GERUSALEMME – Come di consueto ogni anno, i rappresentanti delle Chiese di Gerusalemme hanno visitato il Patriarcato armeno ortodosso, dopo le loro feste di Natale e dell’Epifania, per presentare i loro auguri. Al centro dello scambio, si è discusso a lungo sulla situazione attuale dei cristiani in Oriente.

La delegazione, guidata dall’Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, ha visto la presenza dei principali capi delle Chiese di Gerusalemme e dei sacerdoti che li hanno accompagnati: anglicani, luterani, etiopi, copti, siriaci, melchiti, greco-ortodossi e latini cattolici riuniti al Patriarcato armeno in un’atmosfera calda e accogliente.

Mons. Pizzaballa ha tenuto un breve discorso a nome di tutte le Chiese, di fronte a Sua Beatitudine il Patriarca Manougian e alla comunità armena, porgendo i suoi migliori auguri per il Natale e il Nuovo Anno. «Noi, le Chiese di Gerusalemme siamo qui per testimoniare al mondo intero che ciò che le Scritture dicono di Gesù non sia un mito o una leggenda, ma storia e sia una realtà che possiamo ancora toccare ogni giorno nei luoghi santi della nostra Redenzione» ha evidenziato l’Arcivescovo, invitando le Chiese alla «comprensione reciproca e alla cooperazione in questo momento particolarmente difficile per le nostre rispettive comunità cristiane».

Prendendo a sua volta la parola, il Patriarca Manougian ha parlato della dolorosa situazione della regione e degli «eventi drammatici che colpiscono i cristiani d’Oriente, in particolare in Iraq e in Siria, dove sono soggetti a violenze e dispersione, e di conseguenza alla dispersione del loro patrimonio». Il Patriarca armeno non ha esitato a tracciare un parallelo tra la situazione attuale dei cristiani d’Oriente e il genocidio armeno, notando però una grande differenza: «Il genocidio armeno è stato progettato dallo Stato, mentre in Iraq e Siria, gli Stati stanno facendo tutto il possibile per proteggere le loro popolazioni, con l’assistenza anche di Governi esteri». Sua Beatitudine ha anche deplorato la dispersione dei fedeli che lasciano il Medio Oriente, «i nostri figli e nipoti dimenticheranno gradualmente la loro lingua madre, la loro cultura e il loro patrimonio». Ha elogiato «l’impegno della Chiesa cattolica nella regione per alleviare le sofferenze dei cristiani». Dopo aver chiesto la benedizione di Dio su tutti, ha finito esprimendo la sua speranza per «un futuro migliore in tutta la regione».

Myriam Ambroselli

Foto: © Patriarcato latino di Gerusalemme

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