Intervista a Padre Gabriel Romanelli, parroco di Gaza

Published: December 18 Wed, 2019

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GAZA – A Gaza, in occasione della visita pastorale di mons. Pizzaballa, abbiamo intervistato Padre Gabriel Romanelli, IVE, parroco da circa due mesi della chiesa della Sacra Famiglia. Ci ha parlato della condizione della piccola comunità cattolica locale.

Padre Gabriele, buongiorno. Da quanto tempo si trova qui a Gaza?

Sono qua da due mesi. Ero già stato a Gaza 15 anni fa a servizio della parrocchia per circa tre anni e mezzo, ed ora da due mesi sono ritornato come parroco.

E che situazione hai trovato?

Ho trovato una situazione molto più triste rispetto a quella che c’era 15 anni fa. All’epoca i cristiani erano 3500, mentre adesso sono poco meno di un migliaio, su due milioni e duecentomila abitanti totali, quindi la percentuale è molto bassa… vuol dire che negli ultimi 15 anni da Gaza sono andati via tanti cristiani verso altri luoghi della Terra Santa o all’estero.

Lei ha esperienza anche in Cisgiordania…

Sì, sono stato a Beit Jala per 14 anni. La fede di questa comunità è la stessa di quella della Cisgiordania, cambiano tuttavia i sentimenti delle persone, specialmente riguardo al futuro; vivere a Gaza significa non avere possibilità di spostamento, per esempio a Natale e a Pasqua. I cristiani palestinesi di Gaza sono i discendenti dei primi cristiani alla stregua dei cristiani di Beit Sahour, di Betlemme, di Ramallah, ecc. Eppure, loro a Natale non possono essere a Betlemme, né a Pasqua a Gerusalemme. Si prova un sentimento di impotenza che molto spesso li scoraggia perché si sentono stranieri nella loro terra.

Ci parli della comunità cristiana di Gaza. Come l’ha trovata?

La situazione della comunità cristiana che ho trovato è quasi paradossale, da una parte c’è depressione, tristezza, voglia di andarsene; dall’altra ho trovato numerose iniziative che vanno molto bene, per esempio quelle promosse da Padre Mario Da Silva (parroco uscente, n.d.r.) che ha lavorato molto bene qui per sette anni. Delle tante iniziative spirituali e sociali che ha portato avanti, una è la formazione dei ragazzi cristiani affinché siano più preparati e si sentano più radicati nella loro fede, iniziativa che è andata di pari passo con la ricerca di collaborazione e di aiuto con il Patriarcato latino di Gerusalemme, il cui supporto per la creazione di posti di lavoro è stato enorme. Tra i cristiani è forte il desiderio di trovare un futuro migliore altrove; tuttavia, questa comunità sperimenta che la Chiesa è presente, tanto che alcuni di loro hanno deciso di restare.

Per il Santo Natale come vi siete organizzati?

Abitualmente la parrocchia di Gaza si organizza in due modi: il primo è la festa del 24 sera, nella notte di Natale; sapendo tuttavia che tanti cristiani non potranno andare fuori (per raggiungere Betlemme, n.d.r.), qui a Gaza celebriamo anche una festa di Natale in anticipo con il Patriarca di Gerusalemme – adesso con l’Amministratore Apostolico che ne fa le veci. Mons. Pizzaballa è venuto in questi giorni proprio per festeggiare il Natale con noi. Quindi, per l’occasione, abbiamo organizzato la visita a tutte le case dei malati e degli incontri con i cristiani cattolici e ortodossi presenti nella Striscia e con i giovani. Poi la benedizione del Centro San Tommaso d’Aquino, della nuova parte del Centro Caritas e la grande festa di Natale con dodici prime comunioni e quattro cresime, che per noi è davvero una cosa enorme! Basti pensare che la comunità cattolica conta appena 117 persone. Poi c’è stata la benedizione ai ragazzi in procinto di sostenere il Tawjihi, cioè quelli che finiscono la scuola secondaria superiore per poter accedere all’università e, dopo ancora, la rappresentazione sacra del presepe vivente fatta dai bambini che è stata molto carina. Ora che tutto si è concluso, siamo veramente lieti di quello che abbiamo vissuto. Per la notte di Natale speriamo di essere veramente pochi a festeggiare qui, perché significherebbe che la maggioranza dei nostri cristiani sono riusciti a ricongiungersi al resto delle loro famiglie e dei loro amici alla messa di Betlemme.

Intervista condotta da Filippo De Grazia