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Messaggio di Natale 2019 dell’Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa

Published: December 23 Mon, 2019

Messaggio di Natale di Mons. Pierbattista Pizzaballa Amministratore Apostolico del Patriarcato latino

“I pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Lc 2,15–16).

I Vangeli del Natale, come quelli della Pasqua, sono pieni di verbi di movimento. La nascita di Gesù, il suo venire a noi ha infatti provocato una sorta di effetto domino: Maria e Giuseppe, gli angeli, i pastori, i magi… tutti si spostano, si muovono da un luogo all’altro. Tutti a motivo o a causa della nascita apparentemente normale di un bambino qualsiasi nella Betlemme di allora.

I pastori, per conoscere quanto il Signore ha annunciato loro attraverso gli angeli, hanno dovuto mettersi in movimento. «Andiamo dunque fino a Betlemme… Solo così hanno potuto vedere e infine conoscere, fare cioè esperienza di quanto era stato loro annunciato dagli angeli.

L’invito viene rivolto anche a noi oggi. Andare e vedere, per conoscere.

“Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12). Cosa ci indica il segno di Betlemme?

Se questa domanda fosse rivolta alla nostra comunità ecclesiale, cosa e come dovremmo rispondere? Cosa abbiamo visto e conosciuto in questo anno che è ormai terminato e cosa attenderci dal prossimo anno che inizia?

Se dovessimo cercare la speranza solo all’interno delle nostre piccole vicende umane, avremmo ben poco cammino da compiere.

Dobbiamo fare i conti con la fragilità della vita politica, percepita sempre più lontana dalla vita reale della popolazione e apparentemente non in grado di affrontare in maniera sistematica gli enormi problemi sociali ed economici della nostra regione. Difficile, in questo contesto, vedere come sia possibile dare anche minime prospettive di respiro alla questione israelo-palestinese, che appesantisce la vita di gran parte della nostra comunità. Vediamo volare sopra le nostre teste tante proposte di soluzione, ma non le vediamo mai atterrare e portare a qualcosa di concreto. L’arrivo di sempre più numerosi pellegrini da tutto il mondo porta il sorriso in tante famiglie, che possono così lavorare con serenità. Nonostante ciò, in gran parte del territorio della nostra diocesi il lavoro resta il problema principale per tante nostre famiglie. Assistiamo, inoltre, all’inasprirsi delle condizioni di vita di tanti lavoratori stranieri e immigrati. L’idea di emigrare diventa una tentazione, un pensiero persistente in tanti di noi. Potrei continuare a lungo con questa litania di difficoltà. Tutto, insomma, sembra dirci che parlare di speranza sia semplice retorica, un estraniarsi dalla realtà vera della nostra terra.

Ricordiamoci, allora, che i tempi di Gesù non erano migliori dei nostri. C’era l’occupazione romana, c’era Erode, c’erano i vari centri di potere… in fondo l’uomo non sembra cambiato molto da allora.

Ma guai a rassegnarsi! Non è questo il messaggio del Natale. La nascita di Gesù non ha cancellato nessuno dei drammi politici, sociali ed economici del suo tempo. Gesù non è venuto a rivoluzionare le strutture sociali del suo tempo, non ha voluto conquistare il potere, ma il cuore dell’uomo. È così che ha cambiato il mondo.

Il mio pensiero e il mio ringraziamento, allora, si rivolge ai tanti e a alle tante che con amore, nel silenzio e senza clamore, ancora oggi donano la loro vita e il loro cuore gratuitamente.

Ai genitori che, nonostante le tante difficoltà, hanno avuto il coraggio di guardare al futuro e dare una speranza ai loro figli. Ai tanti operatori e volontari che si spendono negli ospedali, nelle case per anziani, nelle case di accoglienza dei disabili. Ai nostri giovani che non rinunciano a sognare un futuro migliore. A quanti lavorano per la giustizia e la dignità di tutti. Ai nostri sacerdoti, ai religiosi e alle religiose che, nonostante a volte le solitudini e le incomprensioni, continuano a dare la vita per le loro comunità. A quanti, insomma, hanno capito che essere cristiani significa donare la vita, amare gratuitamente, senza attendere nulla per sé, perché hanno già tutto. Sono persone che hanno nel cuore una speranza grande, un desiderio sincero e profondo che li porta fuori da sé e attenti all’altro. Solo con una speranza così, quella che lo Spirito Santo ha messo in noi, riusciremo davvero a cambiare il mondo.

Dopo avere visitato gran parte delle nostre comunità parrocchiali e religiose, devo dire che anche oggi e nonostante tutti i nostri limiti, questo ancora accade. Fra le tante nostre contraddizioni, infatti, ho incontrato ovunque persone felici, dedite con costanza al servizio della loro famiglia, della loro comunità, della loro realtà di vita.

Sono loro la speranza della nostra Chiesa. In loro, qui, si celebra ancora il Natale vero.

Possa il loro esempio e la loro vita continuare a cambiare il cuore di tanti. Sono certo che solo così potremo davvero rendere felice questa nostra tormentata Terra Santa.

Buon Natale e felice Anno Nuovo!

+Pierbattista