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News from the Latin Patriarchate

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 18 gennaio 2009

Dopo l'Angelus:

Continuo a seguire con profonda trepidazione il conflitto nella Striscia di Gaza. Ricordiamo anche oggi al Signore le centinaia di bambini, anziani, donne, caduti vittime innocenti dell’inaudita violenza, i feriti, quanti piangono i loro cari e coloro che hanno perduto i loro beni.

Vi invito, nello stesso tempo, ad accompagnare con la preghiera gli sforzi che numerose persone di buona volontà stanno compiendo per fermare la tragedia. Spero vivamente che si sappia approfittare, con saggezza, degli spiragli aperti per ripristinare la tregua e avviarsi verso soluzioni pacifiche e durevoli.

In questo senso, rinnovo il mio incoraggiamento a quanti, da una parte come dall’altra, credono che in Terrasanta ci sia spazio per tutti, affinché aiutino la loro gente a rialzarsi dalle macerie e dal terrore e, coraggiosamente, riprendere il filo del dialogo nella giustizia e nella verità. E’ questo l’unico cammino che può effettivamente schiudere un avvenire di pace per i figli di quella cara regione!

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 18 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Questa domenica, Benedetto XVI è tornato a lanciare un nuovo appello per porre fine alla “inaudita violenza” che sta seminando morte e distruzione nella Striscia di Gaza.

“Continuo a seguire – ha detto il Papa al termine dell’Angelus – con profonda trepidazione il conflitto nella Striscia di Gaza. Ricordiamo anche oggi al Signore le centinaia di bambini, anziani, donne, caduti vittime innocenti dell’inaudita violenza, i feriti, quanti piangono i loro cari e coloro che hanno perduto i loro beni”.

Nel complesso, finora le vittime palestinesi hanno raggiunto quota 1.250 (410 i bambini uccisi), mentre i feriti sono 5.200. Sul fronte opposto, le vittime israeliane – diversi i soldati caduti sotto il fuoco amico – sono tredici, di cui tre civili, mentre centinaia sono i feriti per la maggior parte non gravi.

“Vi invito, nello stesso tempo, ad accompagnare con la preghiera gli sforzi che numerose persone di buona volontà stanno compiendo per fermare la tragedia”, ha aggiunto il Pontefice.

“Spero vivamente che si sappia approfittare, con saggezza, degli spiragli aperti per ripristinare la tregua e avviarsi verso soluzioni pacifiche e durevoli”, ha poi proseguito.

“In questo senso – ha continuato –, rinnovo il mio incoraggiamento a quanti, da una parte come dall’altra, credono che in Terrasanta ci sia spazio per tutti, affinché aiutino la loro gente a rialzarsi dalle macerie e dal terrore e, coraggiosamente, riprendere il filo del dialogo nella giustizia e nella verità”.

“E’ questo l’unico cammino che può effettivamente schiudere un avvenire di pace per i figli di quella cara regione!”, ha poi concluso.

Questa sabato, a tre settimane dall'inizio dell'operazione “Piombo Fuso”, il Governo israeliano aveva deciso un cessate il fuoco unilaterale, ma senza alcun ritiro delle truppe e dopo aver siglato un accordo con gli Stati Uniti per far sì che Hamas non possa rifornirsi di armi durante la tregua e per fermare il contrabbando d'armi nella Striscia.

Tuttavia, questa domenica mattina una quindicina di razzi, lanciati dalla Striscia, sono esplosi nella zona della città di Sderot, Ashqelon e Ashdod ferendo una persona, a cui Israele aveva risposto con un raid aereo.

Successivamente, Hamas ha ordinato oggi un cessate il fuoco immediato ai suoi combattenti e ai gruppi alleati, confermando una tregua di una settimana per permettere alle truppe israeliane di abbandonare la Striscia di Gaza.

Questo sabato, inoltre, dopo che per la quarta volta il fuoco israeliano aveva colpito una scuola gestita dall’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, parlando all'Assemblea nazionale libanese, oltre a chiedere a entrambi le parti la cessazione immediata delle ostilità , ha chiesto allo Stato ebraico di ritirarsi da tutti i territori occupati nella guerra del 1967.

A nome del Papa, il Pontificio Consiglio Cor Unum, l’organismo della Santa Sede che ha il compito di realizzare le iniziative caritative del Pontefice, ha inviato un suo segno personale e concreto per aiutare e sostenere la piccola ma fervente presenza cattolica a Gaza.

In un comunicato del Dicastero vaticano è stato sottolineato che Benedetto XVI ha espresso più volte la sua vicinanza agli abitanti nella Striscia di Gaza.

Gli aiuti sono stati inviati a padre Manuel Musallam, parroco della Chiesa della Santa Famiglia a Gaza, alle Missionarie della Carità e ad altre Congregazione religiose, “che sono al servizio delle persone più vulnerabili nella terra natale di Gesù, ora tragicamente colpita dalla morte, dalla sofferenza, dai danni materiali, mentre le popolazioni versano lacrime che invocano la pace”.

Sulla situazione a Gaza, padre Musallam, in una intervista a Radio Vaticana, ha detto: “Abbiamo scoperto anche una nuova sofferenza: la sofferenza dopo la guerra”.

“Oggi scopriamo che centinaia di famiglie non hanno più speranza: la casa distrutta, la terra distrutta, ora la gente scappa qua e là, e a Gaza non trovano riparo – ha aggiunto –. Stiamo predicando la speranza contro ogni speranza”.

In merito al gesto concreto di aiuto di Cor Unum, il sacerdote ha detto: “Speriamo che il Papa, insieme con tutti i cristiani nel mondo riescano a fermare questa guerra”.

“Il Papa l’ha chiesto – ha continuato –; ora noi ci rivolgiamo a lui, come i suoi figli, e gli chiediamo di dire al mondo che questa guerra è illegale, non è una guerra giusta questa contro i palestinesi, e questa guerra deve essere fermata”.

“Le comunità cristiane, le nazioni cristiane devono impedire questo massacro che si sta perpetrando a Gaza. Noi siamo terrorizzati, siamo privati di tutto, stiamo morendo, tremiamo di paura”, ha concluso.

 

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