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San Valentino: perché è il Patrono degli innamorati

Published: February 14 Fri, 2020

TERNI – Il 14 febbraio tutto il mondo festeggia San Valentino senza tuttavia conoscerne la vita nè le ragioni per cui viene comunemente definito “il Patrono degli innamorati”.

La più antica notizia sul culto di San Valentino di Terni (Umbria, Italia) è riportata nel Martirologium Ieronymianum, un documento ufficiale della Chiesa universale attribuito a San Girolamo e compilato probabilmente tra il 431 e il 450, dove compare per la prima volta il nome e l’anniversario della morte del santo ternano. Le coordinate storiche offerteci dal Martiriologio Geronimiano, ci indicano la data della sua dipartita, attestata attorno al 273 d.C.. Da altre fonti è possibile risalire anche al luogo e alla data di nascita: Valentino nasce ad Interamna Nahars (oggi “Terni”) nel 177 d.C. Una lunga vita dunque, spesa quasi totalmente per la giovane Chiesa nascente e terminata, per amore di Cristo, con il martirio.

Ci troviamo in un’epoca molto delicata della storia occidentale. Roma, iniziando a percepire gli scricchiolii che avrebbero anticipato il venturo sgretolamento dell’impero, stava attraversando il periodo cosiddetto della “anarchia militare”, mentre il Cristianesimo, giovane culto orientale germogliato dall’ebraismo, si stava espandendo su tutto il territorio imperiale con la sua Chiesa. Intanto, a Terni, località umbra distante circa centro chilometri dall’Urbe, nasceva ed operava Valentino. Qui dedicò la sua vita alla comunità cristiana e alla città di Terni dove infuriavano le persecuzioni contro i seguaci di Gesù. Nato da una famiglia patrizia e convertitosi al cristianesimo, alla tenera età di 21 anni, nel 197, fu consacrato Vescovo della città di Terni dal Papa San Feliciano. Agiograficamente le fonti non ci rivelano molte informazioni sulla sua vita e in alcuni casi la sua biografia è condita da aneddoti sospesi tra storia e leggenda. Di certo sappiamo che più volte subì persecuzioni, distinguendosi sempre per integrità e coraggio. E’ il caso dell’episodio occorso al tempo del regno di Claudio II il Gotico (268-270) durante il quale gli fu intimato dallo stesso imperatore di sospendere le celebrazioni religiose e di abiurare alla propria fede; di fronte a tale richiesta, il Vescovo ternano rifiutò, ma gli fu risparmiata la vita.

Il martirio tuttavia, avvenne solo pochi anni dopo, per mano di un soldato romano di nome Furius Placidus agli ordini dell’imperatore Aureliano, succeduto a Claudio II. Dato che la popolarità di Valentino si stava espandendo, egli fu prima catturato e poi condotto lungo la Via Flaminia per essere flagellato, temendo che la popolazione potesse insorgere in difesa del proprio Vescovo. Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni.

Valentino era inviso al governo di Roma a causa della sua popolarità come Vescovo cristiano e per il fatto di essere stato il primo religioso a celebrare le nozze tra un pagano, di nome Sabino, e una cristiana, chiamata Serapia. Molto probabilmente, fu proprio questo gesto di unione tra due innamorati a costargli la vita.

Il sangue versato da Valentino in difesa dei fidanzati e degli innamorati, permise alla Chiesa di inaugurarne la festività in sostituzione di quella pagana, dei Lupercalia,che si celebrava il 15 febbraio in onore del dio Fauno, quale protettore delle greggi, ed era legata alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. La Chiesa, infatti, nel tentativo di sostituire i riti delle feste pagane ormai radicate nella popolazione, con celebrazioni cristiane decise di anticipare la festività al 14 di febbraio (data della morte di San Valentino), attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati che si preparavano al matrimonio e ad un’unione benedetta dai figli.

Oggi tutto il mondo celebra la festa di San Valentino, ignorando completamente la fede e il coraggio di questo grande santo. Di quell’estremo sacrificio oggi non rimane che una banale speculazione commerciale. Ci si augura che la memoria di questo santo martire ricordi a tutti un altro valore dell’amore, quello stesso che spinse Valentino a morire per gli altri, un amore che ci parla anche di rinuncia e di sacrificio, che trascende le logiche accomodanti e borghesi di una società in cui si finisce per conoscere il prezzo di tutto e il valore di niente.

Filippo De Grazia

Foto di copertina: ©Giacomo Dominici