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MESSAGGIO DI QUARESIMA - 2004  

           La nostra vita spirituale  

1.- Il tempo di Quaresima è tempo di penitenza e di ritorno a Dio, di presenza davanti al Signore. “Il regno di Dio è in mezzo a voi” ha detto Gesù. In voi Dio è presente: tutta la vostra vita , non solamente il tempo di Quaresima, deve essere una continua purificazione  per meglio vedere Dio in voi stessi e in tutte le sue creature, a cominciare dal fratello e dalla sorella che fanno parte del vostro mondo quotidiano.  

           Il digiuno è un cammino spirituale nella vita del credente, in mezzo alle preoccupazioni quotidiane e alle difficoltà della vita, delle sue gioie, delle sue prove.  Lo Spirito di Dio che ci sostiene e ci dà la vera forza per perseverare e restare costanti nel nostro combattimento spirituale, è la nostra guida nell’edificazione del Regno di Dio sulla terra, affinché ogni terra, ogni parrocchia, divenga veramente una dimora di Dio e una terra santa.  

           Nella vita quotidiana del credente c’è la fede. Ma c’è anche una lotta permanente con le molteplici sfide, all’interno di noi stessi, e con ogni manifestazione di male della nostra società. Dopo quaranta giorni di digiuno, il tentatore disse a Gesù: “Comanda che queste pietre divengano pane” (Mt 4, 3). Nella risposta di Gesù : “Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, noi comprendiamo che i bisogni materiali non devono diventare un ostacolo all’ascolto della parola di Dio. Essa ci ricorda la sua presenza in noi e l’edificazione del suo Regno che noi dobbiamo ricercare in ogni circostanza facile o difficile che sia. La grazia di Dio poi ci sarà data in ogni  circostanza. “ Ti basta la mia grazia”, dice Gesù a Paolo mentre lottava contro un male che era in lui e la grazia di Dio che l’aveva chiamato a predicare il Vangelo.  

           Il criterio di una retta vita cristiana, tesa alla santità, si trova nel compimento dell’unico comandamento che Gesù ci ha lasciato: “Tu amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19, 19). Per sapere se siamo o meno sulla buona strada, ci interroghiamo, rivediamo le nostre posizioni e atteggiamenti per vedere se veramente amiamo il nostro prossimo. E’ il prossimo che ci mostra e ci dice se siamo sul cammino giusto o no, a partire dalle nostre azioni, dai nostri sentimenti a suo riguardo. E il prossimo è ogni prossimo senza eccezione, ogni persona che incontriamo nella nostra vita, nella nostra Chiesa o in ogni Chiesa o confessione religiosa differente. L’amore cristiano, sul modello di quello di Dio, non ha limiti. Dice Gesù: “Voi dunque sarete perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48). E ancora: “Come Io vi ho amato, così anche voi amatevi gli uni gli altri” (Gv 13, 34). Il modello da imitare è nientemeno che Dio. Se Gesù ci ha dato questo comando, ciò  significa che noi possiamo osservarlo e che ci sarà data la grazia che ci sostiene e ci abilita all’imitazione. Come infatti Dio ama tutte le creature, anche noi amiamo tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle, in tutta la Chiesa e in ogni confessione religiosa.  

           La Quaresima deve farci tornare a Dio e ai fratelli e, per allontanare tutti i mali che si sono accumulati in noi, per avere la forza dello spirito ed essere forti in ogni situazione della nostra vita. Gli altri rispetteranno allora la nostra forza perché frutto dell’amore e non dell’orgoglio o dell’oppressione degli altri.  

Il conflitto della Terra santa nella nostra vita oggi.  

           2- La Quaresima è un tempo di condivisione. I tempi difficili che attraversiamo e le molteplici privazioni alle quali molti sono sottoposti, esigono tale condivisione. D’altra parte e sul piano spirituale, il regno di Dio che è in noi, non possiamo costruirlo da soli. Noi lo costruiamo con tutti quelli che soffrono. E’ vivendo nelle nostre anime  e nelle nostre preghiere l’oppressione degli uni e la paura degli altri, assumendone la responsabilità di porvi fine, che noi facciamo la nostra Quaresima e costruiamo il Regno di Dio in noi e nella nostra società in guerra.  

           Le situazioni della società che incontriamo in Terra Santa e in Palestina sono situazioni di guerra: assedio imposto a tutti, morte imposta a molti, prigione e tortura per molti, privazioni, demolizione di case e di terreni coltivati, attentati e vittime innocenti.  In mezzo a tutto questo, la nostra vita è una ricerca difficile e penosa  della giustizia  e della pace. Essa è una richiesta incessante di mettere fine all’oppressione e alla paura e al cerchio di violenze  che ne derivano. Dio un giorno allontanerà tutto questo e anche gli uomini con lui: ciascuno di noi rifiutando assieme l’oppressione  di un popolo e l’effusione di sangue innocente, e i capi, con la loro sapienza e il loro disinteresse, quando si metteranno al servizio del popolo e non di se stessi e dei loro interessi.  

           I responsabili della guerra in questo paese sembrano agire in questi giorni come se facessero piani di una guerra permanente e non di una  pace definitiva. E tuttavia, l’uomo in questa terra non è chiamato a vivere in una guerra permanente. Dio ha detto: abitate la terra in pace, in pace con Dio che l’ha scelta per sua dimora e in pace con tutti quelli che l’abitano. Non ci può essere pace dove dura l’oppressione  e la violenza. Privare un popolo della sua libertà e della sua terra è un’oppressione che nessuna coscienza può accettare.  Così anche l’uccidere gli innocenti per protestare contro l’oppressione, è un fatto che nessuna coscienza può ammettere. Non vogliamo essere due volte vittime della guerra , vittime della demolizione materiale e vittime dell’odio  che demolisce la persona umana, palestinese e israeliana. Nessuno è migliore dell’altro quando diventa portatore di odio e di vendetta.  E, purtroppo, è quanto si verifica oggi in questa Terra, Santa per le tre religioni; Terra alla quale sono rivolti gli occhi di tutto il mondo proprio perché Santa. Perciò, coloro che impongono l’oppressione hanno il dovere di porvi fine, e la terra conoscerà finalmente la sicurezza e la pace tanto desiderate.  

           Anche i parroci, in questi giorni, ed i religiosi e le religiose, in tutte le parrocchie, passano delle ore ai posti di blocco per compiere il loro lavoro pastorale nelle loro parrocchie e in tutta la Diocesi. Noi diciamo: abbiate pazienza e mettete nella vostra preghiera ogni persona umana, palestinese e israeliana, davanti a Dio, e fate in modo che la vostra prova sia una preghiera per tutti quelli che soffrono da ambo le parti. La vostra prova è poca cosa davanti alla morte, alle torture, agli attentati, alle demolizioni di cui sono vittime tanti altri. Accogliamo dunque queste difficoltà come condivisione con tutti i poveri di questa Terra.  

           Fratelli e sorelle,

3 - La Quaresima, tempo di digiuno e di preghiera, è un tempo di ritorno a Dio. Un tempo di presa di coscienza  del Regno di Dio che è in noi, in vista di stabilirlo all’infuori, perché sia un regno di credenti in Dio, ripieni del suo amore e della sua forza.  

           In mezzo alle difficoltà, continuiamo a vivere e a credere. S. Cirillo di Gerusalemme diceva ai suoi fedeli che già, nel loro tempo, portavano la loro croce:

 “Che la croce non sia per te  sorgente di gioia solo nel tempo di pace, ma  conserva la stessa fede anche nel tempo della persecuzione: così non sarai amico di Gesù solo in tempo di pace ma anche durante la persecuzione” (Giov. della IV sett. Per annum).

+ Michel Sabbah, Patriarca

Gerusalemme, Mercoledì delle Ceneri 25-2-2004

 

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