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News from the Latin Patriarchate

Visita al Patriarcato Latino del
Presidente del Consiglio
dei Ministri Italiano
Romano Prodi

Saluto di Mons. Fouad Twal,
Arcivescovo Coadiutore
Gerusalemme 10 luglio 2007

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Onorevole sig. Romano Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri.

Sono lieto di presentarLe alcuni amici qui presenti:

S.E.Mons. Antonio Franco, Nunzio e Delegato Apostolico,
S.E.Mons. Giacinto Marcuzzo ,
Reverendissimo P.Pierbattista Pizzaballa. E tanti cari amici rappresentanti della  Comunità cattolica che sono venuti volentieri per salutarLa.

Onorevole Primo Ministro,  Le diamo il benvenuto in Terra Santa , in questo  Patriarcato Latino di Gerusalemme . A nome di tutte le Autorità ecclesiastiche qui presenti esprimo la nostra gratitudine all’Italia e al popolo italiano per la presenza preziosa di tanti religiosi , religiose e persone consacrate  provenienti dall’Italia ,qui impegnati per prestare servizio nei diversi settori. Loro sono la vera immagine di un’Italia sana, aperta al mondo, amante dei Luoghi Santi, vicina ai sofferenti e  ai bisognosi.

C’è piaciuto un brano del Suo intervento ieri alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, circa l’esigenza  di due Stati sovrani in questa Terra : Israele e Palestina, con  sicurezza e chiare frontiere. Noi che viviamo il dramma attuale ogni giorno, con centinaia di checkpoints,  con muri di cemento ,di odio e di sfiducia,  con difficoltà di movimento   sia per visitare i Luoghi Santi, che per andare a scuola o  all’ospedale,  ci chiediamo se veramente c’è una   volontà politica  per creare le condizioni  di uno Stato Palestinese , oppure  ci  si accontenta di gestire un conflitto ed una occupazione militare che dura da 40 anni.

Sono belle e giuste le parole del Primo Ministro Ehud Olmert, parlando dei quattro soldati prigionieri catturati nel Libano e a Gaza. E  impressionante vedere  l’intero  paese  sconvolto per la loro detenzione. Condividiamo le sofferenze delle loro famiglie   ed auguriamo la loro liberazione il più presto possibile. Ci  permettiamo pero di ricordare alle Autorità israeliane e a tutti gli amici d’Israele, la presenza di più di 10.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Anche loro hanno  famiglie che aspettano da anni il loro ritorno. Tra loro ci sono  donne, giovani, 40 parlamentari e 3 ministri che non hanno mai avuto un processo. La detenzione preventiva viene praticata troppo facilmente .La  recente liberazione di 250 prigionieri palestinesi merita la nostra gratitudine  verso il Governo Israeliano, ma siamo lontani da una giusta soluzione.
Ci auguriamo  una pace  giusta e duratura per  gli abitanti di questa Terra Santa che tutti amano, e  preghiamo che  sia una terra di  coesistenza,   di fiducia reciproca e non di violenza e di morte .A Gaza, per esempio,una casa  di  religiose arabe, è stata  ultimamente derubata e devastata ,e  la loro scuola bruciata . E un fatto quasi normale, purtroppo,in assenza di un governo stabile.
Gaza, Onorevole Primo Ministro,è un albero che brucia ,ma che non deve farci dimenticare tutta  la foresta che sta  dietro, pure in fiamme,  e neanche farci dimenticare tutta la crisi del Medio Oriente e tutte le soluzioni sbagliate che l’uomo voleva  ottenere con la sola  forza  militare senza nessun ricorso alla legalità internazionale.

La nostra Comunità cristiana fa parte di questo scenario drammatico. E soffre e ci fa soffrire.  Non vedendo ancora un futuro più  chiaro,   un piano politico, un timing per mettere fine a questa tragedia caotica, opta per la soluzione  più facile: emigrare. Non  tiene conto del nostro incoraggiamento a rimanere, né crede a tanti altri discorsi, né a un processo di pace che si trascina da 40 anni, senza purtroppo arrivare a un risultato.

Chiediamo all’Italia e tramite l’Italia a tutta l’Unione europea, che Sua Eccellenza ha conosciuto e servito bene, di farsi presente sullo scenario mediorientale, con un piano politico oltre il ruolo finanziario. Un piano   che possa includere anche,se permette, l’aiuto alle  comunità cristiane che,con le loro istituzioni educative e sanitarie , sono indubbiamente un elemento di pace, di moderazione e di riconciliazione per tutta la regione.
Onorevole Sig. Romano Prodi, grazie per il  Suo  ascolto e il Suo interessamento alla nostra causa. Le chiediamo forse troppo, ma almeno abbiamo il diritto di sognare, sognare  la pace di questa Città Santa che neanche le lacrime del Signore   sono bastate per unirla e rappacificarla.

+ Fouad Twal, Arcivescovo Coadiutore
Gerusalemme 10 luglio 2007

 

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