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Solennità dell’Annunciazione 2020: omelia de Mons. Pizzaballa

Published: March 25 Wed, 2020

Solennità dell’Annunciazione 2020: omelia de Mons. Pizzaballa Available in the following languages:

Solennità dell’Annunciazione

Nazareth, 25 marzo 2020

 

Fratelli e sorelle carissimi,

Il Signore vi dia pace!

Si dovrà andare indietro di qualche secolo per ritrovare una solennità dell’Annunciazione nel tono dimesso di oggi, quasi clandestino. E forse noi siamo ancora fortunati, perché la possiamo celebrare, seppur in forma così ridotta. In altre parti del mondo nemmeno in questa forma è possibile. Sono situazioni per noi assolutamente nuove, che non abbiamo conosciuto nemmeno in tempi di guerra e che ci trovano impreparati.

Penso che tutti abbiamo nel nostro cuore tante domande e tante preoccupazioni per quanto sta avvenendo. Siamo disorientati per questa terribile novità che ha colpito tutto il mondo e per le conseguenze gravi che questa crisi ha sulle nostre vite, sapendo che essa sarà ancora più severa nel futuro incerto che ci attende.

Ci troviamo ora qui davanti alla Casa della Vergine, lasciamoci dunque interrogare da Lei, facendoci accompagnare dal brano del Vangelo appena proclamato. E chiediamoci, attraverso questo brano, cosa ci viene annunciato oggi e come si possa parlare oggi in un contesto così drammatico di buona novella e di salvezza. Mi fermo a due brevi considerazioni.

1. La prima è credere che nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37). Nel brano troviamo due situazioni impossibili. La Vergine Maria che rimane incinta senza avere conosciuto uomo (Lc 1,34) e Elisabetta, anziana e sterile, che è già arrivata al sesto mese di gravidanza (Lc 1, 36).

Entrambe le situazioni, dicevamo, sono umanamente impossibili, ma sono avvenute per opera di Dio, senza intervento dell’uomo. Per opera di Dio è sbocciata la vita, laddove la vita non poteva nascere. Cosa questo ci suggerisce?

Nella nostra epoca, l’intelligenza umana e lo sviluppo sociale hanno trasformato il mondo in maniera radicale; oggi possiamo fare cose che fino a poco tempo fa sembravano impossibili e irraggiungibili, in materia scientifica, economica e commerciale. Il progresso scientifico, insomma, ci rende ogni giorno più potenti e ci apre continuamente a sempre maggiori e più ampie prospettive in tutti gli ambiti della nostra vita personale e sociale. Confidiamo sempre più nelle nostre forse e nelle nostre capacità. Ci sentiamo quasi invincibili.

E poi arriva un virus, che sconvolge tutte le nostre certezze. In pochi giorni tutto l’impianto economico-finanziario del mondo, le relazioni internazionali, personali, sociali, il commercio globale… tutto è crollato o comunque rimesso fortemente in discussione.

Al senso di potenza è subentrata la paura, perché ora abbiamo paura, si è fermato tutto. Abbiamo perso la fiducia, siamo spaventati da ogni forma di contatto e soprattutto siamo spaventati da quanto ci può riservare il futuro, pieno di incertezze per la salute, il lavoro, i figli, i genitori, e così via. La fiducia nelle sole nostre forze viene messa in discussione e ci sentiamo improvvisamente impotenti.

Il brano del Vangelo ci invita ad alzare lo sguardo e ad avere fiducia in Dio. Forse lo abbiamo messo un po’ troppo da parte questo Dio provvidente e onnipotente. Pensavamo di essere solamente noi gli artefici del nostro destino, e di non avere bisogno di niente e nessun’altro. Invece non è così. Abbiamo bisogno di Dio, perché da soli siamo perduti. E la coscienza della presenza di Dio nella vita dell’uomo e del mondo ci porta anche a credere che a Dio nulla è impossibile, che Lui non ci lascia soli. Lui fa nascere la vita anche laddove essa umanamente non è più possibile.

Nel Vangelo di oggi, Maria ci insegna ad avere fede. Credere è riconoscere che questa mano invisibile di Dio ancora opera e arriva proprio lì dove l’uomo non può. Credere significa anche stare in questa difficile e drammatica situazione di oggi con speranza cristiana, che è l’atteggiamento di chi decide di vivere nell’amore: non si rinchiude in se stesso, ma offre la sua vita, dicendo il suo “si” anche nei momenti più pesanti. Credere è dunque ascoltare, accogliere, fidarsi, offrirsi. La difficoltà del momento presente e il conseguente disorientamento che lo accompagna, non annullino la nostra ferma certezza che Dio non abbandona chi lo ama e che non siamo soli. Noi sappiamo e crediamo che lo “colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rom. 8,11).

Oggi qui davanti alla casa della Vergine Maria, vogliamo rinnovare la nostra fede nell’opera provvidente di Dio e dire, insieme all’evangelista Marco: «Credo, Signore; vieni in aiuto alla mia incredulità!» (Mc 9,24).

2. La seconda indicazione che impariamo dalla Vergine Maria, ugualmente importante, è accettare di entrare nel tempo della gestazione, tempo di pazienza, di silenzio e di attesa.

Le cose dell’uomo si fanno in un attimo, le cose di Dio hanno bisogno di tempo e avvengono piano piano: perché ciò che è nuovo nasca è necessaria una lunga gestazione.

L’uomo consuma il suo tempo in modo vorace, mentre il tempo di Dio si dispiega sulle lunghe distanze: scava in profondità, mette fondamenta profonde. è il tempo di tutte le stagioni necessarie perché la semina porti frutto.

Possiamo pensare la gravidanza di Maria si sia nutrita ugualmente di pazienza, di fede, di silenzio, di ascolto, di preghiera, di cammino. E ha portato Maria a vedere e a riconoscere intorno a sé i luoghi e gli eventi dove la stessa mano di Dio ha fatto qualcosa di nuovo: nella cugina Elisabetta (Lc 1,39-45), nel suo sposo Giuseppe (Mt 1,18-25).

Noi oggi non comprendiamo tutto, non siamo in grado di interpretare adeguatamente quanto sta accadendo e questo è forse uno degli elementi che ci disorienta maggiormente: non essere capaci di decifrare e decodificare il drammatico momento presente, di possedere la chiave interpretativa che ci permetta di controllare gli avvenimenti attuali e il tempo presente.

Il Vangelo ci insegna a lasciare decantare il vissuto, che il tempo faccia crescere e maturare una comprensione serena e libera degli avvenimenti presenti. Solo nel tempo riusciremo a comprendere meglio e vedere la Sua presenza e la Sua opera. Ora non sappiamo dare “storia” a quanto sta capitando; abbiamo bisogno di lasciare che il tempo sveli l’accaduto, di far crescere l’intelligenza del cuore ascoltando il silenzio di Dio. Nel dolore e nella gioia dei giorni che verranno, rileggeremo questi avvenimenti e sono certo troveremo una Parola che ci aiuta a svelarlo, a macinarlo con una meditazione che lo fa diventare vita quotidiana, nuova.

Per questo la certezza che niente ci separerà dall’amore di Dio, la sicurezza che ci deriva dalla sua fedeltà, non possono venir meno, e niente, assolutamente nulla e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Dio.

Possiamo pensare che il Vangelo dell’Annunciazione sia un Vangelo lontano dalla nostra vita, troppo grande per la piccola vita di ciascuno di noi. Ma non è così! La dinamica di quest’evento, la dinamica di un Dio che desidera intervenire nella vita dell’uomo e chiede semplicemente che lo si lasci fare, è la dinamica della fede, della nostra quotidiana relazione con Dio, che nemmeno il dramma del momento presente può mettere in dubbio.

Chiediamo alla Vergine Maria il dono della fiducia nell’opera di Dio in noi e nel mondo. La fiducia in Dio ci darà nuova vita, proprio come quel bambino generato nel grembo della Vergine, proprio come la vita scaturita dal sepolcro. Anche lì: la mano dell’uomo aveva dato la morte, e solo la mano di Dio poteva ridare la vita. E così è accaduto.

Con Maria, allora, affidiamoci nuovamente e con fiducia al progetto di Dio.

+Pierbattista