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“Oh Betlemme, sei diventata una città fantasma!”

By: Saher Kawas / LPJ - Published: March 10 Tue, 2020

“Oh Betlemme, sei diventata una città fantasma!” Available in the following languages:

BETLEMME - Lo scorso 5 marzo, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato lo stato di emergenza nella città di Betlemme per 30 giorni, procedura intesa a combattere la diffusione della pandemia da Coronavirus. La città è stata inoltre messa in isolamento da Israele, che ha impedito il movimento dei palestinesi da e verso la città, per lo stesso motivo.

Sono le 10.30 di questo sabato 7 marzo nella città vecchia di Betlemme. Chi ha avuto la possibilità di vivere per un po' di tempo nella città, sa che il sabato è il giorno più affollato della settimana nella zona del mercato. Ogni sabato, centinaia di commercianti e contadini si recano a Betlemme dai villaggi vicini per vendere le loro merci e i loro prodotti freschi. In questo giorno della settimana, farsi strada nel mercato significa avere pazienza, perché muoversi a volte è impossibile.

Tuttavia, questo sabato la realtà è diversa. Dopo l'annuncio dei casi di Coronavirus a Betlemme e lo stato di emergenza che ne è seguito, il panico è cresciuto in modo esponenziale e sembra che ora abbia l'ultima parola.

"Il sabato (a Betlemme) è più che altro un giorno di festa", scrive l'autore di Betlemme Jabra Ibrahim Jabra nella sua autobiografia del 1986 "Il primo pozzo", "e le strade della città erano affollate di gente che veniva a comprare e vendere". E continua: "Molti compratori e venditori erano donne... e le loro grida e le loro risate riempivano l'aria e aggiungevano una speciale luminosità a questo evento settimanale". Il sabato era il giorno "del droghiere, del barbiere, della tribuna, dello stagnino, del venditore di halawa e del conciatore".

Passeggiando per le strade che portano al mercato, ho potuto presto vedere che erano quasi vuote. "O Betlemme! Sei diventata una città fantasma", lamentava un proprietario di un negozio. La maggior parte dei negozi era chiusa, e quelli aperti erano vuoti. Le poche persone in giro per strada avevano un solo argomento di cui parlare, dietro visi apparentemente imperturbabili : il nuovo Coronavirus.

Ho camminato un po' per il mercato, sono entrato in un negozio di ferramenta e la prima cosa che ho visto sono state le confezioni di disinfettante per le mani sulla cassa. Ho vagato un po' nel negozio, curioso di sapere di cosa stessero parlando gli altri clienti e alla fine ho fatto acquisti. Un cliente ha chiesto il prezzo dei disinfettanti per le mani, mentre un altro si chiedeva se il negozio vendesse liquido disinfettante per i germi.

Dopo aver camminato ancora per un po', sono arrivato a Piazza della Mangiatoia che, come m’aspettavo, era vuota. A regnare c'era un'insolita calma soffocante. Mi sono fermato davanti alla chiesa della Natività e da lontano ho visto chiusa la "porta dell'umiltà". Il provvedimento che ha imposto la chiusura della chiesa ha avuto effetto il 5 marzo.

Non c'erano turisti in giro. Il decreto del presidente palestinese ha richiesto la cancellazione di tutte le prenotazioni di turisti internazionali a Betlemme e la chiusura di tutte le aree turistiche e religiose. Tuttavia, il primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh aveva annunciato nuove misure precauzionali per venerdì 6 marzo, una delle quali ha esteso a tutti gli alberghi palestinesi la cancellazione delle prenotazioni.

Venerdì, il Patriarcato latino di Gerusalemme ha emanato le sue nuove linee guida precauzionali estese non solo a "tutte le parrocchie, tutte le chiese, le cappelle, le case religiose e qualsiasi altro luogo di culto nel territorio di Betlemme, Beit Jala, Beit Sahour e Gerico", ma a tutto il territorio della Palestina.

Il numero di casi confermati di infezioni da Coronavirus ha raggiunto, a partire da sabato sera, 19 persone nel governatorato di Betlemme. I primi casi sono stati scoperti giovedì all'Angel Hotel, nella città di Beit Jala, dove 32 persone sono attualmente in quarantena. Oggi, sabato 7 marzo, per dare solidarietà e sostegno morale a coloro che sono in quarantena nell'hotel, un gruppo di giovani ha consegnato cibo, bevande e disinfettanti all'hotel.
Nella serata di sabato sera, la polizia palestinese ha chiuso i battenti di un altro albergo di Betlemme, dove 15 persone sono state messe in quarantena.

Si può facilmente prevedere l'impatto negativo della situazione attuale sulla vita degli abitanti di Betlemme, la cui áncora di salvezza è il settore del turismo. Ciò significa disoccupazione per chi lavora negli alberghi, nelle agenzie turistiche, nei negozi di souvenir e nei ristoranti.