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Pizzaballa a Bari: “La via della croce è propria dell’esperienza delle Chiese del Mediterraneo”

By: Filippo De Grazia / LPJ - Published: February 24 Mon, 2020

Pizzaballa a Bari: “La via della croce è propria dell’esperienza delle Chiese del Mediterraneo” Available in the following languages:

BARI – Tra il 19 e il 23 febbraio, si è svolto a Bari l’incontro “Mediterraneo, frontiera di Pace”, che ha coinvolto tutti i vescovi delle regioni che si affacciano sul Mare Nostrum. All’appuntamento, promosso dal presidente della CEI Card. Gualtiero Bassetti, era presente, anche Mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme.

L’evento appena concluso, nato su impulso della Conferenza Episcopale Italiana, ha riunito 58 vescovi delle regioni mediterranee. L’intento è stato quello di promuovere, in pieno stile sinodale, un confronto sui temi che accomunano l’agenda pastorale delle Chiese che si affacciano su questo mare: fede, fraternità, libertà religiosa, guerre e povertà. 


Il Card. Bassetti, promotore dell’evento, ha riferito di essersi ispirato al suggerimento dello storico sindaco di Firenze Giorgio La Pira, oggi in odore di santità: “il Mediterraneo deve tornare ad essere luogo di incontro delle civiltà, luogo di sviluppo del cristianesimo, frontiera di pace. Ci sono tante ingiustizie che si consumano sulle sponde del Mediterraneo, esistono situazioni di guerra, povertà estreme, profughi. È un coacervo di problemi, oggi, il Mediterraneo…”. Ha poi auspicato che da Bari nasca una “risposta pacata ma pastorale della Chiesa”

In rappresentanza della Terra Santa erano presenti l’Amministratore Apostolico, mons. Pierbattista Pizzaballa e il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton. Quest’ultimo ha posto l’accento sull’opportunità di lavorare insieme, anche con musulmani ed ebrei, nello spirito del Documento di Abu Dhabi sottoscritto l’anno scorso da Papa Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar, Muhammad Ahmad al-Tayyib. In questa direzione, ha proseguito il Custode, “le religioni possono e devono dare un contributo di valori fondamentali in grado di sostenere la cultura della pace”.

L’intervento di Mons. Pizzaballa

La mattina di domenica, giornata conclusiva dell’evento, Papa Francesco ha raggiunto i vescovi presso la Basilica di San Nicola, incontrandosi con loro prima della celebrazione della Santa Messa.

Dopo S. Em. Card. Vinko Puljić, Arcivescovo di Vrhbosna, ha preso la parola mons. Pizzaballa che ha così riassunto i passaggi salienti dell’incontro di Bari: una prima fase dedicata all’ascolto reciproco, una seconda all’esperienza e alle proposte formulate e un’ultima alle prospettive future.

Dapprima ha descritto il quadro generale emerso dopo quattro giorni di confronto e di ascolto, rilevando purtroppo che “il destino di intere popolazioni è asservito all’interesse di pochi, causando violenze funzionali a modelli di sviluppo creati e sostenuti in gran parte dall’Occidente”. Nei confronti di questa situazione l’Arcivescovo non ha negato una certa corresponsabilità storica delle Chiese, chiedendo scusa: “Nel passato anche le Chiese sono state funzionali a tale modello  – basti pensare al periodo coloniale – e per questo oggi dobbiamo chiedere perdono”.

Oggi, tuttavia, la situazione è nettamente diversa, “essendo la Chiesa non più preoccupata di occupare o difendere spazi di potere, essa ha ritrovato l’essenziale della fede e della testimonianza cristiana”. Questa riscoperta deve continuare a ispirare le Chiese del Nord Africa e del Medioriente che “pagano il prezzo più alto”, essendo “decimate nei numeri”, rimaste “piccola minoranza”, “comunità che fronteggiano enormi difficoltà e addirittura […] persecuzioni”.


Alla luce di queste criticità, e inermi dinnanzi alla possibilità di orientare le decisioni dei potenti accedendo ai tavoli internazionali, l’unica azione che resta da compiere è continuare a “costruire comunità e relazioni che pongono al centro la persona in tutti i contesti della nostra opera: nelle scuole, negli ospedali, nelle innumerevoli iniziative di pace e solidarietà”. Anche se queste iniziative “non cambieranno il mondo”, ha aggiunto, esse “contribuiranno però a creare contesti di pace e di rispetto”, a testimonianza “del nostro stile cristiano di stare dentro queste difficili realtà”.


Il dialogo è descritto come “l’altra forma di espressione della nostra vita ecclesiale”. Un dialogo che in queste zone si manifesta in forma di convivialità tra Chiese che coabitano e che le impegna ecumenicamente a “istituire comitati interreligiosi soprattutto con i credenti musulmani” con cui ci ritrova a “realizzare insieme opere di solidarietà e condivisione. Vogliamo fare crescere, e trasformare in esperienza, la fratellanza e la solidarietà umana”.

Chiudendo il suo intervento, mons. Pizzaballa ha infine parlato del ruolo che le Chiese del Mediterraneo giocheranno nel prossimo futuro: “in una realtà complessa e articolata come quella mediterranea, dove la pluralità è la caratteristica principale delle nostre società, ci impegniamo a farci carico delle sue tante contraddizioni e, anche se non potremo risolverle, potremo però imparare e insegnare a viverle con speranza cristiana.”

 

Foto di copertina presa da Vatican News