Beta Version

Meditazioni di Mons. Pizzaballa: II Domenica di Natale, anno A

Published: January 02 Thu, 2020

Meditazioni di Mons. Pizzaballa: II Domenica di Natale, anno A Available in the following languages:

4 gennaio 2020

II Domenica di Natale

Il prologo del Vangelo di Giovanni, che ascoltiamo in questa Seconda Domenica del tempo di Natale, ci porta all’essenziale, al centro della vita cristiana. Ci porta al principio (Gv 1,1), dove, per principio, non si intende solo ciò che sta all’inizio, ma ciò che sta come fondamento, ciò che dà la chiave di lettura di tutto il resto. Si intende il senso della vita.

Ci dice innanzitutto, nell’ultimo versetto, che Gesù è venuto a rivelare proprio questo, è venuto a rivelarci il volto di Dio.

E aggiunge che solo Gesù può fare questo, perché nessun altro ha visto Dio (Gv 1,18).

In principio, in realtà, l’uomo era stato creato proprio per questo, per vedere Dio, per essere in relazione con Lui. È stato il peccato ad offuscare questa relazione, a nascondere all’uomo il Volto di Dio, per cui c’era bisogno che di nuovo il Volto di Dio fosse rivelato all’uomo.

Gesù può farlo per un semplice motivo: perché è Dio (Gv 1,18), e perché viene in mezzo a noi, perché assume la nostra carne (Gv 1,14). In Lui, la vita di Dio e la vita degli uomini si uniscono in un’unica vita.

Per questo Giovanni può dire che in Lui era la vita, e che questa vita era la luce degli uomini (Gv 1,4).

Ciò significa che la luce della nostra vita, cioè la nostra verità ultima, non possa ricercarsi altrove se non qui, in questa vita che Gesù ci rivela. Noi non siamo altro, non possiamo trovare altra luce per dare significato a ciò che viviamo, se non in questa vita che tiene insieme la vita di Dio e la nostra.

Potremmo riassumere tutto questo in un’unica parola, ovvero relazione. La vita vera, che Gesù ci rivela, è una vita che vive la pienezza delle relazioni, una vita che è relazione, con Dio e con gli uomini. Una vita, in ultima analisi, che è il contrario della solitudine, dell’isolamento, una vita che è amore e comunione. Noi siamo stati fatti così.

E Giovanni afferma questo quando dice che “tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv 1,3): potremmo dire che il modello su cui siamo stati pensati e creati è Cristo, uomo e Dio. Il Padre ci ha voluti così, ci ha voluti come suo Figlio, come Gesù.

Per questo, dice sempre Giovanni, “a quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12): ovvero a quanti credono in questa luce, in quanti si fidano e si rallegrano di questa chiamata, il Padre dà un nome nuovo, una nuova identità, che è quella che era in principio, da sempre: quella di essere semplicemente figli. Questa è la vera vita.

Questa vita non si impone con forza, non obbliga nessuno, lascia liberi. E infatti, ai versetti 10-11 l’evangelista dice, quasi con stupore, che questa Vita venne nel mondo, ma i suoi non l’hanno accolta, non l’hanno riconosciuta, che l’hanno rifiutata.

Cos’è dunque accaduto alla luce, quando è stata rifiutata? Si è forse spenta?

No, dice Giovanni, al contrario: le tenebre non l’hanno vinta (Gv 1,5).

Nel momento in cui la luce è stata rifiutata, questa luce è diventata ancor più luminosa e ha posto, nella nostra vita, un principio ancor più solido e più sicuro: ovvero si è data completamente, fino alla fine, fino alla croce.

Questa è la luce degli uomini, questo modo di stare in relazione che Dio ha scelto, questo modo di amare fino alla fine. Questa è la vita dei figli.

Allora, all’inizio di questo anno siamo chiamati a mettere un fondamento alla nostra vita, a riconoscere ciò che sta in principio, ciò su cui vogliamo poi costruire tutto il resto.

E se vogliamo che la nostra vita sia davvero vita, non possiamo che mettere questo, il fatto oggettivo che Dio si è donato a noi in Cristo, senza tirarsi in dietro rispetto al nostro rifiuto.

Questa è l’unica luce che può illuminare davvero la nostra esistenza.

+Pierbattista