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A Giaffa si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019

Published: September 23 Mon, 2019

A Giaffa si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019 Available in the following languages:

GIAFFA – Sabato 21 settembre, presso la chiesa di Sant’Antonio a Giaffa, si è celebrata la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019, con la partecipazione di numerose comunità rappresentative di altrettante minoranze straniere in Israele. Ha presieduto la Santa Messa mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme.  

La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è stata istituita dalla Chiesa Cattolica oltre centro anni fa, nel 1914, e da allora fino allo scorso anno (in cui è stata fissata da Papa Francesco all’ultima domenica di settembre) è sempre stata celebrata in una data variabile. All’epoca i migranti erano soprattutto europei, donne e uomini alla ricerca di condizioni di vita più dignitose, disposti a lasciare tutto per un futuro migliore nel “nuovo mondo”, rappresentato principalmente dalle Americhe. Questa iniziativa, che rivela la preoccupazione della Chiesa per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento, costituisce un’occasione non solo per pregare per le sfide che questo fenomeno chiede di affrontare, ma anche per renderci tutti più consapevoli nei confronti di esso e delle opportunità che può offrire. La Chiesa ha così dimostrato, in tempi non sospetti, di saper captare e cercare di rispondere anche a questo tipo di istanze, a dimostrazione di una lungimiranza spiegabile solo riconoscendo l’apporto della Grazia sul suo cammino. Le Nazioni Unite hanno a loro volta colto l’importanza del tema, indicendo la Giornata Mondiale del Rifugiato il 20 giugno di ogni anno, ma solo a partire dal 2001, in occasione del 50° anniversario dell’approvazione della Convenzione relativa allo statuto dei Rifugiati.

Il tema scelto quest’anno da Papa Francesco è “Non si tratta solo di migranti”,  diretto a “mostrarci i nostri punti deboli e assicurarci che nessuno rimanga escluso dalla società, che sia un cittadino residente da molto tempo, o un nuovo arrivato”. Esigenza quanto mai attuale in ogni Paese che accoglie migranti, Israele compreso.

La Giornata Mondiale del migrante e Rifugiato 2019, prevista per il 29 settembre, in Terra Santa è stata anticipata a domenica 22 perché non coincidesse con la festa di Rosh Hashana (il Capodanno ebraico). Alla Santa Messa svoltasi a Giaffa si è comunque seguita la liturgia della Parola della XXVI domenica del Tempo Ordinario, quella – quindi – del 29 settembre.

Meravigliosa l’atmosfera che ha accompagnato questa edizione; la giornata è iniziata con la Santa Messa in una chiesa gremitissima di persone rappresentative di gruppi provenienti da tutto il mondo e residenti in Israele, in una cornice suggestiva e ricca di colori, di canti e di danze. Erano presenti infatti gruppi delle più disparate comunità e minoranze cristiane in Israele: filippini, romeni, africani francofoni e non, indiani, cingalesi e molti altri.

Con mons. Pizzaballa, hanno concelebrato mons. Giacinto-Bolous Marcuzzo, vicario Patriarcale per Gerusalemme e Palestina e Padre Rafic Nahra,  vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica e del Vicariato per i Migranti e i richiedenti asilo. Vicino a loro, ai lati dell’altare, erano presenti numerosi cappellani e sacerdoti responsabili delle varie comunità di migranti, tra cui Padre David Neuhaus SJ, già vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica e Fra Augustin Pelayo Fregoso, parroco francescano della chiesa di Sant’Antonio. All’appello non è mancato neanche mons. Leopoldo Girelli, Nunzio apostolico in Israele che era seduto in prima fila accanto al Console Generale delle Filippine, Sig. Randy Arquiza.

Durante l’omelia, mons. Pizzaballa ha dapprima espresso contentezza per il gran numero di persone e di bambini presenti in chiesa, e poi ha commentato brevemente il Vangelo del giorno, che narra l’ episodio di Lazzaro e del ricco, definito semplicemente tale, senza un nome proprio. L’arcivescovo non ha mancato di segnalare le evidenti analogie tra il tema evangelico e quello della Giornata Mondiale dei Migranti. Ha ricordato come in tutto il mondo si stia assistendo ad un gran discutere sulla questione dei migranti, con teorie e prese di posizione a favore o contro i flussi migratori e su come questo fenomeno si evolverà. “Ma il Vangelo” ha aggiunto, “non entra nel merito di queste discussioni. Non è una teoria accademica. Ci dice semplicemente che il Lazzaro di ogni tempo, che vive alla nostra porta e che ha solo briciole per vivere, non può non essere visto. Non possiamo ignorarlo, rifiutarlo. Le teorie sul fenomeno delle migrazioni e le altre sicurezze su cui poggiamo le nostre decisioni non possono giustificare il rifiuto a riconoscere il Lazzaro di oggi”.  E concludendo: “Noi siamo Chiesa, cioè comunità di credenti in Cristo, che ha fatto del Vangelo la propria regola di vita. Se Lazzaro bussa alla nostra porta, non possiamo non ascoltarlo. Ce lo comanda il Vangelo”.

La messa è stata animata dai diversi cori delle comunità migranti: la corale mista di Sant’Antonio, la corale della comunità del Centro Pastorale Nostra Signora del Valore, di Tel Aviv sud, le corali della comunità indiana, cingalese, africana, rumena e abissina di rito ge’ez. Le preghiere dei fedeli sono state recitate in varie lingue per dare spazio a ogni diversità e hanno espresso tutte quante il desiderio di pace e giustizia.

Al termine della Messa, l’amministratore apostolico e gli altri concelebranti sono stati condotti in processione al salone della scuola, nei locali parrocchiali, dove hanno assistito ad un allegro e variopinto programma culturale, in cui tutti i maggiori gruppi presenti all’evento si sono esibiti in danze tradizionali. E’ stato poi offerto un pranzo nel cortile della parrocchia, preparato dai vari rappresentanti delle diverse comunità.

Alle 18, mons. Pizzaballa presso la chiesa di San Pietro di Giaffa, ha presieduto la Messa prefestiva per la comunità cattolica di lingua ebraica della città.

Filippo De Grazia