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Omelia di Pasqua 2004

Fratelli e sorelle,
1. Eccoci di nuovo riuniti dinanzi al sepolcro vuoto del Signore Risuscitato per lodare Dio che “nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la Resurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe” (I Pt 1,3-4). La nostra gioia in questo giorno, come la Resurrezione stessa, ha le sue radici nel mistero della Croce. “Così la passione di Cristo, dice un’antica omelia pasquale (2.a lettura del mercoledì dopo Pasqua) è la salvezza della vita umana. E’ proprio per questo che Egli ha voluto morire per noi: perché, credendo in Lui, abbiamo la vita senza fine. Egli ha voluto divenire per un tempo quel che noi siamo, perché avendo ricevuto la promessa dell’eternità viviamo con lui senza fine. Tale è il dono di Pasqua, tale l’aurora del mondo nuovo”.

Fratelli e sorelle,
2. Siamo riuniti davanti alla gloria del Signore, nonostante le prove che viviamo. San Pietro ci dice pure nella sua prima lettera: “Perciٍò siete ricolmi di gioia, anche se occorre che per un pٍò di tempo siate afflitti da varie prove” ( I Pt 1,6). La nostra gioia e la nostra speranza sono dunque più forti e più potenti delle prove che gli uomini possono imporre alle loro società. Ed è in queste prove, e in questo stato d’animo ricolmo di gioia, che riceviamo pure il comandamento dell’apostolo :”Ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo” ( I Pt 1, 15-16).
E la nostra santità si esprime con il nostro amore per tutti gli uomini, quale che sia la loro religione o nazionalità, e quale che sia il loro ruolo nelle prove a cui ci sottopongono. Di nuovo San Pietro ci dice : “Dopo aver santificato le vostre anime con l’ obbedienza alla verità, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna” ( I Pt 1,22-23). 

3. I tempi difficili sono tempi di grazia e non di disperazione, e nemmeno tempi di vendetta. Sono tempi nei quali si fa l’incontro con la santità di Dio che ci insegna le sue strade per risolvere i nostri problemi e i nostri contrasti per mezzo dello Spirito riversato nei nostri cuori (cf Rm 5,5) grazie al quale acquisiamo la forza per vincere il male con il bene. Il male della nostra terra è il sangue sparso, è la persona umana disprezzata e sottoposta all’ umiliazione e alla paura. E’ l’assedio, il muro di separazione, l’insicurezza. Tutti i piani presentati finoggi per dare sicurezza a questa terra sono privi della presenza di Dio, perché sono piani di morte o di vita a spese degli altri. Nessuno ha il diritto di reclamare la sua sicurezza a spese della dignità degli altri o della vita o della terra degli altri. E’ quel che ci si presenta finoggi.

4. La Pasqua significa il passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà. Ogni credente sincero che celebra la Pasqua prega e opera per la sua libertà e per quella degli altri, per il passaggio suo e degli altri dalla morte alla vita. Questa è la nostra visione della pace in questa Terra Santa: libertà e vita per tutti, per i due popoli, palestinese e israeliano. Entrambi devono passare dalla morte nella quale sono immersi oggi alla vita che tutti desiderano. Una vita nella pace e nell’amore di Dio, una vita che è di fiducia nell’altro, di rispetto della sua vita, della sua dignità umana, della sua terra e della sua indipendenza. Ancora una volta, nessuno puٍ vivere né ha il diritto di vivere a spese degli altri o sulla terra degli altri. La terra è un dono di Dio a ogni persona umana, per viverci senza paura e secondo il suo amore verso tutte le sue creature. Ogni rivendicazione di terra che non rispetta l’amore di Dio per tutte le sue creature è illegittima e immorale.

5. Al popolo ebraico che festeggia la sua Pasqua in questi giorni, auguriamo una Pasqua santa davanti a Dio, e nel suo amore. Noi gli auguriamo la sicurezza che sta ricercando; anche se le vie finora intraprese, continuiamo a ripeterlo, sono le vie che portano all’ insicurezza. Uccidere, demolire, costruire dei muri di separazione non sono vie degne della santità di questa terra e non sono peraltro le vie che conducono alla sicurezza. Occorre finire per convincersi che la sicurezza dell’uno consiste nella sicurezza dell’altro; che per  garantirsi la propria vita occorre cessare di opprimere la vita dell’altro. Non è più possibile continuare a chiudere gli occhi, a ingannare se stessi, e ingannare gli altri, nascondendo l’essenza del conflitto che consiste nell’oppressione di un popolo e insistere sui suoi effetti, che sono le reazioni alla violenza. La violenza che si condanna e si vuol fermare è solo e semplicemente frutto dell’oppressione. E poi occorre finire per riconoscere un’altra realtà: tutti sono capaci di rispettarsi, di riconciliarsi, i palestinesi come gli israeliani. Ogni nemico di oggi è capace di essere l’amico di domani. Ed è su queste basi che occorre stabilire i piani di difesa e di sicurezza, non sull’annientamento e sulla morte dell’altro.

Fratelli e sorelle,
6. In questo giorno della Resurrezione noi ci rallegriamo e rinnoviamo la nostra speranza e la nostra forza per trasformare in bene il male del nostro tempo. Un tempo difficile. Ma accettiamo la vocazione ad una vita difficile portando nei nostri cuori la Resurrezione. Il vostro compito è di costruire e di amare, sicchè col vostro amore possiate adempiere alla vostra redenzione e a quella di tutta la nostra terra. E “il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza, vi confermerà e vi renderà forti e saldi” ( I Pt 5,10).

+ Michel Sabbah,  Patriarca
Gerusalemme, Pasqua, 11 aprile 2004

 

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