e villaggi come nelle città e nelle strade
israeliane : un appello a porre fine all’assedio e poi a tutta l’occupazione,
un appello a fermare l’effusione di sangue nelle città e nei villaggi
palestinesi come nelle città
israeliane. Se i responsabili non ci riescono, allora non gli é consentito di
imporre alla gente delle punizioni collettive. Se i responsabili non arrivano a
stabilire la pace, allora non c’é che una soluzione : lasciare il posto ad
altri che forse riusciranno là dove essi hanno fallito. Il nostro appello é per
la pace. Per fermare le ingiustizie. Perché si giunga alla desiderata sicurezza
degli israeliani. Perché abbia fine l’occupazione israeliana dei Territori
Palestinesi, fonte di tutti i mali e di tutti gli ostacoli accumulatisi nei cuori dei responsabili
e della gente di fronte alla pace.
Natale é fede, preghiera e guida nelle tenebre e
nelle oppressioni che viviamo. Gli angeli hanno cantato : Gloria a Dio nel più
alto dei cieli e pace agli uomini di buona volontà. Speriamo che le buone
volontà divengano sempre più numerose, perché il messaggio degli angeli
all’umanità , partito dalla nostra terra, sia pure un messaggio per noi e ci trasformi in artefici di
pace. Speriamo e preghiamo perché le feste che torneranno ancora l’anno venturo ci ritornino con la
giustizia, la pace e la santità per tutti
in questa terra santa.
Pur in mezzo a ogni difficoltà, vi
auguro fratelli e sorelle, e in particolare auguro a voi abitanti di Betlemme,
cristiani e musulmani, una buona e santa festa di Natale.
+ Michel Sabbah, Patriarca
Gerusalemme, 18 dicembre 2002.