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GIORDANIA – Dopo 7 anni come cappellano della parrocchia di Mafraq, nel nord della Giordania, padre Francis ci racconta del suo apostolato presso i rifugiati siriani. “Sono cinque anni, ci ha detto, che grazie al Patriarcato latino e ai suoi generosi benefattori viene realizzato un programma di sostegno scolare e di altre attività a favore di questa popolazione particolarmente svantaggiata. Intervista.

Ci può parlare della città di Mafraq e del contesto della sua parrocchia?

La città di Mafraq si trova a 15 chilometri dal campo profughi di Zaatari, nel nord della Giordania. Essa è fortemente segnata dalla immigrazione a causa del conflitto siriano. Oggi, 90.000 siriani vivono a Mafraq e più di 81.000 sono alloggiati a Zaatari. Ora non è più possibile andare a Zaatari come ho fatto tante volte, lo stesso la Chiesa ha un campo di apostolato presso la popolazione  siriana che vive a Mafraq, spesso si tratta di rifugiati con permessi speciali per vivere in città.

Quale missione ha la Chiesa per questa popolazione?

Cinque anni fa, abbiamo lanciato un apostolato a favore di questa porzione di popolazione con l’aiuto della Caritas, la mano sociale della Chiesa. Questo è stato realizzato con l’organizzazione  di un supporto scolastico, nel pomeriggio, per i bambini siriani. Una trentina di studenti della parrocchia hanno aderito a questo progetto, offrendo lezioni di matematica, di arabo, di scienze … Abbiamo accolto ogni anno da ottobre a giugno, 300 bambini di età compresa tra 6 a 14 anni, tutti musulmani. A questo si  sono aggiunte varie attività: lo sport, le visite nelle famiglie … Per reggere questo progetto, il nostro sostegno è stato il Santissimo Sacramento. Ogni settimana abbiamo organizzato la adorazione.

Cosa ricorda di questo periodo?

Non potete immaginare quanto bene i giovani studenti abbiano ricevuto dal loro volontariato. È una vera esperienza concreta che parla dell’universalità della Chiesa. Le relazioni tra i cristiani e i musulmani a Mafraq sono, nel complesso, molto buone e dobbiamo riconoscere come si siano intrecciate relazioni di amicizia. Ad esempio alcuni musulmani mi hanno avvisato quando hanno notato un movimento insolito nella chiesa. È  anche accaduto che alcuni siano venuti a trovarmi. Per scelta, ho sempre tenuto la porta della chiesa aperta. Sono convinto che il vero volto della Chiesa non abbia paura di niente. L’apostolato della Chiesa non è solo per i cristiani. Questa è la nostra forza.

Intervista a cura di Claire Guigou.

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