Omelia di Pasqua

23/4/2000

             1. Offriamo questa mattina la nostra Eucaristia, come sacrificio di lode a Dio Onnipotente, nel giorno glorioso della Resurrezione, nello stesso luogo dove è avvenuto  il mistero. Ringraziamo Dio e gli domandiamo di riempirci della forza e della luce della Resurrezione,  sorgente di gioia e di speranza.

 Celebriamo inoltre la Pasqua nella città santa della Redenzione in quest’anno 2000, anno del Gran Giubileo, che speriamo sia l’inizio di un nuovo periodo nella storia umana, nella storia di questa Terra Santa, nella vita di tutti i credenti come nella vita delle nostre Chiese.

Poche settimane fa, il Santo Padre Giovanni Paolo II, ha adorato qui, e pregato davanti il Sepolcro vuoto ed il mistero che esso ha proclamato lungo i secoli e testimonia ancora oggi. Qui ha meditato sul mistero del Verbo Incarnato, fatto uomo, che per noi e per la nostra salvezza, soffrì la sua Passione sotto Ponzio Pilato, morì, fu sepolto e il terzo giorno ritornò alla vita.

            Qui, davanti al Calvario e alla Tomba gloriosa, anche noi adoriamo e rinnoviamo la nostra fede nel Signore Risorto; rinnoviamo la nostra fede nello Spirito che ci accompagna e “ci da il potere di vincere le nostre divisioni, di costruire insieme, e di vivere insieme la riconciliazione, l’unità e la pace”.  E qui sentiamo il Signore dire ai suoi discepoli e anche a noi: “Non abbiate paura, abbiate coraggio, ho vinto il mondo”(Gv 16,23)”. (Omelia di Giovanni Paolo II).  Se Lui, il Cristo Risorto ha vinto il male, anche noi possiamo vincerlo.

Noi cristiani che adoriamo oggi questo mistero, e tutti gli  abitanti di questa Terra Santa, tutti i credenti ebrei, cristiani, musulmani e drusi, possiamo vincere lo spirito del male in questa terra della Rivelazione. Ed è per questo, per vincere il mistero del male, che Dio, nell’insondabile suo mistero, ha voluto che rimaniamo e viviamo oggi insieme in questa terra della Rivelazione.

            2. Qui, in questa terra della Resurrezione, siamo chiamati a vincere sulla penosa via della giustizia e della pace. Tutti i credenti, e specialmente i capi religiosi, hanno un ruolo che non può essere ispirato che  dalla visione di Dio che ama tutte le sue creature.  E’ solamente  in questa visione che possiamo avanzare e cominciare un dialogo interreligioso, che sia attento alle sofferenze di ogni uomo, il palestinese e l’ebreo; attento verso l’ebreo e attento a tutte le forme di ingiustizie di cui soffre ancora il palestinese: i rifugiati, i prigionieri politici, la limitazione della libertà, la violazione dei diritti dell’uomo.  E’ nell’ ascolto di questa sofferenza comune che i credenti, e specialmente i capi religiosi, possono purificare la loro fede e viverla secondo la volontà dell’Altissimo. Ed è così che i capi religiosi possono guidare la coscienza dei capi politici ed educare la coscienza dell’opinione pubblica alla ricerca della giustizia e della pace.

 3. La Resurrezione nell’anno 2000 del Gran Giubileo deve guidare noi cristiani  verso la liberazione del peso dei secoli passati e delle divisioni ereditate. Ma malgrado questo peso delle divisioni, che tuttora durano, crediamo in un avvenire migliore per la nostra fede e le nostre Chiese. Con Cristo risuscitato, possiamo anche noi vincere. Perché crediamo in Dio, e non nelle istituzioni umane. La nostra fede non è una difesa delle istituzioni, ma un annuncio dell’amore di Gesù crocifisso e risorto.

Abbiamo concluso due mesi fa il nostro Sinodo ed è stata  questa  l’occasione per cominciare un nuovo periodo nella vita delle nostre Chiese. Perciò accogliamo insieme la vocazione per la quale Dio ci chiama a essere cristiani qui,  in questa Terra Santa, e per  esservi suoi testimoni. In questo giorno della Resurrezione, ripetiamo ai nostri fedeli le parole di Cristo: Abbiate fiducia, perché ho vinto il male. Accettate dunque la vostra vita difficile. Intanto perché la vita non è difficile solamente per noi;  è difficile per tutto il popolo. E poi la nostra presenza qui risponde a una vocazione di Dio: dunque è nel rinnovare e nel vivere la nostra fede che possiamo vincere il male in noi e attorno a noi.

 4. Il Santo Padre ci disse nella sua Omelia, qui: “All’alba del Terzo Millennio, i cristiani possono e devono guardare all’avvenire con fiducia in Colui che è risorto per fare nuove tutte le cose” (cf. Ap 21,5). Domandiamo al Signore Risorto di darci il coraggio di “cercare le cose di lassù, dove è Cristo” (Col 3,1),  come ci  dice San Paolo nella seconda lettura di questo giorno, affinché portiamo in noi e nella nostra società la gioia e la speranza della Resurrezione. Amen.

                                      +Michel Sabbah, 

                                                             Patriarca Latino di Gerusalemme