PATRIARCATO LATINO – GERUSALEMME

 

PENTECOSTE 2005  - OMELIA

 

Fratelli e sorelle, buona e santa festa di Pentecoste !

1. Ogni anno abbiamo la grazia di ritrovarci insieme in questo luogo santo, con la comunità dei monaci benedettini guidata dal Reverendo Abate Benedikt Lindemann, e con tutti voi, fratelli e sorelle, pellegrini e parrocchiani. Questo luogo custodisce la memoria della presenza dello Spirito di Dio in noi e della nascita qui della Chiesa. Sulla Croce e con la Resurrezione dai morti si sono attuate le promesse di Dio fatte per bocca dei Profeti: la promessa di Dio di salvare l’umanità si é realizzata. “Tutto si è adempiuto”, aveva detto Gesù sulla Croce. Qui, in questo giorno, si è compiuta la promessa di Gesù agli apostoli, l’invio dello Spirito Santo che avrebbe insegnato e ricordato loro quel che aveva detto:”Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. (Gv. 14,26). E di nuovo essi sono inviati: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv.20, 21).

Essi sono inviati non per conquistare dei reami, ma per condividere la vita ricevuta, per rendere i cuori attenti alla presenza del Dio Creatore e Redentore, per essere testimoni della Resurrezione. Papa Benedetto XVI, il giorno in cui ha preso possesso della sua cattedrale, domenica scorsa 8 maggio a San Giovanni in Laterano, ha detto della sua missione: “Il potere di insegnamento del pontefice non è una minaccia alla libertà di coscienza, né una presunzione che si oppone alla libertà di pensiero”. Il ruolo del papa è “di essere testimone del Cristo Risorto”.

E’ quel che noi abbiamo inteso dire agli apostoli, nel libro degli Atti e nell’epistola di San Giovanni: “Noi l’abbiamo udito, noi l’abbiamo veduto con i nostri occhi, noi l’abbiamo toccato con le nostre mani, è il Verbo della vita… è il Cristo Risorto”. (1 Gv,1,1)  e negli Atti degli Apostoli san Luca dice: “Dio l’ha rissucitato e noi tutti ne siamo testimoni » (Att. 2,12)

2. Essere testimoni. Anche noi che abbiamo la grazia di vivere nei luoghi stessi della Redenzione, la nostra missione per eccellenza è quella di essere dei testimoni. Testimoni della Resurrezione, nella nostra accoglienza di tutte le Chiese del mondo, accoglienza da parte delle comunità qui presenti, inviate ciascuna dalla propria Chiesa per rappresentarla e per accoglierla come pellegrina. E insieme tutti noi siamo testimoni della Resurrezione davanti a tutti coloro con cui viviamo in questo paese in conflitto: ebrei, cristiani e musulmani.

Oggi, il 15 maggio, coincide con due memorie che riguardano questa terra, due memorie conflittuali, la nascita dello Stato per il popolo israeliano, e la « catastrofe » o la perdita  per il popolo palestinese. Due memorie di cui, noi credenti in Gesù Cristo in questa terra, siamo ugualmente partecipi. Perché ogni persona umana ci interessa nel successo come nel suo fallimento, nelle sue sofferenze e nelle sue aspirazioni. Per questo, facciamo di queste due memorie l’oggetto della nostra preghiera  in questo giorno della Pentecoste. Domandiamo a Dio di riempire dal suo Spirito che può ricreare e riconciliare i cuori dei Palestinesi e dei Israeliani, e specialmente i cuori dei capi affinché diventino costruttori sinceri della pace e della giustizia.

Aujourd’hui, le 15 mai, coïncide avec deux mémoires concernant ce pays, deux mémoires conflictuelles, la naissance de l’Etat pour le peuple Israélien et la « catastrophe » ou la perte de la terre pour le peuple palestinien. Deux mémoires dont nous, croyants en Jésus-Christ, en cette terre, nous sommes partie. Car toute personne nous concerne dans son échec et dans son succès, dans ses souffrances et dans ses aspirations. C’est pourquoi nous faisons de ces deux mémoires l’objet de notre  prière en ce jour de la Pentecôte, et nous demander à Dieu de remplir de son Esprit qui peut recréer, réconcilier, les cœurs des Palestiniens et des Israéliens, et surtout les cœurs des chefs, afin qu’ils deviennent des constructeurs sincères de la paix et de la justice.

Accade qualche volta che noi siamo osservatori, un po’ distaccati, degli abitanti di questa terra nella loro lotta mortale, quando abbiamo la responsabilità di essere piu vicini di loro come testimoni della Resurrezione. Perciò  Può capitare che non siamo riconosciuti affatto come testimoni. E che piuttosto veniamo riconosciuti a motivo delle nostre proteste e delle diverse richieste che la vita sociale e materiale ci impone di fare. Ma rendiamo ugualmente grazie a Dio, perché talvolta per alcune nostre cerimonie liturgiche, soprattutto per quelle di diversi monasteri che in questa terra attirano delle anime alla ricerca di Dio siamo anche riconosciut come testimoni dello Spirito.

3. Come per gli apostoli, il giorno di Pentecoste è per noi anche il giorno della nostra nascita e il giorno del nostro invio. Il giorno del quale dobbiamo fare migliore memoria, è quello della presenza dello Spirito in noi. Il giorno del nostro battesimo, il giorno della nostra cresima, è Pentecoste per ciascuno di noi. Da allora siamo portatori dello Spirito, da allora siamo inviati per essere testimoni della Resurrezione e dello Spirito che può rinnovare la faccia della terra. Egli può rinnovare le nostre anime, rivelarci la verità della nostra vita e della nostra felicità. Solo lo Spirito può rivelarsi a tutta la società e accompagnarla nella ricerca della sua identità. Perché la prima connotazione di ogni identità umana, personale o di gruppo, è di essere portatrice dello Spirito; e con Dio, che è signore della storia, di farci artefici della nostra storia. Una connotazione che rende capace ogni identità personale o di gruppo di comunicare con tutte le identità di persone e di gruppi, di ogni religione, di ogni nazionalità e di ogni cultura. Così tutti noi diveniamo capaci di costruire in ciascuna delle dimore umane, in ciascune delle nostre identità umana, la dimora di Dio fra noi, sulla nostra terra.

Qui in Terra Santa, terra della Pentecoste, della Resurrezione, della sua gioia e della sua speranza, della vittoria sulla morte e sul peccato, noi continuiamo purtroppo ad essere disfatti e vinti dal peccato e dalla morte, nella lotta che continua tra i nostri due popoli. Mentre la nostra vocazione è di conoscere la Resurrezione e di possederne la forza e la vittoria sulla morte e sul peccato. Siamo due popoli e tre religioni: e siamo tutti chiamati a costruire la dimora di Dio in questa nostra terra, ciascuno presentandosi sinceramente dinanzi a Dio, nella grazia che Dio stesso ci ha donato, e tutti riuniti nella verità comune, di essere tutti figli di Dio, portatori della sua immagine, al di là dei nostri conflitti, al di là del sangue ancora versato, dei prigionieri ancora sottoposti a torture, al di là del muro che si innalza ancora, al di là delle paure che mantengono lo stato di conflitto, di occupazione e di sottomissione di un popolo all’altro. Al di là di tutto questo, una comune verità ci unisce: siamo tutti creature di  Dio e siamo tutti capaci di vincere la morte e il peccato e di divenire insieme, con Dio Signore della Storia, costruttori della nostra storia presente e futura.

4. Fratelli e sorelle, quest’anno con la Chiesa universale viviamo l’anno dell’Eucaristia e seguendo il piano pastorale delle Chiese cattoliche in Terra Santa viviamo pure l’anno della catechesi. Due tematiche che si completano : i due tavoli in cui ci nutriamo per restare capaci di essere dei testimoni, il tavolo dell’Eucaristia e quello della Parola di Dio. L’Eucaristia è la presenza reale in mezzo a noi del Signore Gesù, Uomo e Dio, morto e risorto. La Parola di Dio ci accompagna con la sua luce e la sua forza perché restiamo in grado di vedere Dio e di farlo vedere a tutti coloro che accompagniamo nella nostra terra. Preghiamo perché queste due celebrazioni, dell’Eucaristia e della catechesi, possano portare frutto a tutte le nostre diocesi.

Questi giorni, fratelli e sorelle, sono pure segnati da momenti difficili per tutta la Chiesa di Gerusalemme a causa delle sofferenze che conosce la Chiesa greco-ortodossa. “Se un membro soffre, dice san Paolo, tutto il corpo è ammalato”. Con i nostri fratelli e sorelle della Chiesa greco-ortodossa anche noi soffriamo e chiediamo allo Spirito di riempire i nostri cuori, di rinnovarci tutti, di ricordarci sempre la verità del nostro invio: “Come il Padre mi ha inviato, anch’io vi mando”, di preservarci sempre il sostegno reciproco, dell’uno per l’altro; e di mantenerci testimoni fedeli della Resurrezione.

5. In questo giorno di Pentecoste, rendiamo grazie a Dio anche per la Cresima che conferiremo a membri della nostra comunità :Fadi FARWAGI, Michel Shukri FARAWGI, Souleymane BALLAN, Stéphanie SHALINE, Ramzi SHALINE. Preghiamo perché siano rinnovati dallo Spirito nella gioia della vita e rimangano fedeli testimoni di Gesù morto e risorto.  Preghiamo infine per tutti noi, fratelli e sorelle, per tutti gli abitanti della nostra terra, ebrei, cristiani e musulmani; e chiediamo a Dio di renderci tutti capaci di costruire la sua dimora fra noi. Amen.

 

                                                                                          + Michel Sabbah,  Patriarca

Gerusalemme - 15 maggio 2005

 

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