Conferenza stampa di Natale

19 dicembre 2016

Desidero ringraziarvi per la vostra presenza oggi, qui al Patriarcato latino, e a nome della Chiesa universale vi auguro un Natale colmo di benedizioni, di gioia e di amore! Nella nostra regione circondata da guerre, da violenza e da ingiustizia, il Bimbo-Dio di cui celebriamo la nascita ha tanto da insegnarci.

L’Avvento, il tempo che introduce al Natale, è un tempo per prepararsi alle sorprese di Dio. Sappiamo che viene e vogliamo essere pronti ad accoglierlo nelle nostre mani e nei nostri cuori spalancati. Duemila anni fa Egli ci ha sorpreso quando è venuto a noi come un bambino, avvolto in fasce ed esposto in una mangiatoia. Noi facciamo memoria di questo incredibile regalo fatto per Natale a tutta l’umanità. Ma non si tratta soltanto di un tempo per ricordare, è anche un tempo per prepararsi poichè sappiamo che tornerà e che probabilmente ci sorprenderà di nuovo.

Abbiamo bisogno delle sorprese di Dio. Con queste soprese, Dio allarga i nostri orizzonti e ci offre la novità che può cambiare il nostro mondo e le nostre vite. L’anno che sta per chiudersi è stato difficile e, più che mai, abbiamo bisogno che i nostri orizzonti siano aperti e la nostra speranza ravvivata.

  1. La situazione dei cristiani in Siria, in Iraq e in Egitto è una vera tragedia. In questi paesi, culla della nostra civiltà, la spirale della violenza sembra disperata e senza fine. Tutti abbiamo visto le immagini di Aleppo la settimana scorsa ma anche quelle di tutta la regione durante i lunghi anni del conflitto. La Siria e l’Iraq sono distrutti. Le guerre e la forza non sono state in grado di portare la pace e la giustizia, non hanno otenuto altro risultato che un aumento di violenza, di morti e di distruzioni. Queste guerre terribili sono ciecamente guidate dal commercio di armi, dal gioco degli interessi delle potenze, dal fondamentalismo implacabile. La pace ha bisogno di negoziati e di soluzioni politiche. Gli eserciti possono vincere la guerra  ma per costruire c’è bisogno di politica e al momento non se ne vede traccia. In queste guerre ci sono molti interessi in gioco, ma sono i poveri e i deboli che ne pagano il prezzo troppo caro.
  2. Nella nostra Diocesi, in Giordania, abbiamo accolto migliaia di rifugiati, cristiani che hanno scelto di restare fedeli alla loro fede, e anche musulmani. Tutti temono per le loro vite. La loro angoscia, la loro sete di pace devono diventare nostre.
  3. In Egitto la comunità cristiana è costantemente minacciata come del resto abbiamo visto una settimana fa con l’attentato in una chiesa del Cairo: venticinque persone uccise durante la messa domenicale. È tempo di alzare gli occhi verso Il Solo capace di salvarci. Abbiamo la nostra parte di responsabilità in queste tragedie devastatrici: non possiamo continuare a limitarci a parlare di dialogo, di giustizia e di pace.  Le parole non bastano più. Dobbiamo lottare contro la povertà e l’ingiustizia; dobbiamo dare un testimonianza seria di misericordia per far conoscere al mondo l’amore e la tenerezza di Dio.
  4. La nostra situazione in Terra Santa fa eco a quella del mondo intero che si trova a fronteggiare l’estremismo crescente e il fondamentalismo. Quello che ci colpisce è che il fondamentalismo sia radicato nelle giovani generazioni. Durante l’anno, abbiamo deplorato diversi atti di vandalismo contro i cristiani, le chiese o i cimiteri. Non vogliamo solamente alzare la voce per denunciare questi atti, desideriamo collaborare alla ricerca delle soluzioni, affrontare i problemi alla radice, offrendo alle giovani generazioni un avvenire migliore. Fondamentale, nella nostra prospettiva, è l’educazione. È questa il germe di un futuro migliore per tutti. Tuttavia, le nostre scuole in Israele stanno ancora vivendo una crisi senza precedenti e finora nessuna soluzione concreta è stato offerta.
  5. Il nostro futuro sembra nebuloso. Ci manca la prospettiva. Gli stacoli persistenti alla pace in Israele e Palestina e la mancanza di dialogo e di impegno per la vera pace fondata sulla giustizia e sicurezza, sono evidenti … A causa della mancanza di unità e di mancanza di visione da entrambi i lati, l’odio e la violenza sembrano prevalere sulla ragione e il dialogo. I falsi pretesti e l’egoismo devono essere abbandonati, i politici devono guardare con coraggio il loro popolo che soffre e aspira alla pace e alla giustizia per tutti. A Cremisan (vicino a Betlemme), il muro è stato costruito dopo una lunga lotta nonostante i nostri ripetuti appelli alle autorità israeliane. L’espropriazione della terra di famiglie cristiane è un sequestro del loro patrimonio, della loro eredità.
  6. Anche in Israele, come Chiesa universale, accogliamo e ci occupiamo di migliaia di lavoratori stranieri, tra i quali molti cristiani. Cerchiamo di ricostruire la speranza, ancora una volta con particolare attenzione ai piccoli, agli indifesi. Abbiamo recentemente aperto un nuovo asilo nido per i figli dei migranti a Gerusalemme.
  7. Di fronte a tanti problemi, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, dobbiamo continuare a lavorare per creare una mentalità di pace. La nostra Chiesa locale qui in Terra Santa riconosce il proprio bisogno di rinnovamento spirituale e sta entrando in un periodo di riforma in termini organizzativi, amministrativi e di lavoro pastorale.
  8. Qui possiamo alzare gli occhi  e vedere qualche luce all’orizzonte. Papa Francesco ci guida e predica la Buona Novella. Sul piano internazionale, nella attuale confusione politica, il Papa è la sola voce chiara e profetica che possiamo ascoltare e sulla quale fare fiducia. Possiamo davvero riconoscere la sua voce come quella del Buon Pastore. Il suo messaggio è universale.
  9. L’anno della misericordia che ci ha offerto di vivere, ha di nuovo messo a fuoco la nostra missione di rafforzare la fiducia nella misericordia di Dio, di Colui che non si stanca mai di perdonare. Dio è il Padre di tutti, Egli sempre ci aspetta e ci viene incontro. Con le altre Chiese, dobbiamo continuare a lavorare verso l’unità.
  10. I restauri della Tomba di Gesù a Gerusalemme e della chiesa della Natività a Betlemme, realizzati grazie alla cooperazione delle diverse confessioni, ci hanno mostrato come è solo insieme che possiamo costruire con le fondamenta sulla roccia. In quanto Chiesa, continueremo senza sosta a lavorare con le persone di buona volontà . – ebrei, musulmani e non credenti – per costruire dei ponti, aiutare i più poveri, educare i nostri bambini, accogliere i rifugiati e i senza tetto.

Conclusivamente, vorrei sottolineare come, nonostante tutto, custodiamo la speranza. Questa speranza è la luce che ci guida nelle tenebre e nella confusione di questa regione e del mondo intero.

I nostri cuori spezzati devono essere preparati per le sorprese di Dio. E il Natale è di fatto il momento per rinnovare la nostra fede nel Dio delle sorprese andando a Betlemme per adorare questo Dio  apparentemente impotente: Il Bambino Gesù. Nelle nostre preghiere,  porteremo – lo faremo senza stancarci-   questo mondo ferito.

+Pierbattista Pizzaballa

Amministratore Apostolico

Versione originale in inglese

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