Solennità della Santissima Trinità
Centenario della nascita di Madre Giulia Verhaeghe, fondatrice dell’Opera
Sant’Anna, 30 maggio 2010
Cara suor Claire, superiora della Famiglia spirituale dell’Opera,
Cari fratelli e sorelle,
Cari amici,
Sono lieto di essere stato invitato a celebrare con voi questa solennità della Santa Trinità, cuore del mistero della vita cristiana e della rivelazione. Grazie alla comunione col nostro Signore Gesù Cristo e tra di noi, noi riceviamo un dono inestimabile: quello di poterci immergere nella vita intima di Dio stesso.
Come sapete, il termine “Trinità” non compare mai nella bibbia, non nell’Antico e non nel Nuovo Testamento. Si tratta di una formula teologica, praticamente tecnica; che non è apparsa prima del II secolo e non è stata fissata che nel IV secolo, in occasione dei concili di Nicea e di Costantinopoli. Ma non fu necessario attendere questa invenzione lessicale perché i credenti scoprissero e comprendessero poco a poco che Dio non è una realtà lontana e inaccessibile, ne un padrone senza pietà o un giudice senza cuore.
La vita, i discorsi e i miracoli di Gesù di Nazareth fanno capire e testimoniano la natura stessa dell’essere di Dio, un Dio di amore e di perdono. Gesù ci invita a custodire i suoi comandamenti per potere compere le opere del Padre, che sono anche opere d’amore di perdono e di misericordia.
E se noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, questo significa che anche noi siamo fatti per vivere questo scambio di doni e di accoglienza, di condivisione e di comunione, relazioni queste di cui noi tutti abbiamo fame e sete.
Così, quando leggiamo la Scrittura e celebriamo l’Eucarestia, noi celebriamo un Dio di comunione e di relazione – in se stesso e con gli uomini – e impariamo da lui l’apertura all’altro, la condivisione, il rispetto reciproco e lo spirito di servizio, cose tutte che possono condurre fino al dono totale di se stessi.
Celebrando pochi giorni fa la Pentecoste, noi abbiamo visto gli apostoli uscire da Cenacolo per condividere con altri la Buona Novella e testimoniare l’esperienza che avevano vissuto in compagnia di Gesù di Nazaret.
Non si tratta più, dunque, di restare chiusi in se stessi, ne di rimanere tra Ebrei, si tratta di fare dei discepoli, cioè permettere a chiunque nel mondo, di incontrare Gesù Cristo come essi stessi l’hanno incontrato. Essi sono così inviati per battezzare nel nome di un Dio d’amore, Padre, Figlio e Santo Spirito, tre che sono uno solo.
Così, divenire cristiano, essere consacrato, è entrare in un flusso di vita, di dono di sé simile allo scambio e alla circolazione d’amore infinito che va dal Padre al Figlio e dal Figlio al Padre nello Spirito. Nell’amore niente è dovuto, tutto è gratuito; nulla è tenuto, tutto è consegnato e comunicato all’altro.
Un poco di matematica e di statistica non fanno male: quante volte invochiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo?
Anzitutto troviamo questo segno nel battesimo.
Ci segniamo prima e dopo la preghiera.
Ci segniamo in ogni momento della giornata.
Si segna qualcuno per benedirlo. Si segna con una unzione quelli e quelle che sono ammalati.
È un segno che diventa come “il sigillo del proprietario”. Il segno della croce tracciato su di noi al momento del nostro battesimo e della nostra consacrazione significa che noi apparteniamo ormai a qualcuno.
E intanto non ci dimentichiamo che la vita non si dona in una volta sola, ma il più delle volte goccia a goccia, giorno dopo giorno.
Cari amici, è nella contemplazione di questo mistero della Trinità che la vostra fondatrice, Madre Giulia Verhaeghe, di cui noi festeggiamo oggi il centenario della nascita, ha attinto la sua comprensione di Dio e della Chiesa; è così che ella ha potuto fondare, con una obbedienza e una docilità edificanti, questo bel frutto dello Spirito Santo che è la vostra famiglia spirituale.
Quanto Madre Giulia ha bevuto alla sorgente di questo vivificante mistero della comunione trinitaria! Nella sua vita, è stata la scoperta della comunione che la ha rinnovata, e le ha ispirato la sua vocazione.
I due avvenimenti fondatori della sua giovinezza hanno entrambi questa medesima caratteristica:
- il primo avvenimento fu la scoperta di san Paolo. Quando aveva diciannove anni, il suo amico il Padre Hillewaere, le regalò una traduzione olandese del Messale romano. Leggendo le parole di san Paolo al suo discepolo Timoteo, l’Apostolo divenne in un istante e per sempre il suo compagno, il suo amico intimo. Ella scrive a questo proposito: “l’apostolo san Paolo divenne per me uno strumento di Dio, un direttore spirituale, un fratello amato di cui potevo sperimentare la presenza”
- Il secondo avvenimento sopraggiunse il 18 gennaio 1938, al momento della fondazione dell’Opera, quando Madre Giulia scoprì che lo Spirito di Cristo aveva messo nel cuore di Padre Hillewaere, suo confidente di sempre, la medesima visione e lo stesso desiderio.
Da quel momento, la sua vita non sarà altro che una ricerca continua di questa opera che un altro realizzava nella sua vita, una ricerca di questa incredibile e vivificante unità tra le persone. Lei scrive ancora: “La conversione non è il lavoro di un giorno solo, né è il nostro lavoro”. Ecco dunque, care sorelle, il segreto della bellezza del vostro carisma: l’Opera che Madre Giulia ha fondato non è la sua opera, non è nemmeno la vostra. Come Maria la Madre di Dio e san Paolo prima di voi è la Grazia che vi permette di dire “sì” all’opera di un Altro.
Poiché la vera Opera è Gesù stesso, inviato dal Padre e divenuto uno di noi per la potenza dello Spirito Santo.
In questo giorno in cui contempliamo Dio come mistero di Comunione, noi non siamo soli. Noi siamo una porzione della Chiesa universale e siamo allo stesso tempo la Chiesa madre dalla quale tutti i cristiani sono nati spiritualmente. La vostra Opera è l’opera della nostra Chiesa di Gerusalemme con la sua dimensione mondiale, ecumenica e interreligiosa per la gloria di Dio Uno e Trino e per la salvezza degli uomini.
Care Sorelle, imitate l’esempio della vostra Fondatrice che aveva il genio delle relazioni. Dovunque ella andava sapeva incontrare le persone nelle circostanze reali della loro vita e sapeva suscitare per esse una conversione, una purificazione, una presa di coscienza della vocazione di Dio.
Dall’esperienza spirituale di Madre Giulia è nata una esperienza nuova e molto concreta di Chiesa come famiglia nella sua pienezza umana e divina insieme.
Vorrei concludere questa meditazione citando un breve testo della vostra fondatrice: “Ecco il messaggio della mia vita: servire Dio tre volte Santo alla luce dei segni dei tempi, nell’unità, la gioia e il timore di Dio. Così potremo impegnarci con fede, speranza e carità, per servire solamente la Verità che ci è rivelata in Cristo per l’edificazione del suo Corpo Mistico, la santa Chiesa: Ad laudem et gloriam Dei."
Buona festa a tutti e tutte!
+ Fouad Twal, Patriarca

