1. E’ la persona umana creata all’imagine di Dio,
espressione del suo amore, che é la terra promessa, cioè il luogo dove Dio si
manifesta. Terra promessa geografica cioè luogo d’incontro con Dio, fù primo il
paradiso, luogo della creazione, della prima manifestazione di Dio e del suo
amore rivelato nell’uomo. Paradiso, perchè Dio si compiaceva nella compania
dell’uomo creato a sua immagine.
Poi, la Bibbia parla della terra promessa, dopo
che l’uomo avesse trasformato il paradiso in un luogo di morte e di separazione
da Dio. Per preparare la nuova terra promessa, Dio chiamò Abramo e i suoi
discendenti e promettò di dare loro una terra che sarà una terra santa, dove
Lui si rivelerà a loro, e tramite loro a tutta l’umanità. La terra fu promessa
per renderla di nuovo terra di Dio e dell’uomo che ama Dio e tutti i figli di
Dio, e perchè non rimanga solamente terra di lavoro e di sudore nel trovare con
fatica il pane quotidiano.
Per questo scopo, il Verbo di Dio si è incarnato, per
compiere la promessa e per rendere santa la terra promessa e renderla di nuovo,
col mistero della Redenzione, la terra in cui l’uomo incontra Dio. E, colla
forza del mistero della terra promessa che è la Terra Santa, ogni terra,
dovunque sia, sarà una terra promessa, santa, che santifica l’uomo e lo rende
capace di vedere Dio, di amarlo e di amare tutti i suoi figli.
2. La questione che si pone naturalmente, dopo
questa breve introduzione è la seguente: l’uomo che vive oggi nella terra
promessa, luogo della Redenzione dell’umanità, questo uomo che vive oggi lì, israeliano e palestinese, può
essere lui stesso il santuario che riveli l’amore di Dio a tutti i figli della
terra israeliana e palestinese e del mondo ?
La Terra Santa oggi è una terra di conflitto, di
odio e di morte. L’uomo in essa è Israeliano e Palestinese. Le religioni che legano
l’uomo israeliano e palestinese a Dio sono le tre religioni abrahamiche,
Giudaismo, Christianesimo e Islam. Tre religioni differenti, con memorie
differenti, imponendo ai vari credenti un modo di vivere differente, benchè
abbiano delle radici comuni.
In Israele, troviamo oggi un popolo alla ricerca
della sua sicurezza. Vi troviamo l’esistenza militare e politica, che si è
sviluppata lungo la storia del secolo scorso e fino a oggi, in una realtà di
guerra, nei confronti del popolo palestinese. Secondo, vi troviamo l’esistenza
religiosa che vede nei fatti politici un ritorno alla terra promessa da Dio al
popolo ebraico. Terzo, in questa stessa società israeliana, c’è oggi una
presenza christiana : una piccola comunità di espressione ebraica,
composta di ebrei o non ebrei che credono in Gesù Cristo e nella sua Chiesa..
C’è anche la presenza dei emigrati russi christiani (centinaia di milliaia) di
cui l’avvenire religioso non è ancora deciso. Il loro avvenire religioso è
primo nelle loro mani e dipende dalla scelta religiosa che loro stessi faranno.
Secondo, è nelle mani delle Chiese di Terra Santa alle quale appartengono,
cattoliche ma maggiormente ortodosse e nella capacità di queste Chiese a
accoglierli e incoraggiarli a rimanere fedeli alla loro fede christiana. Terzo,
nelle mani del governo israeliano, che non si è espresso formalmente ancora nei
riguardi della libertà religiosa di questa nuova comunità christiana dentro la
società israeliana.
Per la Palestina, c’è l’esistenza lungo i secoli
d’un popolo formato delle tre comunità religiose, ebraiche, christiane e
musulmane. Porta dunque in sè le tre memorie religiose, la memoria ebraica
conservata nei cuori dei ebrei rimasti in Palestina lungo i secoli e che non
hanno mai abbandonato la terra, e che ci sono rimasti una minoranza.
C’è la memoria
christiana : il christianesimo è nato tutto lì in questa terra. Gesù ha
vissuto, insegnato, ci ha rivelato il Padre ; ed è morto e risorto e ci ha
mandato il suo Spirito, e vi fondò la Chiesa. La memoria christiana è
conservata nei cuori della piccola comunità christiana che ha sempre circondato
i luoghi santi colla sua fede, come nei cuori di tutti i christiani nel mondo. A
Gerusalemme, ogni christiano è nato nella fede in Gesù, e lì tutte le Chiese
sono nate nella Chiesa di
Gerusalemme il giorno della Pentecoste.
In Palestina, c’è
finalmente la memoria musulmana che comincia col luogo che ricorda il viaggio
mistico del profeta, consacrato poi colla costruzione della Grande Moschea,
divenuta il terzo santuario dell’islam. E’ una memoria disputata dalla memoria
ebraica che vi vede il tempio, il luogo della sua preghiera e della sua fede.
Due memorie che sono oggi sorgente di un grande conflitto politico-religioso,
invece di essere il luogo dove s’incontra Dio, o dove l’uomo credente diventa
segno della terra promessa, luogo di adorazione e di preghiera.
Con queste varie memorie religiose, c’è
in Palestina, la presenza fisica d’un popolo che ha assistito al passagio delle
varie conquiste lungo i secoli, e vive oggi in una terra che è la sua patria,
la sua casa, ed il posto del riposo dei suoi antennati.
3. E ci domandiamo di
nuovo : Questo uomo israeliano e palestinese può essere oggi la terra
promessa in cui s’incontra l’amore di Dio nelle profondità dell’anima umana,
sia palestinese o israeliana, sia ebrea, christiana o musulmana ?
E’ una grave questione
per i credenti sinceri e authentici. Una grave questione che pesa e influisce
sui attegiamenti puramente politici. Il credente sincero e authentico, ha detto
Gesù, è quello che non ha più bisogno di adorare Dio in un solo luogo, che è
Gerusalemme o nella terra promessa, ma dovunque nel mondo.
Questo non vuol dire
cancellare il valore del luogo santo come luogo di pellegrinaggio. La
differenza, prima e dopo questa affermazione di Gesù è la seguente :
prima, Gerusalemme era il luogo
esclusivo ed il tempio era unico, non ripetibile. Dopo, il luogo di
pellegrinaggio rimane col suo valore e colla sua grazia d’incontrarvi Dio, ma
non è più esclusivo nè obbligatorio. Si può adorare Dio dovunque.
Secondo aspetto, la non
esclusività del luogo santo vuol dire che non esige più una presenza umana
politica per proteggerlo, per render possibile al credente l’adorazione di Dio.
Il luogo santo è ormai un luogo di pellegrinaggio, a nome di cui non esige
diritti politici di dominazione, ma garanzie di accesso libero, di libertà
religiosa, garanzie speciali perchè il luogo santo oggi e domani rimanga
accessibile. Questo vale per i christiani. Ma per i musulmani e per gli ebrei, il
carateere sacro del luogo, specialmente, un luogo fondatore, o considerato come
tale, è un titolo di dominazione politica.
4. Di nuovo l’uomo
israeliano e palestinese puo in queste condizioni oggi essere la terra promessa
in cui Dio si rivela ?
Fino a oggi, il rapporto
tra i due popoli é stato quello di Caino e Abele, dunque la condizione del dopo
paradiso, in cui il fratello non vedendo Dio, o malgrado le sue pretese di
veder Dio, uccide il suo fratello. L’israeliano ha visto fino a oggi nel
paletinese il nemico, l’odio e il voler ammazzarlo. Il palestinese ha visto
nell’israeliano lo stesso, nemico, odio, ammazzatore, usurpatore della terra,
nuovo venuto che l’ha privato della sua terra e della sua libertà. Fino a oggi è questo
il rapporto tra i due popoli.
Altri voci, oltre quelle
ufficiali, si alzano oggi per dire delle cose nuove e dare delle speranze
nuove: Palestinesi e Israeliani s’incontrano in margine ai incontri ufficiali.
Nuove formazioni politiche stanno formadosi per presentare una alternativa a
quella presente della guerra e del ciclo della violenza. Questi si
domandano : in che cosa consiste il conflitto, et qual’è la causa della
violenza da parte palestinese, e a che fine conduce la violenza da parte
israeliana, e vedono, in principio almeno, che ormai, per sopravivere, tutti i
due hanno bisogno l’uno dell’altro, e non possono più andare avanti a
ammazzarsi.
Sono incontri piu
genuini, più sinceri in cui le due parti provano di vedere i diritti dei altri.
Questi nutrono la speranza di essere loro stessi terra promesse, e di fare
dell’uomo in questa terra tre volte santa la vera terra promessa, cioè fattore
di giustizia, di pace e di riconciliazione, e dunque di Redenzione.
Difatti, il luogo se è
santo è per l’uomo che è santo, ed è l’uomo che ne vive la santità deposita da
Dio in esso. Perciò più importante del luogo, della terra stessa, è la persona
umana. L’uomo è il vero santuario di Dio, la vera terra promessa dove Dio si
rivela e si adora.
5. Il ruolo dei capi
religiosi è importante, perchè la religione in Oriente è un fattore importante
e decisivo. Il conflitto è politico, sì. Ma la religione lo circonda, e
tutta la terra disputata ha l’identità e la missione d’una
terra promessa in cui si fa la Redenzione dell’umanità.
Ci sono oggi in Israele
e Palestina incontri interreligiosi. Tra questi, ricordo la nuova
iniziativa d’Alessandria, promossa
dall’arcivescovo di Canterbury, nel Gennaio 2002. Per la prima volta capi
religiosi ebrei, musulmani e christiani si sono incontrati. Alcuni di loro
avevano una qualità politica, da parte israeliana, il Rabbino Melchior, vice
ministro degli Affari Esteri, e da parte palesitnese, il shekh Talal Sidr,
ministro dell’Autorità Palestinese. Di più, le autorità israeliane e
palestinese erano d’ accordo e hanno espresso il loro appoggio
all’iniziativa ; il presidente Mubarak d’Egitto ha anche dato il suo
appogio, accogliendo il primo incontro in Alessandria. Altri incontri hanno
avuto luogo a Gerusalemme. Un prossimo incontro avrà luogo a Londra. Sono capi
religiosi che provano di domandarvi la questione : per me credente,ebreo,
christiano e musulmano : in che cosa consiste il conflitto, e davanti a
Dio, cosa deve essere il mio attegiamento e che cosa devo dire ai
credenti ?
Si può ricordare qui un
altra iniziativa, un movimento dei Rabbi per i diritti umani, che provano anche
loro dal loro punto di vista religioso riflettere sul conflitto.
I capi christiani,
abbiamo avuto delle reazioni ogni volta che la situazione diventava più
opprimente, come in Aprile dopo Pasqua, e durante la crisi della Basilica della
Natività. Siamo tredici capi di Chiese a Gerusalemme, Cattoliche, Ortodosse e
Protestante. Proviamo di riflettere insieme sulla situazione, e di parlare
insieme. La complicazione della situazione rende a volte la parola difficile.
Una ultima iniziativa fù la visita al Sheikh Yasin a Gaza, direttore spirituale
di Hamas. Eravamo una delegazione di tre vescovi, il vescovo anglicano, Riyah
Abu-l Assal, il vescovo luterano, Mounib Younan e me stesso. La visita era
l’inizio di una mossa più grande presso ogni forza che aveva una influenza
sulla situazione, come presso le autorità, sia palestnesi che israeliane.
6. Conclusione
L’uomo in Israele e
Palestina può essere terra promessa ? Lo speriamo. Segni umani ci sono. E
poi, Dio è il fondamento di ogni speranza. La situazione oggi di vita nei
territori palesitnesi è molto difficile, quasi inumana, con l’assedio imposto
alle città palestinesi e di più il copri fuoco che impedisce di uscire fuori la
casa. Nella regione di Betlemme questa misura del coprifuoco fu tolta giorni
fa.
Dio ha creato l’uomo a
sua immagine, il Palestinese come l’Israeliano. Lui ha fatto della terra del
presente conflitto una terra promessa per preparare la venuta del Messia
salvatore. Speriamo dunque, in questi giorni scuri e difficili, che nella terra
della Redenzione, l’uomo palestinese i israeliano diventerà terra
promessa ; e Israeliani e Palestinesi comincieranno a vedere l’uno
nell’altro, non più il nemico da odiare e ammazzare, ma il fratello e
l’interlocutore con cui bisogna costruire insieme la nuova società israeliana e
palestinese.
Assisi, la Citadella,
24.8.2002