Zarka

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ZARKA – Il Centro «Nostra Signora della Pace» che in Giordania, grazie al sostegno del Patriarcato latino, offre assistenza gratuita a persone con disabilità, ha siglato un nuovo partenariato con Handicap International affinché fornisca protesi e tutori nelle zone di Zarqa, Irbid, Russeifa e Ramtha. Reportage di una prima giornata di cure a Zarka.

Più di 50 pazienti serviti a Zarka

Nel cuore del campo profughi palestinese di Zarka, nell’antico suk, tra i variopinti banchi di tessuti, a malapena si riesce ad intravedere il Centro di Riabilitazione della cittadina (CBC). Eppure, questo posto è un’oasi in una società in cui la disabilità è ancora in gran parte nascosta ma molto presente: il 13% della popolazione giordana è affetto da disabilità e la percentuale sale al 20% quando si contano i siriani rifugiati nel paese, molti dei quali mutilati di guerra. Sebbene la CBC godesse del sostegno di organizzazioni rinomate, le mancava un partner importante che potesse fornire protesi e tutori per le persone disabili di Zarka. L’Ong Handicap International, che gestisce diversi programmi di assistenza all’interno della CBC, ha sollecitato il Centro «Nostra Signora della Pace», perché offrisse le sue competenze in materia di protesi per gli arti inferiori e di tutori, dato che il Centro ne possiede appunto una specifica unità di produzione. Grazie a questo accordo, più di 50 pazienti saranno ben forniti.

Il mosaico sociale che caratterizza la Giordania si compone di tessere differenti: molti residenti palestinesi, ma anche cittadini giordani o profughi siriani sfuggiti al conflitto. «La maggior parte dei pazienti non ha il coraggio di presentarsi da solo, spesso per vergogna. Ecco perché abbiamo volontari che vivono nella zona e che hanno molta familiarità con l’ambiente, la cui missione è quella di informare le persone in difficoltà», afferma Hamza, coordinatrice di Handicap International.

Primo giorno di intervento per la squadra del Centro di «Nostra Signora della Pace»

Il primo giorno del loro intervento a Zarqua, i protesisti del Centro di «Nostra Signora della Pace» devono esaminare nove pazienti. La fabbricazione di una protesi o di una stecca presuppone certo l’eccellenza tecnica ma anche un tempo di ascolto del paziente, che Sajida, responsabile del servizio, considera come un punto fermo sempre da rispettare. Prima che il paziente venga dotato di una protesi, deve essere preparato sia fisicamente che psicologicamente. Il piccolo Nehad, quattro anni, soffre di una malattia congenita chiamata “spina bifida”, che porta lentamente alla paralisi dei suoi arti inferiori. Il team del Centro potrà fabbricare per lui due ottimi tutori per frenare questa paralisi. Nonostante tutto il team sia attorno a lui, per prendere le misurazioni sul suo piccolo corpo, il bimbo mostra un sorriso enorme, e non ha per niente paura della fotocamera. Questa giornata è anche una grande opportunità di apprendimento per Hussam, Khalid e Wissam giovani rifugiati siriani che, dopo otto mesi di training come protesisti presso il Centro «Nostra Signora della Pace», hanno acquisito una solida formazione tecnica che potranno presto mettere a profitto, forse in Siria. Questa mattina, in cui gli esperti hanno lavorato alla presa del calco, rappresenta un primo passo preparatorio per le fasi successive, in cui si consentirà ai pazienti di provare le loro protesi. La squadra stanca ma felice, dopo questo primo giorno, lascia il piccolo villaggio, consapevole di quanto il contributo tecnico donato sia stato proficuo.

Concepito per ovviare alla grave carenza di cura in alcune zone in Giordania, il partenariato con Handicap International è destinato a moltiplicarsi in altre città: Russeifa, Irbid, Ramtha, le ultime due segnate in modo particolare dall’immigrazione siriana.

Claire Guigou

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