INTRODUZIONE 

Un Patriarca Arabo e Palestinese 

 La nomina del primo Patriarca palestinese alla sede del Patriarcato Latino di Gerusalemme, soprattutto all'inizio dell'INTIFADA palestinese, era interpretato come presa di posizione del Vaticano e appoggio al popolo palestinese nella sua lotta per la liberazione dell'occupazione Israeliana della terra palestinese. 

 In questo breve lavoro, non voglio fare  politica, perché questo problema è già molto complicato, ma voglio vedere quale è il ruolo che la chiesa, è soprattutto un Patriarca come pastore di questa chiesa, può giocare nel risolvere i conflitti politici tra i popoli ? 

 Ci limiteremo nello studio del pensiero del Patriarca Michel Sabbah, per non perdersi in questo soggetto cosi vasto. E parleremo soltanto della sua visione a proposito della soluzione del conflitto in generale, ma soprattutto del problema di Gerusalemme in particolare. 

Dall'inizio per la pace: 

 Nato a Nazareth nel 1933, ordinato sacerdote a Beit Jala il 1955, ha lavorato sempre nella diocesi del Patriarcato latino di Gerusalemme in Palestina e in Giordania, Michel Sabbah, ha vissuto il dramma del suo popolo dall'inizio e diventato molto sensibile alla sofferenza di questo popolo, e diventando Patriarca il 6 gennaio 1988, ha preso come divisa del suo viscovato "IN PULCHRITUDINE PACIS", un versetto preso dal profeta Isaia "e la pace sarà il frutto della giustizia, e il mio popolo vivrà nella bellezza della pace". 

Non da solo ma con gli altri 
 Il patriarca è diventato la porta voce del popolo palestinese in tutto il mondo, ma anche una voce chi invita gli israeliani alla pace dicendo loro che la pace è per il loro bene alla fine del conto " i confine sicuri sono i cuori sicuri". Ma non lavora do solo, ha potuto sensibilizzare tutta la chiesa universale e locale: 

 I richiami dei Sommi Pontifici 
 La chiesa cattolica si è costantemente applicata, dall'inizio del conflitto, a mostrare e a seguire la linea della giustizia e dell'equità tra i due popoli in conflitto. I sommi Pontifici non hanno cessato di richiamare al riconoscimento e all'accoglienza reciproca, nell'uguaglianza dei diritti alla Patria, all'autodecisione, alla sicurezza, alla cessazione della violenza a favore del ricorso al dialogo. 

 I capi delle comunità a Gerusalemme 
 Con i nostri fratelli, i capi delle comunità cristiane nella città santa di Gerusalemme, abbiamo già più di una volta espresso la nostra solidarietà con quelli che soffrono, deplorato il ricorso alla violenza, sotto ogni forma e auspicato il ricorso al dialogo. 

 Con i patriarchi cattolici dell'oriente 
 Il Patriarca presiede il Consiglio dei Patriarchi Cattolici d'Oriente, e con loro non cessa a gridare per la pace e il dialogo con gli ebrei, e già nella loro prima lettera hanno indirizzato questo messaggio: "Vi indirizziamo, voi nostri fratelli ebrei, malgrado il conflitto chi ha insanguinato i nostri popoli dall' inizio di questo secolo...". 

1. La prima lettera pastorale: Il mio programma è la pace 

 E già nella sua  prima lettera pastorale, nella quale ha delineato le lignee generali del suo ministero, ha dedicato il secondo punto della sua riflessione sulla pace, che trovo molto opportuno riassumere le idee principali: 

- Afferma che i cristiani in Terra Santa sono "credenti e cittadini" e devono servire in tutti i campi della vita privata o pubblica, e devono nel contesto del loro paese e società cooperare al dovere civile e nazionale. 

- Parla della situazione della chiesa in mezzo a un paese "divorato da guerre inumane" e dice: "l'aspetto saliente e drammatico della questione è essenzialmente questo: qui c'è un uomo che soffre, qualunque sia la sua posizione nel conflitto". 

- Parla poi del ruolo della chiesa che porta una parte della responsabilità in questa questione della pace. Perché si tratta, infatti, di un problema che interessa l'uomo, i suoi diritti e la sua dignità umiliata ugualmente nella persona del forte e del debole, del vincitore e del vinto. E aggiunge queste parole fortissime: "La chiesa non può tacere ed il credente non si può accontentare de ripiegare su celebrazioni dei riti sacri e sulle osservanze religiose... senza alcun legame con la vita attuale. con le sue sofferenze, le sue aspirazioni e la sua angoscia". 

- Cosa può fare la chiesa di Gerusalemme in questa situazione composta di conflitti, esigenze diverse, sofferenze, tormenti e insicurezza? A queste questioni il Patriarca a cominciato a proporre alcuni di soluzione ispirandosi ai valori di giustizia, all'amore e alla dignità umana, perché una fede autentica non permette al credente di restare spettatore oppure di vivere sugli sforzi degli altri e sulle sue sofferenze, e invita ognuno dei credenti deve contribuire, secondo la sua posizione e le sue possibilità, alla realizzazione della pace fondata sulla verità. la giustizia e l'amore. 

- Il Patriarca dice: "Il ruolo della chiesa consiste nel richiamare pubblicamente e chiaramente i principi superiori, di salvezza e di liberazione, che devono guidare l'uomo e la società: liberazione dell'uomo stesso dai peccati e liberazione da qualsiasi schiavitù esterna. Liberandosi dai legami della sua schiavitù personale, l'uomo si rende forte e capace di liberarsi da altre schiavitù esterne, provenienti dall'individuo o della società. La libertà interna diventa, cosi, misura e garanzia della libertà esterna". 

- Certo, non spetta alla chiesa formare partiti politici o schierarsi per qualche fazione politica. Né è di sua competenza presentare formule politiche per la soluzione del problema esistente. La sua azione è di stare vicino ad ogni uomo, indipendentemente della sua posizione, per offrirgli un messaggio affinché la sua dignità umana rispettata ed i suoi diritti garantiti. E compito della chiesa difendere l'uomo da qualsiasi ingiustizia o aggressione alla sua dignità umana, da qualunque parte provenga. 

- Alla fine il patriarca invita ogni uomo ad essere cosciente della propria dignità e dei propri diritti, e ad assumere la responsabilità del proprio ruolo nella società, in ogni tempo, sia esso di pace o di tensione. 
 Ed alla fine della sua lettera pastorale, il Patriarca di nuovo ribadisce dicendo: "Nel conflitto attuale, che non cessa di ripresentare il dramma di questa Terra, ogni servitore della Parola di Dio, mentre accompagna e sostiene l'uomo nei suoi diritti legittimi, deve mettersi al di sopra del conflitto per apportarvi un messaggio di pace. Il servitore  della Parola non può essere parziale nella giustizia, nella carità e nei diritti legittimi di ogni uomo, senza discriminazione".