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I salesiani di Beit Jemal festeggiano Santo Stefano

Published: January 07 Tue, 2020

BEIT JEMAL – Il 26 dicembre, in occasione della festa di Santo Stefano, la comunità salesiana di Beit Jemal ha celebrato una Messa in omaggio al suo Santo Patrono. La cerimonia, che si è tenuta nella Chiesa di Santo Stefano, ha riunito diverse comunità attorno ai Salesiani, tra cui le Suore e i monaci di Betlemme, le Suore Salesiane e altri amici.

È in questo villaggio situato sulle Colline della Giudea, a circa trenta chilometri da Gerusalemme, vicino al limite meridionale della città di Beit Shemesh, che tutti i salesiani di Terra Santa si sono riuniti, come ogni anno, nel giorno di Santo Stefano, Patrono dei salesiani di Beit Jemal.

Su invito di padre Gian Maria Gianazza, superiore della casa, le varie comunità presenti hanno potuto riunirsi per una messa dedicata al primo martire del cristianesimo, sepolto sul luogo in base ad una bella tradizione locale.

Mons. Giacinto Boulos-Marcuzzo, Vicario patriarcale per Gerusalemme e Palestina, è stato invitato a presiedere la celebrazione eucaristica. Le monache di Beit Jamal sono arrivate in gran numero, affiancate dai monaci di Beit Jemal e dai diaconi del seminario internazionale di Ratisbona. Anche p. Alessandro, ispettore provinciale dei salesiani, ha fatto il viaggio, accompagnato dal suo consiglio di ispezione.

Nell’omelia, Mons. Marcuzzo è tornato sulle ragioni che hanno portato la Chiesa a collocare Santo Stefano, figura di protomartire, subito dopo Natale, evocando il suo desiderio di mostrare fino a che punto “questo bambino che è nato, la fede e l’amore in lui, può portare al martirio”. “Ogni anno, centinaia di fedeli e sacerdoti in tutto il mondo muoiono per la loro fede, il che tende a dimostrare che il martirio è ancora un valore molto attuale”, ha sottolineato il vicario patriarcale, citando tra l’altro il martirio della vita quotidiana, ma soprattutto il martirio nell’ecumenismo, ricordando che “i cristiani in Medio Oriente, qualunque sia la loro denominazione, soffrono insieme”.

L’arcivescovo Marcuzzo ha concluso il suo discorso insistendo sul dovere dei cristiani della regione, di “tenere la porta della speranza aperta e la luce della speranza accesa” nonostante tutti i segnali negativi. “La speranza della pace, la speranza della giustizia”.

L’evento si è concluso con un pasto fraterno.

Tra i luoghi da visitare, a Beit Jemal vi è anche un santuario che attira cristiani, ebrei e musulmani, in quanto vi è sepolto il venerabile fratello Sima’an Srouji, infermiere morto nel 1943 e noto per la sua gentilezza e generosità verso le diverse comunità religiose della Terra Santa.

Nello stesso giorno, la comunità domenicana, nota anche come Convento di Santo Stefano, ha celebrato la festa del primo martirio del cristianesimo a Gerusalemme.

Geoffroy Poirier-Coutansais