Discorso per il conferimento del

 PREMIO DELLA PACE GIORGIO LA PIRA

Pistoia, 28 novembre 1999

Alla base della visione umana, dell'impegno politico, dell'azione diplomatica di Giorgio La Pira c'è una profonda fede religiosa, una cultura religiosa e una vocazione religiosa da cui discendono la cognizione del vero senso della storia, ovvero del tempo in cui si colloca la missione di ciascun essere - creatura di Dio - nella scoperta, riconoscimento e consapevolezza del disegno che Dio gli ha affidato, che è poi la testimonianza del suo nome, l'Emanuele, cioè del suo essere con noi, con l'uomo, in una fedeltà che è per tutte le generazioni.

Giorgio La Pira dunque è testimone e confessore della Gloria di Dio, gloria che si manifesta nella pace fra gli uomini. C'è in questa rappresentazione proprio il messaggio degli Angeli ai Pastori la notte Santa di Natale, l'interconnessione tra la Gloria di Dio nella pace cercata e perseguita in terra dagli uomini di buona volontà. Giorgio La Pira dunque profeta nell'accezione antica e nel senso sempre attuale del termine, reso credibile in questa sua posizione unica, scomoda, affascinante - anche nel momento stesso in cui suscita perplessità, se non incredulità - dalla sua fede maturata e nutrita nella conoscenza della Scrittura.

Queste considerazioni ci vengono scorrendo le famose sue "quattro tesi per la pace nel Mediterraneo e nel mondo" che enunciò a Palazzo Vecchio il 6 giugno 1965. Uno dei suoi grandi testamenti, ci dicono. Prima tesi: la visione biblica, profetica della storia del mondo. Dice La Pira di credere che la storia ha un senso, una direzione, come il corso di un fiume. E pertanto che in essa si svolge un disegno, si attua un'intenzione; che essa è mossa, è finalizzata da un'idea direttrice, ovvero dal piano storico di Dio che la Rivelazione biblica ci manifesta in tutto l'arco che va dal Genesi all'Apocalisse. Da qui la sua convinzione profonda che la storia del mondo è inevitabilmente avviata verso un'epoca di pace, di unità, di civiltà, di grazia - come affiora in questo termine, grazia, la sua religiosità - che è l'epoca intravista dai profeti dell'Antico Testamento, da Isaia a San Giovanni, a San Paolo e fino ai suoi giorni, a noi vicinissimi, che venivano illuminati da un'altro grande uomo del suo stesso stampo, papa Giovanni XXIII, enunciatore della Pacem in terris. Con la razionalità dell'uomo di cultura, di una grande cultura storica e giuridica, che gli veniva dalla docenza del diritto romano; con la fede del cristiano e con il temperamento del siciliano che sente di aver dinanzi tanti scettici, tanti mistificatori e tanti prepotenti - le corti fasulle dei potenti con i loro ossequiosi vassalli - professa che la sua "non è fantasia, né utopia, ma la realtà storica più profonda, la ragione ultima di tutto il moto storico, la sua causa finale, il punto di arrivo terrestre, il punto omega, dell'intera navigazione storica degli uomini". 

Non solo, ma l'accredita anche come realtà storica del momento. Certo gli uomini di ogni tempo devono esercitarsi nel nobile impegno di costruire la pace, ma per quelli della sua generazione,  di questa generazione, scruta i segni, ne dischiude la comprensione, ne rappresenta l'attualità. La Pira ha chiarissima in un'epoca di polarizzazione - siamo ancora in piena "guerra fredda", ci vorranno altri 25 anni prima che il muro di Berlino venga abbattuto - la strada della globalizzazione, ne intravede "l'alba" nella "apertura delle strade spaziali alla navigazione cosmica". E dice che "quando il livello scientifico e tecnico è tale da mettere i viaggi delle astronavi nel cosmo, l'epoca delle guerre e delle divisioni fra i popoli è finita per sempre", perché subentra, "si sostituisce per sempre quella della riconciliazione e unificazione, a tutti i livelli dei popoli. Ut unum sint". Ancora una volta una connotazione religiosa della visione storica.

Stupisce quindi l'identificazione della chiave di apertura di questa epoca nella riconciliazione, che definisce come "la prima e più qualificante", fra la triplice famiglia di Abramo. Riconciliazione, afferma, che per la scoperta da lui fatta meditando la Lettera di San Paolo ai Romani, è illuminata dalla "teologia e teleologia della storia" dell'Apostolo delle genti. Così spiega la sua idea, la sua iniziativa dei “Colloqui mediterranei"; e così non esita a profetizzare che “la pace di Rabat, di Tunisi, di Algeri sono anticipazioni e prefigurazione della pace per definizione, della pace finale, della pace di Gerusalemme". 

Ancora una volta La Pira non vuole essere preso per “visionario” tale lo definivano, talvolta con aria di compatimento molti dei suoi interlocutori nell'arena politica. La sua tesi ha delle  “fondamenta scritturali” nel Corano (cita la Sura della famiglia di Imran) e nella Bibbia  (ricorda che nella visione di Isaia, “Egitto e Siria convivono in fraterna pace con Israele"). E giunge a una conclusione, come di teorema: "l'epoca presente nel mondo, dello spazio cosmico attraversato, della guerra impossibile ( è resa tale dal deterrente nucleare) e della pace inevitabile dimostra, forse per la prima volta, la inevitabilità storica di queste visioni profetiche".

"La terza tesi è questa (è lui stesso a proporla) : noi crediamo –afferma- che il tempo del dialogo, della riconciliazione e della pace fra i popoli di Abramo, il giorno della pace di Gerusalemme, è già arrivato, è questo !". Tempo di dialogo "faticoso ma creativo”, "di semina, ma anche in un certo senso di mietitura”. Vede i segni di certe disponibilità "per l'inizio di un dialogo" all'interno tanto del mondo arabo che di quello israeliano. Sarà purtroppo contraddetto dallo scoppio, due anni dopo, dalla "guerra dei sei giorni"; resta validissima la sua affermazione, di stimolo al presente, divenuta realtà quasi trent'anni dopo: “Politici autentici sono coloro che, come i cittadini, conoscono la stagione, il mese, il giorno in cui si trova la storia dei popoli". Rabin, Arafat, Peres saranno gli iniziatori di questo dialogo nel 1993. Una storia che tuttavia ancora oggi non ha portato alla pace.

La quarta tesi di La Pira è un atto di amore e di stima verso la "sua" Firenze che ha voluto città protagonista dell'incontro, del dialogo e della riconciliazione fra i popoli di Abramo. Le fondamenta per questa missione di Firenze sono certo nel suo patrimonio culturale unico, che appartiene all'umanità intera; certamente anche nella  tradizione di civiltà della Toscana, ma egli cita l'esperienza decennale maturata con` i “Colloqui mediterranei", il gemellaggio tra Firenze e Fez, il fatto che Firenze sia "sorella di Nazaret e Betlemme. E aggiunge: "C'è una ragione più profonda (manco a dirlo religiosa) che, facendo nostra una tesi del Savonarola, legittima quasi teologicamente la scelta di Firenze". E spiega : "La città per definizione dell'incontro, del dialogo della riconciliazione della pace tra i popoli di Abramo in conveniendo populos in unum, e fra i popoli di tutto  il mondo è Gerusalemme nella visione biblica dei Profeti di Gerusalemme. Ma la pace da 2000 anni non abita ancora. (Come sono tuttora vere queste sue parole!). L'incontro, il dialogo, la riconciliazione, la pace non sono ancora possibili a Gerusalemme. E allora ?" si chiede.

Ecco Firenze, che definisce "città di rifugio, vicaria e sorella di Gerusalemme".

Consentitemi una parentesi, per un'altra riflessione, a me importante. A Gerusalemme si volge, a Gerusalemme viene, vi fonda una comunità monastica uno degli amici più cari di La Pira, Giuseppe Dossetti, docente universitario come lui, con lui impegnato nella vita politica, insieme con lui artefice della costituzione della Repubblica italiana. La sua eredità è vivissima nella mia diocesi, i religiosi e le religiose della Piccola Famiglia dell'Annunziata sono testimoni della sua spiritualità nella Chiesa Madre.

Come voi, siete testimoni qui a Pistoia di La Pira, ricordandone la figura e l'impegno cristiano, onorandone e tenendo viva la memoria. La Pira costruttore di pace non attese, operò subito là dove viveva. E da dove viveva gettava ponti, stabiliva intese, diffondeva amicizia. Questo il grande messaggio di un'attualità perenne del cristiano La Pira. "Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio". Onore a questo grande profeta e operatore della pace. 

                                                            + Michel Sabbah

                                                    Patriarca Latino di Gerusalemme

                                 Pistoia, 28 Novembre 1999