Fare delle nostre case delle "piccole chiese"

By: Filippo De Grazia / LPJ - Published: March 19 Thu, 2020

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INTERVISTA - In questi giorni drammatici in cui il coronavirus non ha risparmiato neppure la Terra Santa, abbiamo intervistato Fra Emad Kamel, vice parroco di Santa Caterina a Betlemme. Ci ha parlato della vita dei religiosi francescani in regime di chiese chiuse, del loro rapporti con i fedeli e del modo con cui vivere questa insolita Quaresima. Non è mancato infine un commosso messaggio di solidarietà per l'Italia, Paese con cui la parrocchia di Betlemme ha un rapporto privilegiato. 


Fra Emad, da quasi due settimane la città natale di Gesù vive in totale isolamento, rispettando una clausura che non ha risparmiato nemmeno i luoghi di culto. Come state affrontando voi frati questa quarantena forzata?


Noi frati, come consacrati figli di San Francesco, consideriamo la vita in fraternità come un punto preferenziale. Oggi, sottratti dagli impegni a cui siamo sottoposti, come i servizi per i pellegrini nei diversi santuari e nella parrocchia nei confronti dei nostri cristiani locali, sfruttiamo questo tempo "senza impegni" immergendoci nel cuore della vita comunitaria, facendo la vita da frati, stando tutti intorno all'altare durante le preghiere della liturgia, in particolare della Santa Messa. Recitiamo il Rosario, facciamo la Via Crucis e tutto sommato viviamo insieme diversi momenti di preghiera, condividendo in comunità i momenti del pasto e della ricreazione. Noto un intensificarsi dello spirito familiare tra di noi, specialmente perché non siamo più presi dai compiti a cui eravamo chiamati prima dell'arrivo di questo coronavirus...


Il divieto di celebrare le liturgie nelle Chiese ha generato un forte senso di spaesamento in molti fedeli di Betlemme i quali, in queste ore drammatiche, rispettano in maniera esemplare gli obblighi imposti dalle esigenze di ordine pubblico. Come religiosi e come punto di riferimento spirituale, che iniziative state adottando per trasmettere la vicinanza della Chiesa? Che canali state utilizzando per comunicare con l'esterno?


Contattiamo i nostri fedeli a livello parrocchiale. Certo è che, i contatti diretti che avevamo prima, durante le attività e le celebrazioni, ora sono molto limitati. In armonia a quanto richiestoci dall'Amministratore Apostolico, dal Custode e dal Governo, in questi giorni abbiamo evitato ogni contatto diretto con i fedeli. Rimaniamo però a dare coraggio a diversi gruppi di volontari, giovani e scout. Ci sono infatti delle belle iniziative di giovani che, coordinati da noi frati, si organizzano per visitare quelle persone che hanno più bisogno a livello materiale, portando loro gli alimenti necessari per vivere. Tramite questi giovani entriamo in contatto con le persone che noi sappiamo essere più bisognose
Nel nostro piccolo poi, cerchiamo di trasmettere qualche momento di preghiera, specialmente durante la Via Crucis. Mentre per il resto, per la Messa, ci pensa il Christian Media Center a raggiungere i fedeli, trasmettendo le celebrazioni da Nazareth. 
Infine, i nostri fedeli sono invitati da noi a fare delle loro case delle piccole chiese nelle quali possono innalzare le lodi e le loro suppliche al Signore. 


3. I cittadini di Betlemme hanno vissuto in passato altri momenti drammatici, vivendo nel terrore dell'occupazione militare e dell'assedio della Basilica. Oggi, proprio nei giorni della Quaresima, si sta lottando contro un nemico inedito, invisibile, e proprio per questo ancora più temibile. Con che spirito consiglia ai suoi fedeli di vivere questo tempo di "deserto quaresimale", in attesa della Pasqua?


Sappiamo da sempre che la Quaresima è un momento forte nel quale si invitano i fedeli a convertirsi, a fare un ritorno verso Dio, a compiere un distacco dalle cose materiali, liberando l'anima e il cuore per dare spazio al Signore. Ma quest'anno la Quaresima è molto particolare, perché si sta vivendo col dramma del coronavirus.  
Il coronavirus è comparso alla fine dell'anno scorso, o all'inizio di quest'anno in Cina, e mai avremmo pensato che potesse arrivare fino a Betlemme. 
Qui a Betlemme giovedì 5 marzo si è scoperto per la prima volta il contagio di sette persone che avevano avuto un contatto diretto con un gruppo di turisti in un albergo di qui. Di conseguenza il Governo ha reagito prontamente, in maniera forte e decisa. Ha svuotato le scuole, ha chiuso le università, ha chiesto di sospendere tutte le attività e tutte le celebrazioni nei luoghi di culto di tutti i livelli: sia ai cristiani, nelle chiese e nei santuari, sia ai musulmani, nelle moschee. Tutto questo sinceramente è molto doloroso, ma fermare la vita delle persone ha tuttavia aiutato molto a limitare l'espansione del contagio. Attualmente abbiamo  quarantaquattro persone contagiate, ma la situazione sta pian piano migliorando perché circa venti di loro sono in via di guarigione.

Guardare Betlemme oggi è una tristezza totale. Delle sue strade affollate di pullman, di pellegrini in giro, di locali che portano in macchina i figli a scuola o vanno al lavoro, non è rimasto niente. Non c'è nemmeno un gatto per la strada. Questo virus ha fatto sì che la gente rimanga con la paura e viva nella paura. Ed è proprio qua il punto. Vivere la Quaresima in questo contesto è molto significativo. Per me è necessario fare una vera conversione del cuore verso Dio perché questi fatti, questi grandi eventi, queste crisi possono essere strumenti di salvezza.
Secondo me il coronavirus è una grazia che manifesta la benevolenza e l'amore di Dio verso il popolo e verso ogni persona. Perché l'uomo di oggi ha un male molto grande: ha voluto sostituirsi a Dio, pensando di poter riuscire a far tutto e a risolvere tutto con la tecnologia e con le proprie invenzioni. L'uomo di oggi ha fatto di se stesso dio al posto del Dio vero, perciò Dio ha permesso che si diffondesse questo virus, che è una cosa molto piccola, non visibile ad occhio nudo, ma che invece è riuscito a fermare tutti, a fare stare tutti a casa, a chiudere gli aeroporti in tutto il mondo, a paralizzare la vita. 
E allora sì, è vero che dobbiamo vivere la Quaresima nel senso di ritorno verso Dio, darGli il primo posto, a Lui che è il padrone della vita, che è capace di fare tutto, che è l'Onnipotente. Per amore nostro Lui ci ha lasciati soffrire davanti a una cosa molto piccola come il coronavirus così da farci conoscere i nostri limiti. 
Allora questa Quaresima deve farci mettere Dio al primo posto sempre, farci inginocchiare davanti a Lui, chiedendo perdono, chiedendo la Sua grazia e la Sua misericordia, affinché salvi il mondo intero dalla paura di questo virus e dal male che causa. 


Anche l'Italia, Paese con cui i francescani hanno un rapporto speciale e originario, sta attraversando una crisi sanitaria senza precedenti. A Roma, il Santo Padre ha affidato le sorti degli italiani e del mondo alla Vergine Maria, inginocchiandosi davanti alla Maria Salus populi Romani, a Santa Maria Maggiore. Cosa si sente di dire agli italiani che in queste settimane di quaresima volgono il loro sguardo alla Terra Santa, luogo della morte e della Resurrezione di Cristo?


Betlemme ha sempre avuto legami forti, intimi, con l'Italia perché tante parrocchie italiane sono gemellate con la parrocchia di Betlemme, ragion per cui con l'Italia ci sentiamo "famiglia". Vedere quello che accade lì è una sofferenza totale, per il numero spaventoso dei contagi, per il numero spaventosissimo dei morti. Stamattina ho sentito un mio amico sacerdote in Italia e mi diceva che alle dieci di mattina aveva già seppellito il nono caso dall'inizio della giornata. Questo significa che decede una persona quasi ogni mezz'ora. Siamo perciò vicini all'Italia, stiamo pregando per gli italiani affinché il Signore veramente rivolga il suo Volto verso questo Paese e lo sostenga ancora nella battaglia contro questo virus, verso la vittoria finale. 
Inviamo un messaggio da Betlemme di solidarietà e di fratellanza davanti alla Grotta della Natività, davanti alla Stella dove è nato Gesù. Noi vi siamo vicini nella preghiera, sperando che voi possiate superare presto questo momento di prova così triste e così forte, vincendolo con la grazia di Dio.