Beta Version

Meditazioni di Mons. Pizzaballa: VI Domenica del Tempo Ordinario, anno A

Published: February 12 Wed, 2020

16 febbraio 2020

VI Domenica del Tempo Ordinario, anno A

Il lungo brano del Vangelo di Matteo che leggiamo oggi (Mt 5,17-37) va posto nel contesto del discorso della Montagna, di cui fa parte.

Gesù proclama innanzitutto le beatitudini: sono l’annuncio che il Regno di Dio, di cui hanno parlato i profeti, atteso da secoli, ora è finalmente giunto.

I profeti avevano preannunciato che il Regno di Dio avrebbe portato felicità ai poveri, consolazione per chi era afflitto, libertà per chi era prigioniero (cfr. Is 61, 1). Ora Gesù afferma che tutto questo si compie, e si compie per tutti.

Domenica scorsa abbiamo ascoltato il brano che segue immediatamente le beatitudini, quando Gesù dice che i discepoli sono sale della terra e luce del mondo.

E con queste immagini Gesù afferma che il Regno di Dio, che è giunto, viene svelato nella vita dei discepoli, chiamati a mostrare, con le loro opere, dentro la loro vita, la presenza del Regno in mezzo agli uomini.

Proseguendo il suo discorso, Gesù si fa più concreto: quali sono queste opere che i discepoli sono chiamati a compiere? Nel descriverle, Gesù si rifà alla Legge antica, prendendo in esame alcuni casi di comportamento e aprendoli ad una giustizia nuova, ad una nuova morale.

Questo passaggio rispecchia una dinamica tipica del Nuovo Testamento, e che si vedrà poi ancor più chiaramente nelle Lettere di San Paolo: innanzitutto c’è l’annuncio della grazia, della misericordia di Dio che raggiunge l’uomo, gratuitamente. E in seguito sorge anche la necessità di adeguare il proprio comportamento a ciò che è accaduto in noi.

Potremmo dire che, per chi scopre la presenza del Regno nella propria vita, la vecchia giustizia non basta più. Non basta più osservare delle leggi, non basta più limitarsi a fare bene il proprio dovere. Nascono esigenze nuove, un nuovo modo di stare nella vita, nelle relazioni; un nuovo modo di amare.

Il Vangelo di oggi parla di un oltre, di qualcosa che va al di là. Potremmo dire che parla del cuore dell’uomo, che ora è chiamato a comportarsi in modo nuovo, perché vive in un tempo nuovo.

Non si tratta di fare qualcosa in più, altrimenti, nella logica del discorso, non sarebbe cambiato assolutamente niente: ci sarebbe comunque una legge da osservare per poter ottenere una salvezza, e Gesù sarebbe un maestro solo un po’ più esigente degli altri.

Il discorso, invece, è proprio diverso: chi è stato raggiunto dalla salvezza, non è più libero di comportarsi come prima, non può più accontentarsi di osservare una legge, per quanto buona e santa sia. Non può fare altro che donare la vita.

Per questo Gesù parla chiaramente di un passaggio, di un salto da compiere rispetto alla Legge antica, ripetendo più volte l’antitesi “Avete inteso che fu detto…ma io vi dico”; e questo non perché ciò che Gesù propone si discosti completamente dalla Legge antica, ma perché è cambiata completamente la motivazione che anima ogni ambito della vita, ogni gesto e comportamento, ogni parola che sarà pronunciata, ogni rapporto con le persone e con le cose. Come dicevamo, non si è più nel contesto di un dovere da compiere, ma di una gratuità ricevuta alla quale siamo invitati a rispondere altrettanto gratuitamente. L’amore non si misura.

Quando Gesù dice che Lui è venuto non per abolire la legge, ma per darle compimento intende dire che il vero senso della Legge, la vera intenzione, era proprio questa: portare l’uomo a questo di più di amore e di gratuità che può nascere solo da un cuore grato e riconoscente per ciò che ha ricevuto.

+Pierbattista