18 gennaio 2020: il Santuario della Regina della Palestina si veste di bellezza abbagliante

Published: January 24 Fri, 2020

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DEIR RAFAT – Il 18 gennaio scorso l’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico del Patriarcato latino, ha presieduto la professione perpetua di suor Serafina, originaria del Cile e da due anni residente a Deir Rafat

Lo Spirito è disceso su di lei per consacrarla per sempre a Dio, nella Famiglia Monastica di Betlemme, dell’Assunzione della Vergine e di San Bruno.

La celebrazione si è svolta in spagnolo. Hanno concelebrato il cancelliere del Patriarcato Latino, don Ibrahim Shomali, padre Hans di Betlemme e fra Massimiliano, monaco di Tel Gamaliel, mentre il diacono Firas ha fatto da accolito all’arcivescovo Pizzaballa.

Nell’omelia, l’Arcivescovo ha commentato le letture della celebrazione: ” Prima di tutto, sono felice di essere qui per questa professione solenne, un momento importante per la vostra comunità, ma anche per la vita della Chiesa di Gerusalemme, perché … ogni consacrazione è anche un dono alla Chiesa … e così tutta la Chiesa si rallegra (…) Dire ‘sì’ a Dio è una grande gioia e un segno della continua Presenza di Lui in mezzo alla Chiesa…”.

Suor Serafina si consacra a Dio, ma è anche Dio che la consacra a Sè. Sono due movimenti che non possono prescindere l’uno dall’altro. C’è un desiderio nel cuore, un cuore che dice “sì”, che risponde, ma c’è anche un desiderio di Dio che prende qualcuno per farlo Suo.

C’è questo bel passaggio del profeta Isaia che inizia con le stesse parole usate per la creazione: “Ti ho creato, ti ho formato” (Is 41,1), che è come dire: “Ti faccio nuova, nuova creatura; sei mia, mi appartieni”

Dio non ci ha creati per lasciarci soli, ma lo ha fatto per farci suoi e, in fondo, l’Incarnazione di Gesù è il desiderio di Dio di entrare nell’uomo e di farlo suo. E in questa fedeltà di Dio, noi siamo tutti lì, voi siete lì. Le parole “Tu sei mio, ti amo, mi appartieni…” acquisteranno ogni giorno un sapore nuovo, che contiene tutta la nostra vita, le nostre fatiche ma anche le nostre gioie. Le parole che Dio ti ha detto oggi sono vere, le abbiamo vissute e questa è un’esperienza che avrà sempre più il sapore della vita…”.

Commentando il Vangelo della professione (Gv 3,1-16), Mons. Pizzaballa ha poi aggiunto: “Se uno non rinasce di nuovo”, rinascere significa rinascere dall’alto, nell’acqua e nello Spirito, è una continua rinascita. È lo Spirito che ci introduce pienamente nella vita di Dio.

Nell’incontrarti, nel parlare con te, nell’ascoltarti, la gente dovrà capire che sei una persona nuova, e che parli di cose che vengono dal cielo”. “Abbiate il sapore delle cose di lassù” Quindi rinascere di nuovo, dall’alto, significa essere una persona nuova che possiede in sé qualcosa di diverso. La vita religiosa deve costantemente provocare la vita del mondo, ma anche la vita della Chiesa, avere il pensiero per le cose di lassù, quelle della vita che non finisce qui ma che il sapore delle cose del cielo, perché là è destinata.

Mons. Pizzaballa ha concluso l’omelia con gli auguri alla neoprofessa: “il mio augurio è che tu possa fare ogni giorno l’esperienza della fedeltà di Dio e del suo amore, che ogni giorno tu faccia l’esperienza di ciò che significa rinascere di nuovo dall’acqua e dallo Spirito, di nuovo e dall’alto. Questa conversione continua nella quale il Signore si consacra a te ti rende diversa, non migliore … La vita religiosa non significa che sia migliore di un’altra, ma che ha un sapore diverso, il sapore delle cose di lassù che dobbiamo portare nella nostra vita quotidiana, nelle nostre conversazioni, nei nostri rapporti con gli altri… Auguri!