GERUSALEMME – Martedì 6 Dicembre, 2016, padre David Neuhaus ha tenuto presso l’Istituto Ecumenico Tantur una conferenza dal titolo: “Chi sono i cristiani di Israele oggi?”. Egli ha esaminato le origini delle comunità cristiane in Israele, le loro differenze, la loro integrazione nel paese e le sfide che li attendono in futuro. Sintesi delle sue osservazioni.

“Mostrare la via della pace costruita sulla dignità di tutti”: con queste parole, citando il Patriarca latino emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah, padre David Neuhaus, Vicario patriarcale latino per cattolici di lingua ebraica e responsabile per la pastorale dei migranti, ha definito la vocazione dei cittadini arabi palestinesi cristiani di Israele.

Dopo avere descritto l’insieme della popolazione cristiana in Israele, tra cittadini e immigrati, padre David ha posto la domanda in merito all’identità dei Cristiani arabi palestinesi, cittadini di Israele, attraverso la loro diversità e la loro unità.

La divisione tra le diverse comunità, contribuisce, secondo lui, a una crisi di identità. Questa divisione in differenti chiese cattoliche e ortodosse genera rivalità che si rivelano essere fonte perfino di alcuni scandali. Altri, invece, sono dell’avviso che l’essere cristiani risponde alla principale delle loro identità prima ancora di essere Armeni, Siriani, Maroniti, ecc. e che è proprio questa unità di tutti i Cristiani che permetterà di mantenere il Cristianesimo in Israele.

Queste divisioni sono state causate anche da alcuni eventi a partire dal 1948, data di creazione dello Stato di Israele. L’occupazione di Israele a Gerusalemme Est, in Palestina e Gaza ha contribuito in modo significativo a queste divisioni, creando discriminazione  ed emarginazione nei confronti di tutti i cittadini arabi dello Stato.

Oggi, dopo le grandi ondate di immigrazione di massa dai paesi dell’ex Unione Sovietica, tra il 1990 e il 2005, i cristiani non arabi in Israele rappresentano un quarto dei cittadini cristiani in Israele (tra i 30 e i 40000). Tra questi è presente una grande maggioranza dei migranti cristiani provenienti dall’Asia o dall’Africa.

Questa nuova popolazione cristiana costituisce un dilemma per uno Stato che si autodefinisce ebraico, ha spiegato Padre Neuhaus. Mentre i cristiani arabi sono chiaramente distinguibili dagli ebrei poichè generalmente tendono a vivere nelle comunità arabofone, molti dei nuovi cristiani vivono nel cuore della società ebraica. Questi ultimi non hanno rivendicazioni politiche, ma sono alla ricerca di una piena integrazione sociale. Ad esempio, i loro figli frequentano scuole ebraiche, servono il paese nel servizio militare e si sposano con ebrei.

I cristiani in Israele vivono in mezzo a due comunità di maggioritarie, i musulmani da un canto e gli ebrei dall’altro. Per queste maggioranze, la presenza cristiana è un argomento delicato, spinoso. Esse non sono loro sempre favorevoli. Davanti a queste reazioni, i Cristiani adottano diverse diverse strategie

Alcuni si assimilano alla maggioranza della popolazione e adottano comportamenti che camuffano la loro identità cristiana. Altri sostengono il dialogo, mettendo in evidenza la necessità di un discorso di rispetto, di uguaglianza dei diritti, dei valori e della cittadinanza condivisa. Talvolta viene adottata una strategia di ritiro. Emarginazione e discriminazione portano alcuni cristiani a uscire dalla sfera pubblica e a creare propri ambienti chiusi. Infine, di fronte alla sfida di essere cristiani (arabi o no) in Israele, un parte ha deciso di cercare un futuro migliore in altri paesi, di solito nei paesi in cui i cristiani rappresentano la maggioranza.

Padre David ha concluso il suo discorso ricordando l’impatto del conflitto israelo-palestinese sui cristiani che vivono in Israele. L’occupazione dei territori palestinesi, la discriminazione contro i cittadini arabi di Israele, la violenza e disordini socio-politici sono altrettanti fattori che mettono a rischio il futuro di ognuno.

Nonostante la attuale dispersione di alcune comunità cristiane, altre se ne sono create. Queste ultime, fragili se si vuole, sono forti di speranza e di bene per affrontare le molte sfide del presente.

Testo integrale della conferenza in inglese

Sintesi a cura di Vivien Laguette

Foto di testa: 60esimo di fondazione delle comunità cristiane ebreofone (Opera San Giacomo), 26 settembre 2015. (Archivio LPJ).

Foto della conferenza

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