Mons. Boulos Marcuzzo: "cammino secondo lo Spirito" nel servizio

By: Rula Shomali/ LPJ - Published: June 19 Fri, 2020

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GERUSALEMME - Il 24 aprile 2020, Sua Eccellenza Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale latino per Gerusalemme e la Palestina, ha celebrato il suo 75 ° compleanno. In questa occasione speciale, Sua Eccellenza ha inviato una lettera di ringraziamento alla famiglia del Patriarcato Latino, alla comunità locale delle parrocchie, ai sacerdoti, alle comunità religiose, alle istituzioni pastorali e altri. La legge canonica impone a ciascun vescovo all'età di 75 anni di presentare una lettera ufficiale di dimissioni a Sua Santità. A nome di papa Francesco, S.E. l'arcivescovo Leopoldo Girelli, delegato apostolico a Gerusalemme, ha ricevuto la lettera e ha chiesto al vescovo di "continuare la Sua missione pastorale, fino a quando papa Francesco non accetta le Sue dimissioni e nomina un nuovo vescovo". S. E. l’Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, l’ha confermato nel suo incarico come vicario patriarcale.

"Abouna Boulos" - come lo chiamavano i fedeli locali – ha iniziato il suo ministero nelle parrocchie di Beit Jala e Ramallah come vicario parrocchiale e insegnante di catechismo. Ha anche svolto la sua missione come parroco e direttore di scuola a Malakal, nel Sudan del Sud. Ha operato nel campo educativo in vari istituti come il Ramallah College, il Seminario del Patriarcato Latino a Beit Jala, l'Università di Betlemme e altri, come Docente di Teologia, Filosofia e Patrologia araba.

Sua Eccellenza è sempre stato un membro attivo nei comitati e nelle istituzioni della Chiesa: come l'Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa (AOCTS), il Consiglio Presbiterale, il Collegio dei Consultori, la Conferenza dei Vescovi latini nelle regioni arabe (CELRA), consulente per il Consiglio dei Patriarchi Cattolici d'Oriente, membro del Comitato delle Scuole Cristiane e del Consiglio dei Capi delle Chiese di Gerusalemme. È stato anche membro del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e della Commissione di lavoro permanente bilaterale tra la Santa Sede e lo Stato di Israele.

Il vescovo Marcuzzo ha maturato esperienze ricche e uniche in Terra Santa - (60 anni in Terra Santa, 51 dei quali come sacerdote e 27 come vescovo) - In questa occasione, l'Ufficio stampa del Patriarcato latino si è incontrato con lui per parlare della sua esperienza di vita tra i fedeli. Premettiamo l’intervista con la presentazione breve del suo curriculum vitae.

Curriculum vitae. (Missione di vita e pastorale)

Giacinto-Boulos Marcuzzo è nato a San Polo di Piave, in provincia di Treviso nell'Italia settentrionale, il 24 aprile 1945. Il 25 agosto 1960, è entrato nel Seminario di Beit Jala e il 1° settembre 1962 nel Seminario maggiore, dove ha imparato, tra altre materie filosofiche e teologiche, le lingue della Terra Santa, soprattutto l’arabo. Il 1 ° novembre 1968 è stato ordinato diacono e il 22 giugno 1969 sacerdote nella Basilica del Getsemani.

Dopo diversi impegni pastorali - di cui ci parlerà nell’intervista - il 29 aprile 1993, Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Emmaus ed il 3 luglio è stato consacrato vescovo nel Santo Sepolcro di Gerusalemme. Il 10 settembre 1994 ha fatto il suo ingresso come Vescovo a Nazareth e Vicario Patriarcale Latino per Israele, incarico terminato 23 anni dopo, quando nel giugno 2017 è stato nominato Vicario Patriarcale per Gerusalemme e Palestina, incarico che ricopre tuttora.

1- Quali sono le pietre miliari più importanti del Suo viaggio pastorale?

La mia prima pietra miliare, dopo l'ordinazione sacerdotale, è stato il servizio pastorale in Terra Santa in generale, e in particolare a Beit Jala e Ramallah (1969-1972) come vicario parrocchiale, durante il quale mi sono dedicato alla gioventù, alla catechetica e all'insegnamento di storia della filosofia nelle scuole. Ho sperimentato in profondità il significato dell’”attrazione carismatica della Chiesa Madre di Gerusalemme", della Terra Santa, dei suoi fedeli, eredi dei primi cristiani, e dei Luoghi Santi. Queste esperienze sono riassunte nel mio motto sacerdotale "Per me la vita è Cristo" (Filippesi 1:21)

La seconda pietra miliare è stata il mio servizio missionario a Malakal, nel Sudan del Sud, dove ho prestato servizio, come sacerdote, nelle sue missioni e succursali, nel seminario minore e nelle scuole tra il 1972 e il 1977. Ringrazio Dio per questa esperienza nell'opera missionaria dei sacerdoti del Patriarcato latino, che è stata piena di solidarietà ecclesiale genuina, proficui sforzi, sviluppo sociale e antropologico e ricca di avventure che potrei chiamare, nei suoi significati più diversi, "evangeliche". Siamo stati i primi sacerdoti a tornare in Sudan, sette anni dopo la guerra civile, che ebbe risultati devastanti sulla società e sulla Chiesa, compresa l'espulsione dei missionari stranieri. Vi era un urgente bisogno della presenza di sacerdoti cattolici che rispondessero al crescente numero di persone nelle tribù nilotiche, in Sud Sudan, che volevano convertirsi al cristianesimo, per guidarli, insegnare e dare loro la giusta educazione cristiana. Nonostante la difficilissima situazione economica e sociale, siamo stati felici di offrire loro i nostri servizi missionari, culturali e sociali durante i migliori anni della nostra vita, che hanno avuto, grazie a Dio, risultati davvero fruttuosi.

La terza pietra miliare è il tempo che ho trascorso nella specializzazione teologica alla Lateranense di Roma (1980 - 1988). È stato un periodo pieno di sorprese e "scoperte" romane: quello studio mi ha aperto grandi orizzonti intellettuali, ho vissuto l’"anno dei tre papi", mi sono impregnato dell’aggiornamento accademico conciliare e ho, personalmente, “scoperto” la Letteratura araba cristiana (LAC), o quella che possiamo chiamare la Patrologia araba che non è tanto conosciuta neppure presso i cristiani arabi.  È diventata la mia grande passione e mi ha poi incoraggiato a scrivere la tesi di dottorato su questo argomento. Successivamente, ho insegnato questa materia al Seminario Patriarcale Latino di Beit Jala, all’Università di Betlemme, in quella di Haifa e in altre istituzioni accademiche.

Passiamo adesso alla 4° tappa: ho prestato servizio nel Seminario patriarcale latino di Beit Jala per 14 anni, dove sono stato insegnante, rettore e partecipante attivo alle varie attività del seminario. È stato un tempo pieno di sfide, ma anche dell’esperienza dello Spirito, di fede e ottimismo e di vera fratellanza tra sacerdoti. Quando ricordo la mia esperienza lì, mi vengono in mente le parole di San Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi: “Infatti chi, se non proprio voi, è la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui vantarci davanti al Signore nostro Gesù…? Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia!” (1 Tessalonicesi 2,19-20).

Infine, essere Vicario patriarcale a Nazareth per Israele (1994-2017) e vicario patriarcale a Gerusalemme per la Palestina (2017-oggi) sono le ultime stazioni. Ho praticato questo ministero al culmine della mia maturità apostolica nella mia vita di sacerdote. Ho vissuto una preziosa esperienza pastorale tra i parrocchiani su tutti i fronti, specialmente durante il Sinodo pastorale diocesano generale.

2- Quali sono alcuni dei momenti più preziosi che tiene nel cuore del Suo ministero come vicario patriarcale di Nazaret?

L’esperienza a Nazareth ha avuto un impatto enorme sulla mia vita. In primo luogo, ho sperimentato fortemente il significato della “paternità sacerdotale”, del rapporto tra parrocchiani e sacerdoti, nonché la cooperazione con altre Chiese e il dialogo interreligioso (con musulmani, ebrei e drusi) oltre all'interazione sociale, storica e culturale con la poliedrica comunità della Galilea.

In quegli anni (1994-2017), seguivo da vicino la vita delle parrocchie, delle scuole, delle comunità religiose, delle celebrazioni nei Luoghi Santi e degli incontri con i numerosi pellegrini, come farebbe qualsiasi altro vescovo. Pertanto, sono stato testimone interattivo di fenomeni spirituali e pastorali in piena crescita, come la "Legio Mariae", il Cammino Neocatecumenale, e l'istituzione e lo sviluppo dei “Concorsi biblici” volti a diffondere la conoscenza della Parola di Dio tra le varie parrocchie; Cattolici, ortodossi e anglicani; inoltre, ho incoraggiato la creazione di movimenti giovanili, che non c’erano, in tutte le parrocchie della Galilea.

Ho anche dato il benvenuto, a nome del Patriarcato latino, a una serie di nuovi movimenti della Chiesa, come la Comunità Chemin Neuf, quella di Canção Nova, il Centro Maria di Nazareth, il "Movimento Shalom" ad Haifa e Nazareth, le suore indiane della Sacra Famiglia, le Suore di Nostra Signora del Monte Carmelo e il ramo contemplativo dei Fratelli Missionari della Carità di Madre Teresa. Dall'inizio del mio ministero a Nazareth, il Patriarcato ha ottenuto una grazia speciale: le Suore della Sacra Famiglia nel Vicariato di Nazareth, con le quali ho vissuto un'esperienza molto pastorale e fraterna.

A livello sociopolitico e durante il mio ministero, molti eventi hanno avuto un impatto, positivo e negativo, sulla società e persino sulla Chiesa. Ricordo, ad esempio, l'arrivo di milioni di ebrei russi dal 1991 in poi che ha cambiato notevolmente la società israeliana; l’incredibile euforia popolare durante gli Accordi di Oslo (1993-1996) e l’alba di un nuovo Medio Oriente, con la seguente delusione per l’assenza dei promotori di quel piano di giustizia e di pace; e l’ormai famosa "questione della moschea di Nazaret" (1997-2002). Certo, la Chiesa ha dovuto prendere posizioni adeguate per affrontare tali importanti circostanze.

A livello socioculturale, è stata per me una gioia partecipare e incrementare degli incontri per discutere di questioni sociali, culturali e religiose in conferenze e seminari tenuti nei diversi centri pastorali, con i parrocchiani, gli studiosi e intellettuali sugli ultimi eventi, sui problemi della Chiesa, le tradizioni, la migrazione, la Patrologia araba, la musica e sull’identità e la missione del cristiano in Israele oggi. Mi ha reso particolarmente felice vedere l’interesse degli ascoltatori e specialmente la loro gioia di scoprire, per esempio, la Patrologia araba e gli insegnamenti sociali della Chiesa.

A livello liturgico-pastorale, è stato molto bello per me partecipare all'animazione dei Luoghi Santi e tessere forti legami tra la Chiesa locale e i siti biblici, come parte del nostro importante patrimonio storico. È stato un vero piacere continuare a celebrare e pregare in luoghi direttamente collegati alla Bibbia e persino iniziare nuove tradizioni. Ad esempio, la Messa delle Beatitudini, la Festa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci a Tabgha, la Messa di Emmaus e altre.

A livello pratico e edile siamo stati benedetti nel ricevere fondi dai Cavalieri del Santo Sepolcro e da altri benefattori, che ci hanno permesso di costruire una nuova chiesa a Mouqeibleh, un nuovo convento a Shefa-'Amr, nuove scuole a Reneh e Rameh, una nuova scuola superiore a Jaffa di Nazaret. Il Patriarcato ha assunto poi l'amministrazione della scuola delle Suore di Nazaret ad Haifa e Shefaamer; ha acquistato anche due appezzamenti di terreno vicino al Vicariato di Nazareth, su cui è stato costruito il convento delle Suore, la Corte ecclesiastica, l'Ufficio delle scuole e il Centro pastorale patriarcale. Con l’apprezzata generosità delle Suore di Nazareth, il Patriarcato Latino ha dato in affitto un terreno a delle famiglie di Nazareth dove si sono costruite 52 abitazioni. Inoltre, non devo dimenticare l'acquisto di due appezzamenti di terreno vicino alla Chiesa latina di Shefa-Amr, e un'antica chiesa di Giaffa di Nazareth, all'interno di uno scambio di terre con la Custodia di Terra Santa.

Uno dei risultati più importanti per le nostre Chiese è stato, senza alcun dubbio, il Sinodo pastorale generale, tenutosi per nove anni, che ha avuto un impatto enorme sulla vita della comunità cristiana. Questo sinodo, che aveva come slogan ispiratore “Insieme”, è stato speciale in molti sensi, soprattutto grazie alla sua organizzazione, ai suoi metodi e ai suoi partecipanti. Alla fine del Sinodo, è stato pubblicato un “Piano pastorale generale” per guidare la Chiesa di Terra Santa nel nuovo millennio. In seguito, molte iniziative si sono cristallizzate come il dialogo interreligioso, l'unità tra le Chiese, le comunità religiose e la Chiesa locale, la cooperazione pastorale tra laici e clero, l'armonia tra i Luoghi santi e i fedeli, oltre alla centralità della famiglia, la scuola e laici. Queste e altre iniziative mi hanno ricordato l’espressione di San Paolo “solvens parietem"(distruggere il muro di separazione) che è il mio motto episcopale.

Infine, le beatificazioni di suor Maria Bouardi (1983) e di suor Maria Alphonsine Ghattas (a Nazareth 2009) e poi la loro canonizzazione a Roma insieme nel 2015 è stata una delle esperienze più felici e benedette che ho avuto. È stato un piacere, infatti, dirigere la causa dei miracoli e organizzare le celebrazioni prima, durante e dopo la canonizzazione.

3- Lei è conosciuto per la Sua passione nel lavorare con le famiglie e i giovani, ci dica, perché?

Le famiglie e i giovani hanno sempre attirato la mia attenzione durante il mio ministero perché credo nel loro importante impatto sulle parrocchie. La mia esperienza con le famiglie, per cominciare, proviene da un'esperienza personale. La mia famiglia significa tutto per me e la mia vocazione non si sarebbe realizzata se, dopo la grazia di Dio, i miei familiari non fossero stati i miei sostenitori. Credo che tutti riceviamo la nostra educazione di base e sociale, e dunque il nostro presente e futuro, dai nostri genitori e dal resto della famiglia, nonché dalla scuola e dalla società. Confido un fatto personale: ho inciso la data del matrimonio dei miei genitori sulla mia croce pettorale, che è la data della creazione della mia famiglia, fonte di grandi benedizioni per tutti noi, grazie a Dio.

Così, ho lavorato instancabilmente con coppie di fidanzati, preparandole al matrimonio in varie parrocchie di Nazareth e della Galilea, di Haifa e di Betlemme, anche provenienti da diverse Chiese. Inoltre, l'Assemblea degli Ordinari Cattolici mi ha incaricato di essere il delegato episcopale per la pastorale della famiglia. Sono lieto di vedere uno dei risultati raggiunti dell’Ufficio per la Pastorale del Patriarcato latino: la “marcia delle famiglie”, una serie di incontri che ha come scopo la creazione di un comitato pastorale per le famiglie in ogni parrocchia.

Inoltre, ho partecipato a dieci “Conferenze internazionali delle famiglie”; una a Rio de Janeiro nel 1997, durante la quale Papa Giovanni Paolo II ha lanciato l'idea di istituire il "Centro internazionale per la spiritualità della famiglia a Nazareth", (che, per motivi pratici è ancora in costruzione). In quell'occasione, famiglie di Nazaret hanno presentato un'icona appropriata al Papa da conservare nel costruendo centro.

Per quanto riguarda i giovani, ho avuto il privilegio di vivere e di respirare il clima di “aggiornamento” del Concilio Ecumenico Vaticano II.  Sono stato poi tra i seminaristi e giovani sacerdoti che sono stati coinvolti, quando Don Michel Sabbah (che in seguito divenne patriarca) diede vita alla JEC (Jeunesse Étudiante Chrétienne -Young Christian Students), nella metà degli anni ’60, che ancora adesso fa tanto bene nella nostra società.  

A livello internazionale, ero presente a Roma quando papa Giovanni Paolo II avviò la serie di “Giornate Mondiali della Gioventù” (G.M.G.) dove scoprii un tocco di freschezza, di ottimismo e di impegno nuovi. Da allora, sono stato responsabile della preparazione dei giovani e del loro accompagnamento prima, durante e dopo ogni G.M.G.  (tranne l'ultima a Panama).

4- Cosa ci dice del Suo prossimo passo?

Ho presentato le mie dimissioni compiuti i 75 anni, ma ciò non significa la fine del mio ministero, poiché continuerò a servire come vicario patriarcale fino a quando Papa Francesco non accetterà le mie dimissioni. Ad ogni modo, vorrei chiarire che voglio rimanere in Terra Santa e continuare il mio ministero qui. Sono pronto a soddisfare qualsiasi servizio mi venga richiesto, quando possibile. Perciò, ho un programma ricco e pieno di interessi pastorali e personali da soddisfare – vorrei pregare di più, leggere, scrivere ricordi condivisi su argomenti pastorali e culturali utili e partecipare alla vita della comunità cristiana nella Chiesa Madre.

Ringrazio Dio! Non lascio spazio alla noia nella mia vita e, per grazia di Dio, guardo sempre avanti. Come diceva San Paolo, e come scrivevo per il mio giubileo sacerdotale, "cammino secondo lo Spirito", nel servizio della meravigliosa Chiesa Madre di Gerusalemme. Pregate per me! Grazie!