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Come tema della mia tesi ho scelto di trattare il problema del rapporto
tra la ragione e la religione nel romanzo filosofico "Hayy ben Yaqdhan"
del filosofo arabo Ibn Thofail.
Si vede sino dall'inizio che siamo davanti ad un argomento molto
noto nella filosofia ma in compagnia di un filosofo meno noto con una opera
che suona stranamente. Infatti, stiamo davanti ad una novità che potrebbe
essere una scoperta per voi come lo era anche per me. Questo era il primo
motivo della mia scelta del filosofo e della sua opera. Volevo scoprire
quella ricchezza della filosofia araba nella sua età d'oro nel medioevo
e di conoscere e far conoscere questi filosofi che erano "un ponte" su
cui la filosofia greca è passata in Occidente.
Ma di che cosa si tratta?
Nell'introduzione della tesi ho posto il problema in questi termini:
Les philosophes disent que l'homme est «un être vivant raisonnable» et
ils ajoutent quelques fois, qu'il est «un être vivant religieux», mais
est-il raisonnable et religieux par nature, ou bien par hérédité, acquisition
et éducation? Est-il religieux par intuition (Fitra: disposition naturelle)
ou suite à un raisonnement spéculatif (Tafkir)? Enfin, peut-il arriver
tout seul à saisir les vérités sublimes sur son existence et sur Dieu à
travers sa raison, sans recourir à l'aide de la révélation et de la religion?
E proprio su queste interrogazioni che Ibn Thofail tenta di rispondere
nel suo romanzo filosofico «Hayy ben Yaqdhan», con una originalità ed una
creatività imparagonabili. L'autore vuole provare che l'uomo dotato di
ragione è capace, da solo, di percorrere un itinerario che lo conduce,
pian piano, a scoprire le verità dell'esistenza le più complesse. Utilizza
uno stile letterario molto interessante immaginando un uomo solitario che
nasce, vive e cresce in un'isola isolata dal mondo separato dalla società
degli uomini che arriva gradualmente per le vie della speculazione e dell'intuizione
ai più alti gradi della conoscenza: della natura, di se stesso, di Dio
fino allo stato dell'estasi. E questo è il secondo motivo del mio lavoro:
di mettere in rilievo questa scoperta di Ibn Thofail della capacità religiosa
naturale dell'uomo.
L'uomo d'oggi continua a porsi le stesse domande e si interroga
sui problemi religiosi e sui conflitti tra la ragione e la religione, l'intelligenza
dell'uomo e la fede, la filosofia e la rivelazione, che è il soggetto del
dibattito nel pensiero moderno e contemporaneo, in particolare musulmano.
Questo è il terzo motivo della mia scelta: di rispondere a queste domande
ed esaminare la possibilità dell'armonia tra la ragione e la religione,
la filosofia e la rivelazione.
E molto logico dunque la divisione del mio lavoro in tre capitoli:
I- Nel primo capitolo dovevo introdurre il filosofo Ibn Thofail e la
sua opera filosofica Hayy ben Yaqdhan: facendo una breve biografia dell'autore
mostrando i motivi della redazione della sua opera, le fonti del romanzo
e la sua originalità e un riassunto analettico e un altro tematico del
trattato.
Per non ripetere quello che ho detto sulla biografia del filosofo né
raccontare il romanzo di nuovo rimando al breve riassunto che ho allegato
alla mia presentazione, e mi limito qui di fare alcune osservazioni che
vedo importanti sul primo capitolo:
1. Nella Biografia del filosofo Ibn Thofail che è nato all'inizio del
XII secolo in Andalusia e morto nel 1185 possiamo notare chiaramente che
fu, come tutti i suoi colleghi arabi, un dotto enciclopedico, medico, matematico
e astronomo, filosofo e poeta. Svolse le funzioni di segretario, visir
e medico del governatore di Granada.
2. Il sevizio e il ruolo il più importante che Ibn Thofail ha
fatto alla filosofia, fu di presentare al Calife, il suo amico, il filosofo
Ibn Ruchd (Averroes) e lo fecce affidare il compito di intraprendere, per
volere del sovrano, un'analisi delle opere d'Aristotele, conosciuti come
i famosi Commentari degli scritti d'Aristotele.
3. Anche se il titolo del romanzo è prestato dal romanzo Riçala
Hayy Ben Yaqdhan d'Ibn Sina (Avvicena) e la sua idea è ispirata da Tadbir
al-motawahhid (il regime del solitario) di Ibn Baggja, il romanzo filosofico
d'Ibn Thofail rimane molto originale nell'invenzione del racconto, nello
stile letterario elegante, nel trattare un cosi importante argomento filosofico
profondo in una maniera immaginativa (offre filosofia raccontando un romanzo
piacevole). Renan, infatti diceva: "De tout les monuments de la philosophie
arabe, c'est peut-etre le seul qui puisse nous offrir plus qu'un intéret
historique".
4. Gli Scolastici latini, per i quali il nome d'Abu Bakr era diventato
Abubacer, non hanno conosciuto questo romanzo, ma l'opera fu tradotta in
varie lingue (in primo luogo in ebraico, nel XIV secolo, da Mosè di Narbona;
in latino nel 1671 da E. Pococke, con il titolo di Philosophus autodidactus;
in inglese nel 1708 da Simon Ockley: The impovement of human reason). Questa
opera è tradotta in più di venti lingue, ed è forse l'opera la più tradotta
dalla letteratura araba dopo il Corano e mille e una notte. Ha anche influenzato
tanti romanzi nella letteratura mondiale, come El Criticon di Baltazar
Gracian nel 1650, Robinson Crusoé di Daniel de Foe nel 1717, e forze Emile
di J.J. Rousseau nel 1762. Infine, possiamo paragonarla, senza dubbio,
con l'Itenerarium mentis ad Deum di San Bonaventura.
5. Varie sono state le opinioni espresse sul significato del racconto
e sull'intimo d'Ibn Thofail, dalla redazione del romanzo poiché è caratteristico
dei simboli di racchiudere significati inesauribili. Ma possiamo esporre
i seguenti: Ibn Thofail vuole, come dice all'inizio del suo romanzo, svelare
i secreti della filosofia illuminativa (al-hikma al-mashriqueia)
di Ibn Sina cioè la filosofia mistica, perciò Renan vede in Hayy un mistico
(çoufi) e per lui il libro «a pour objet de montrer comment les facultés
humaines arrivent, par leurs propres forces, à l'ordre surnaturel et à
l'union avec Dieu". Questa era la concezione di Pococke, quando ha intitulato
la sua traduzione latina: «Philosophus autodidactus, sive Epistola Abi
Jaafar (sic) ebn Tophail de Hai ebn Yokdhan, in qua ostenditur, quomodo
ex Inferiorum contemplatione ad Superiorum notitiam Ratio Humana ascendere
possit». Ed era anche la posizione di Simon Ockley, professore di lingua
araba all'università di Cambrige e traduttore del romanzo in inglese che
ci da un riassunto nel titolo: «The improvement of human reason... in which
is demonstrated by what methods one may, by the mere light of nature, attain
the knowledge of things natural and supernatural; more particularly the
knowledge of God».
Invece altri come Léon Gauthier parlano del rapporto della filosofia
con la religone «C'est cette grave question, l'accord de la religion et
de la philosophie, qui fait l'objet essentiel du Hayy ben Yaqdhan d'Ibn
Thofail». El-Marrakochi ci dice anche che «Ibn Thofail avait un ardent
désir de concilier la philosophie (Al-hikma) et la Loi révélée (Al-shari'a)".
6. Ho allegato alla fine del primo capitolo due schemi dimostrativi
che aiutano la comprensione del romanzo: il primo dimostra il simbolismo
dei personaggi, dei luoghi e degli eventi nel romanzo; il secondo chiarifica
l'itinerario dello sviluppo di Hayy nell'età e nella conoscenza diviso
in sette tappe di sette anni ognuna, a cominciare dall'infanzia, verso
l'età della ragione pratica, l'adolescenza, l'età delle domande metafisiche,
l'età della ricerca delle prove, l'età soprannaturale e spirituale fino
all'età della visione beatifica di Dio e dell'unione mistica con Lui. (pp.
37-38).
II- Con questo ultimo schema arriviamo al nucleo del mio lavoro
nel secondo capitolo che parla dello sviluppo conoscitivo di Hayy e dell'itinerario
della ragione verso la conoscenza della natura, di se stesso e dell'anima,
dell'esistenza di Dio e infine, alla visione e l'unione con Dio, e cosi
questo solitario passa dallo stato naturale a quello soggettivo, e dallo
stato metafisico a quello mistico e diventa un filosofo ed un mistico
sulla guida della ragione pura con l'aiuto dell'illuminazione intuitiva.
Ma prima di salire su questa scala conoscitiva gradualmente, ho
esposto nella prima parte di questo capitolo la teoria della conoscenza
di Ibn Thofail che potrebbe essere caratterizzata come un processo epistemologico
che si basa nella prima fase della vita di Hayy sull'atteggiamento empirico
e esperimentale, e qui troviamo l'importanza dei cinque sensi dell'uomo
per il raccoglimento dei dati, attraverso l'osservazione, l'esperienza
e la deliberazione (Hayy è un naturalista)… Nella seconda fase comincia
la funzione della ragione dotata dall'intelligenza data da Dio (Al-fitra),
e qui troviamo la capacita della speculazione, del ragionamento, del paragono,
dell'analisi fino all'astrazione per arrivare a delle conclusioni (Hayy
è un filosofo)… L'ultima fase della conoscenza è l'intuizione o l'illuminazione
perché l'uomo è dotato non soltanto della ragione ma anche dell'anima spirituale
(Hayy è un mistico)… Fino qui la sua conoscenza è naturale e la sua religiosità
è anche naturale, razionale e intuitiva, ma Ibn Thofail non nega la possibilità
della conoscenza attraverso la rivelazione come succede nella religione
rivelata perché non tutti gli uomini hanno le stesse capacità, e la maggior
parte ha bisogno dell'aiuto divino come la gente della seconda isola di
Salaman.
Adesso possiamo salire la scala della conoscenza di quattro gradi:
I. Il primo grado è la conoscenza della natura: nato e cresciuto
in ambiente selvaggio Hayy è come "l'homme de la nature" di Rousseau, diventa
alunno "alla scuola della natura e della vita" e scopre tutto con le sue
capacità naturali.
Questo processo conoscitivo naturale si fa all'inizio attraverso l'imitazione
che è un istinto iscritto nella natura umana, poi passa dall'osservazione
al paragono e dalla riflessione all'azione, e davanti all'esperienza della
morte della gazzella passa all'esperimento, ed vivendo la solitudine inizia
la meditazione, lo stupore e l'esame dei segreti della natura e del suo
corpo. In questa fase passa dalla dipendenza all'indipendenza provvedendo
alle sue necessità e cresce fisicamente ma soprattutto intellettualmente
e emotivamente e varca la soglia del naturalismo verso una conoscenza più
alta.
2. Nel secondo grado, Hayy procede all' auto-conoscenza, scoprendo
la forza vitale del suo corpo, cioè l'anima, che è immateriale, spirituale
ed immortale.
Hayy si interroga sulla sua identità e vuole conoscere se stesso, perché
scopre che è unico nella natura e differente da tutte gli altre creature,
e cosi cera di trovare il principio della sua personalità, e la forza vitale
animatrice di tutte le cose. Comincia questa indagine dopo la morte della
sua madre-gazzella e arriva alla conclusione che questo principio che animava
la sua madre non è corporeo ma spirituale e lo chiama lo spirito animale
e tira le prove all'esistenza dell'anima dell'osservazione della differenza
tra le cose materiali inanimati e gli altri materiali animate che hanno
funzioni di vita come la nutrizione e la riproduzione; la seconda prova
viene di questa ascesa verso l'Essere Necessario che è Dio. Poi Hayy scopre
le facoltà dell'anima: vegetative sensitive e razionale. E arriva all'unicità
dell'anima e alla sua immortalità e quando parla del destino degli anime
classifica tre categorie: condannati, privati della visione intuitiva e
quelli che godano della felicità eterna; ed il criterio di questa classificazione
è il grado della loro conoscenza dell'Essere Necessario. Quanto ai corpo
periscono ma gli anime sussistano.
Et come definizione dell'anima secondo Ibn Thofail possiamo dire: l'anima
è questa potenza immateriale interiore ai corpi che fornisce funzioni particolari
di vita come i movimenti, sensibilità ed intelligenza. L'anima è dunque
la struttura vitale inerente ai corpi viventi. Con una parola: l'anima
è la forma del corpo.
3. Nel terzo grado fa la conoscenza di Dio come Essere Necessario
e Primo Principio Unico e trova le prove alla sua esistenza e mostra i
suoi attributi.
Quando Hayy finisce questo sguardo verso se stesso guarda verso
l'alto, e nel terzo grado cerca di salire fino al principio primo di tutto:
Dio, e trova le prove alla sua esistenza 1) Una prova cosmologica fondata
sulla generazione e la corruzione degli esseri nel mondo fenomenologico
e il bisogno di un produttore non contingente che sia Causa Efficiente,
dunque un Essere Assoluto Necessario deve esistere; 2) La causalità è una
prova basata sull'esistenza di un connessione necessaria tra le cause e
gli effetti; 3) Una prova basata sull'argomento della creazione o l'eternità
del mondo: il mondo materiale esige un Autore immateriale incorporeo; 4)
Una prova basata sull'intuizione e l'elevazione mistica che è considerata
da Ibn Thofail come la più sicura e superiore agli altre prove. Quando
Ibn Thofail parla degli attributi di Dio utilizza la via negativa (via
negationis) escludendo di Lui tutte le qualità fisiche: l'incorporeità,
l'indivisibilità, l'incorruttibilità; e la via positiva (via affirmationis):
la conoscenza, la sapienza, l'unità, la misericordia, la perfezione, la
generosità, la potenza, l'esistenza, lo splendore e la bellezza…
4. Finalmente nel quarto grado cera di godere della visione beatifica
di Dio e di unirsi con Lui attraverso un sistema mistico molto interessante
ed arriva allo stato dell'estasi.
Quando Hayy arriva a questa conoscenza di Dio non poteva nel quarto
grado che tentare ad elevarsi per unirsi con Lui e godere della sua visione
beatifica. Ma come fare? Qui, Ibn Thofail fa entrare Hayy in una esperienza
mistica interessante attraverso le capacità della sua anima ma anche con
un processo analogico di triplice assimilazione ed imitazione (Taschabbuh
wa-mumathalat): 1) agli animali stabilendo un regine alimentario molto
severo; 2) ai corpi celesti curando tutte le creature e imitando la loro
bellezza e purezza; 3) all'Essere Necessario imitando i suoi attributi
negativi e positivi eliminando il movimento e la corporeità concentrando
le sue preoccupazioni alle riflessioni sull'Essere Necessario senza associare
nulla altro con Lui. E cosi arriva allo stato dell'estasi e dell'inconsapevolezza
(al-fana = perdere coscienza per unirsi con Dio) e alla visione beatifica,
ed è arrivato al grado più alto di felicità, di gioia, d'appagamento e
d'allegrezza, dall'intuizione dell'essenza del Vero, dell'Uno, del Glorioso.
Cosi, dopo questo viaggio conoscitivo interessante, il nostro
eroe Hayy arriva alla più alto grado di perfezione e di maturità umana
metafisica e mistica.
III. Ed io arrivo al mio terzo ed ultimo capitolo che tratta il
problema del rapporto tra la ragione e la religione, e l'ho fatto perché
intervengono nell'ultima parte del romanzo elementi nuovi, cioè l'arrivo
d'Açal nell'isola di Hayy e la visita fatta di questi due all'isola
e al popolo del re Salaman. Ho trattato questo argomento in due aspetti:
1. Analizzando questo incontro che è il simbolo dell'incontro
della ragione e della rivelazione: qui scopriamo l'accordo tra quello che
credeva Açal attraverso la rivelazione e quello che ha scoperto Hayy da
solo attraverso la ragione; invece la visita di Hayy all'isola del popolo
re Salaman, simbolo dell'incontro della filosofia e della religione rivelata,
mostra l'incapacità del volgare e anche dell'élite a capire ed accettare
la predicazione razionale di Hayy perché sono preoccupati nelle cose del
mondo: soldi, potere, piacere; e sono soddisfatti con l'apparenza della
religione: riti, parabole, simboli. Et cosi Hayy si convince della distinzione
tra i filosofi capaci con la forza della ragione ad arrivare alle verità
più alte senza il bisogno della rivelazione, e tra il volgare, incapace
di ragionare che ha bisogno della rivelazione
2. E poi che questo conflitto tra la ragione e la religione era
e rimane molto vivo nel pensiero islamico, il famoso conflito tra i filosofi
(al-falaçifa) ed i teologi (al-mutakallimun), ho voluto nel secondo punto
presentare alcuni figure di questo dibattito: ho presentato nel primo luogo
un razionalista puro, Al-Razi, considerato "Voltaire des arabes", la figura
più accanita contro la rivelazione, la profezia e critica la religione,
che diceva: non c'è bisogno della rivelazione perché l'uomo è capace di
conoscere tutto attraverso la ragione. L'estremo opposto era Al-Ghazali,
un vero teologo che con il suo Tahafut al-falaçifa (l'incoerenza o la distruzione
dei filosofi) confuta venti delle tesi dei filosofi e gli considera come
"infedeli", e combatta soprattutto la filosofia d'Aritotele, dicendo che
non abbiamo bisogno di un'altra logica che la legge dell'Islam.
E contro Al-Ghazali che Ibn Rushd (Averroes) scrive il suo famoso Tahafut
al-tahafut (Incoerenza dell'incoerenza) e dà una risposta decisiva nel
suo Façl al-maqal (il discorso decisivo) sull'armonia della filosofia e
della religione, dicendo chiaramente che lo scopo della religione è la
verità, e lo scopo della filosofia è la verità, dunque la verità non può
contraddire la verità, ma il problema sta nell'interpretazione del senso
ovvio (Zaher) e nascosto (Batin) del testo sacro, che differisce secondo
i classi degli uomini: i filosofi, i teologi ed il volgare. E qui incontriamo
il nostro filosofo Ibn Thofail con la sua via media, e lo troviamo quasi
d'accordo con il suo successore Ibn Rushd perché è confidente nel suo solitario
Philosophus autodidactus e nella capacità della sua intelligenza alla riconciliazione
tra la ragione e la rivelazione, perché si chiama veramente: Hayy Ben Yaqdhan,
cioè, Vivens filius Vigilantis
Nella conclusione ho esposto i risultati della mia tesi mostrando
l'attualità del soggetto, e poi che non c'è bisogno di ripeterli mi limito
qui a due:
1) Come risposta alla domanda "l'homme est-il religieux par nature?",
possiamo dire senza dubbio con Ibn Thofail : Si, perché l'uomo e dotato
di ragione ed ha l'intelligenza per scoprire tutto ed afferrare le verità
le più sublimi; ed avendo l'anima spirituale anela verso il soprannaturale
e vuole unirsi con Dio; e con questo indole naturale che, abbiamo
chiamato al-fitra, possiamo affermare che l'uomo è "Capax Dei" naturalmente,
razionalmente e filosoficamente anche senza l'aiuto della rivelazione,
anzi, ha una capacità superiore secondo Ibn Thofail.
2) Per quello che riguarda l'attualità di Ibn Thofail e del suo
romanzo filosofico, vedo chiaramente che era un pioniere (Raed) in questo
campo perché ha dato una risposta razionale senza razionalismo che potrebbe
essere anch'oggi valida come risposta ad ogni razionalismo ateista moderno
nell'Occidente, come anche ad ogni teismo chiuso nella rivelazione e nella
religione in Oriente come vediamo nell'Islamismo fondamentalista nel mondo
arabo e musulmano. Posso dire senza paura che abbiamo bisogno oggi di Ibn
Thofail e di un nuovo Hayy Ben Yaqdhan, ma ognuno di noi può essere un
altro Hayy!
Finisco la mia presentazione con la stessa umiltà di Ibn Thofail che
dice alla fine del suo romanzo che non è possibile svelare tutta la verità
perché i suoi segreti sono coperti da un velo leggero che non possiamo
oltrepassare a causa della sua sublimità.
Appendice
E mi permetto di fare adesso "un riassunto del riassunto" per far conoscere
Ibn Thofail e il suo philosophus autodidactus Hayy ben Yaqdhan Vivens filius
Vigilantes, il che faciliterà la comprensione di quello che ho detto nella
mia presentazione:
1. Breve biografia d'Ibn Tofayl:
Abu Bakr Mohammad ibn 'Abd al-Malik ibn Thofail era nato a Cadice
(Wadi-Ash), nella provincia di Granada, agli inizi del nostro XII secolo.
Fu, come tutti i suoi collegi, un dotto enciclopedico, medico, matematico
e astronomo, filosofo e poeta. Svolse le funzioni di segretario presso
il governatore di Granada, passò quindi in Marocco dove divenne amico intimo,
visir e medico del secondo sovrano della dinastia degli Almohadi, Abu Ya'cub
Yusof (1164-1184) chi regnava sulla Spania musulmana e sull'Africa del
Nord.
Soltanto pochi altri particolari della sua vita esteriore ci sono
noti. Si sa tuttavia che egli ha presentato al "sovrano dei due contenenti"
il suo amico, il filosofo Ibn Ruchd (Averroes) e lo fecce affidare il compito
di intraprendere , per volere del sovrano, un'analisi delle opere d'Aristotele,
conosciuti come i famosi Commentari degli scritti d'Aristotele.
In 1182 , a causa della sua età, si resignò delle funzioni di
medico del Callife, e il suo amico Ibn Ruchd lo succedo in questo incarico,
ma ha conservato quella di visir, e continuò ad esercitarla dopo la morte
di Ya'coub Yusof (1184), sotto il suo figlio successore Abu Yusof Ya'cub.
Ibn Tofayl morì in Marocco nel 1185.
Gli Scolastici latini, per i quali il nome d'Abu Bakr era diventato
Abubacer, l'hanno soltanto conosciuto attraverso una critica fattagli da
Averroès (De anima V), il quale rimproverava ad Ibn Tofayl di identificare
l'intelletto possibile dell'uomo con l'immaginazione. Secondo Ibn Thofail,
infatti, l'immaginazione, adeguatamente esercitata, è in grado di ricevere
gli intelligibili, senza che sia necessario supporre un altro intelletto.
2. La sua opera principale: Hayy Ben Yaqdhan
Troviamo menzionati sul nome d'Ibn Thofail tanti scritti su diverse
materie: poesia, medicina, astronomia, filosofia, ma non ci è rimasto niente
d'importante. Nel ambito della filosofia, alcuni attribuiscono a lui un
trattato sull'anima. Dunque, soltanto e soprattutto ci è rimasto il suo
"romanzo filosofico immaginario" intitolato Hayy Ben Yaqdhan (Vivens filius
Vigilantis), ignoto agli Scolastici latini. L'opera fu tradotta in varie
lingue (in primo luogo in ebraico, nel XIV secolo, da Mosè di Narbona;
in latino nel XVII secolo da E. Pococke, con il titolo di Philosophus autodidactus).
Questa opera è tradotta in più di venti lingue.
Due isole
Gli elementi essenziali nella scenografia del suo romanzo filosofico,
o meglio del suo "racconto iniziatico", sono due isole. Su una di queste
isole l'autore fa vivere una società umana, con le sue leggi e le sue convenzioni;
sull'altra vive invece un solitario, un uomo cioè che ha raggiunto la piena
maturità spirituale senza l'aiuto di nessun maestro umano e al di fuori
d'ogni ambiente sociale. Gli uomini che formano la società della prima
isola vivono subordinati ad una Legge che è del tutto esteriore rispetto
a loro, una religione che si esprime al livello del mondo sensibile. Fra
loro tutta via due uomini che si distinguono; essi si chiamano Salaman
e Açal. Questi due uomini si elevano dunque ad un livello di conoscenza
superiore. Salaman, spirito pratico e "sociale", accetta la religione popolare
e si dispone a governare il popolo. Ma Açal, natura contemplativa e mistica,
non riesce a adattarsi. Esiliato nel suo stesso paese, Açal decide di emigrare
nell'altra isola che egli crede deserta, al fine di potersi dedicare alla
vita speculativa e agli esercizi spirituali.
Nascita e crescita di Hayy
In realtà quest'isola disabitata è "popolata" da un solitario,
Hayy Ben Yaqdhan. Egli vi è apparso in modo misterioso: o per generazione
spontanea da una materia resa spiritualmente attiva dall'Intelligenza agente,
o perché, abbandonato neonato sulle acque, è approdato miracolosamente
a quell'isola. Il piccolo viene soccorso da una gazzella che, esempio vivente
della simpatia che unisce tutti gli essere viventi, lo nutre e lo alleva.
La scoperta del mondo naturale e spirituale
Ha inizio allora una misteriosa pedagogia che, senza maestro
umano visibile, scandita in settimane d'anni, di settenario in settenario,
conduce Hayy Ben Yaqdhan alla maturità del perfetto filosofo (la storia
è stata qui condensata al massimo). Ibn Thofail descrive come il solitario
acquisisce le prime nozioni di fisica; apprende a distinguere la materia
dalla forma; partendo dalla nozione di corpo, si eleva fino alla soglia
del mondo spirituale; riflette, contemplando le Sfere, sull'eternità del
mondo; scopre la necessità del Demiurgo; meditando sulla natura e sugli
stati del proprio intelletto prende coscienza della vera inesauribile essenza
dell'uomo e di ciò che è per lui fonte di sofferenza o di felicità; si
sforza, per rendersi simile a Dio, di non lasciare sussistere altro che
il pensiero; poi, di deduzione in deduzione, raggiunge lo stato ineffabile
in cui percepisce la Teofania universale. Il solitario vede l'apparizione
divina risplende nelle Intelligenze delle più alte Sfere, per poi indebolirsi
gradatamente fino al mondo sublunare; infine calandosi nel fondo d'essenze
individuali simili alla sua, delle quali alcune sono circonfuse di luce
e di purezza, altre sono immerse nelle Tenebre e nei tormenti.
L'incontro con Açal
Al termine di questa visione estatica, dopo che sette settenari,
cioè sette volte sette anni, sono trascorsi, Açal lo raggiunge sull'isola.
Il primo approccio è difficile. Vi sono delle diffidenze reciproche. Ma
poi Açal riesce ad imparare la lingua di Hayy ed insegnarlo la lingua degli
uomini, ed ecco che essi fanno insieme una straordinaria scoperta: Açal
si accorge che tutto quello che nell'isola degli uomini gli era insegnato
in materia di religione, Hayy, il filosofo solitario, con la sola guida
dell'Intelligenza agente, lo aveva già conosciuto, ma in forma più pura.
Açal scopre che cosa è un simbolo e che la religione è il simbolo di una
verità e di una realtà inaccessibile agli uomini si non attraverso questo
velo, poiché la visione interiore degli uomini è paralizzata sia dal fatto
che la loro attenzione è rivolta esclusivamente al mondo sensibile, sia
dalle loro abitudini sociali.
Hayy nell'isola d'Açal
Ma venendo a sapere che sull'isola di fronte vi sono uomini che
vivono nella cecità spirituale, Hayy sente il nobile impulso di far loro
conoscere la verità. Açal accetta di accompagnarvelo, sia pure a malincuore.
I due solitari, per mezzo di un battello approdato per caso sulla riva
della loro isola, vanno dunque nell'isola un tempo abitata da Abbassa.
Dapprima essi vi sono accolti con grandi onori, ma man mano che procede
la loro predicazione filosofica, si accorgono che all'amicizia si sostituisce
pian piano la freddezza, poi un'ostilità crescente; a tal punto gli uomini
sono incapaci di comprendere. In compenso, i due amici capiscono che la
società umana è incurabile; e ritornano nella loro isola. Sanno ormai per
esperienza che la perfezione, e perciò la felicità, non può essere raggiunta
se non da un numero ristretto di persone: coloro che hanno la forza di
rinunciare.
Il significato del racconto
Varie sono state le opinioni espresse sul significato del racconto
e sull'intimo d'Ibn Thofail, poiché è caratteristico dei simboli di racchiudere
significati inesauribili. Ogni episodio esteriore deve essere interpretato
sul piano spirituale. Si tratta dell'autobiografia spirituale del filosofo,
e l'intento d'Ibn Thofail concorda con quello d'Avicenna e di tutti i suoi
confratelli. La pedagogia che conduce alla piena conoscenza delle cose
non è opera di un maestro umano esteriore. Essa è l'illuminazione dell'Intelligenza
agente, ma quest'ultima non illumina il filosofo se non a patto che egli
rinunci a tutte le sue ambizioni profane e mondane e viva, in mezzo al
mondo, la vita del solitario. Solitario, poiché il senso ultimo del racconto
d'Ibn Thofail sembra essere il seguente: il filosofo può capire l'uomo
religioso, ma non è altrettanto verso l'inverso; l'uomo religioso non può
capire il filosofo.
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