AMMAN – Dal 24 al 27 novembre 2016, si è svolto ad Amman il Convegno internazionale dello scoutismo cattolico, per la regione Europa-Mediterraneo, col tema “Costruire ponti”. Padre Imad Twal, Amministratore generale del Patriarcato latino, che ha diretto la prima sessione del convegno, ha sottolineato come l’educazione dei giovani sia fondamentale per la pace nella regione, grazie ad essa si posso formare operatori di pace e leader per il cambiamento. Qui sotto il testo del suo intervento.

Costruire dei ponti

La Missione attuale dello scoutismo cattolico

Vorrei subito ringraziarvi per avermi invitato offrendomi l’occasione di stare con voi. Spero che possiamo trovare, prima della fine del convegno, la via da seguire per costruire dei ponti ed eliminare le barriere, giungendo così alla pace per costruire un futuro migliore.

La pace, a dispetto di tutti i cambiamenti e delle crisi nel mondo, in particolar modo in Medio Oriente e in Terra Santa (a cui appartengo), è senza alcun dubbio il tema più importante di cui si parli in questo momento. Ci rendiamo conto che la pace è non solamente un concetto astratto ma possiede qualcosa di culturale. Così, il punto centrale è: come fare per promuovere questa cultura della pace in una epoca in cui, come direbbe l’Asinaria, la commedia di Plauto, “L’uomo è lupo per l’uomo” (Homo homini lupus). Epoca -dicevo – nella quale l’uomo smarrisce la sua umanità e usa il nome di Dio e la religione per i propri interessi? Come possiamo rinunciare alla violenza, sviluppare il nostro sentire, scegliere il linguaggio del dialogo e della comprensione al posto di quello del conflitto, per costruire un mondo stabile e che migliora, a beneficio di tutti?

Tentiamo di guardare questo problema dal punto di vista dell’Organizzazione Mondiale del Movimento Scout. Fermiamoci sui giovani e sulla loro educazione poiché essi sono facitori di pace e leader di cambiamento. Essi sono in grado di operare per la pace, per la costruzione e la cura dei ponti, per l’eliminazione degli ostacoli. Per approfondire il dialogo, potremmo cominciare, tenendo conto delle sfide odierne, da una triplice missione di “Incontri”: a casa e in famiglia; a scuola e all’università; nella società e in Chiesa.

Quando papa Francesco ha incontrato i giovani scout e guide cattolici in Italia, ha lodato questa missione educativa vissuta dai giovani e dai bambini. Ha detto:”Sono convinto che questa organizzazione sia capace di trasmettere alla Chiesa un nuovo entusiasmo per l’evangelizzazione e degli strumenti utili per meglio dialogare”. Egli li ha inoltre incoraggiati a costruire ponti nella società: “In quanto movimento scout, siete chiamati a costruire dei ponti in una società accusata di erigere delle barriere”. Egli ha anche sottolineato l’importanza di prendere parte alla azione pastorale della Chiesa. In quanto scout cattolici, dobbiamo avere la convinzione del ruolo vitale che gioca una buona e sana educazione nella crescita di una nazione e nella accoglienza delle diversità culturali che si riscontra in una società.

“Voi siete dei giovani provenienti da una grande varietà di nazioni, di culture e di lingue, ma con uno solo scopo, quello di rallegrarsi con Gesù che vive in mezzo a noi. Dire che Gesù è vivo è un modo per rilanciare il nostro entusiasmo a seguirlo, per rinnovare il nostro appassionato desiderio di essere suoi discepoli. Non c’è migliore via per costruire la nostra amicizia con Gesù che costruendo amicizie tra di voi! Non c’è miglior modo di costruire la nostra amicizia con Gesù che condividerla con gli altri! Non c’è modo migliore per sperimentare la gioia contagiosa del Vangelo che sforzarsi di portare la Buona Novella a tutti i tipi di situazioni dolorose e difficili!” (Papa Francesco, Polonia 2016). Sostiamo sul principio della coesistenza e su questo desiderio di costruire dei ponti in Terra Santa e vediamo come lo scoutismo cattolico ha contribuito con successo, fin dalla sua fondazione, alla realizzazione di questo principio.

La Terra Santa:

Essa include le città e i territori che si trovano a est e ovest delle sponde del Giordano, dove vivono gli Arabi musulmani e cristiani. Quando parliamo di “cristiani arabi”, vogliamo evidenziare la loro identità araba e la loro presenza cristiana in quanto cittadini, con diritti e responsabilità di fronte alla legge e alla Costituzione; parliamo della forte relazione tra cristiani e musulmani in Oriente nella loro vita quotidiana, nei luoghi in cui vivono, nel lavoro o nella comune celebrazione delle feste come il Natale o il Ramadan. Il re Abdallah II di Giordania, sottolinea sempre il ruolo importante che l’istruzione svolge per il futuro dei giovani. In occasione del convegno “Le sfide degli arabi cristiani”, egli ha dichiarato che: “la nostra preoccupazione principale è quella di evitare che una percezione negativa e una troppo grande separazione tra i seguaci di diverse religioni indeboliscano il tessuto sociale. Ciò richiede a tutti noi che ci concentriamo sulla formazione, e sul modo in cui crescere i nostri figli, per proteggere le generazioni future. Questa è responsabilità delle famiglie, delle istituzioni educative, così come delle moschee e delle chiese. ”

Lo scoutismo cattolico:

Il generale di corpo d’armata Baden Powel, fondatore del Movimento scout, dichiarò: “Lasciate il mondo migliore di come l’avete trovato”. Questa è la missione del movimento scout, che lavora per costruire ponti e per eliminare barriere, per edificare una vita e un mondo migliori. A questo si collega, ovviamente, il contributo al lavoro sociale, ecologico, umanitario e di volontariato.

Padre Jaques Sevin, che ha introdotto lo scoutismo nel mondo cattolico, è stato il primo a intuire come il Movimento scout avrebbe potuto essere strumento per diffondere lo spirito di fraternità e di servizio, rispondendo in tal modo ai bisogni dei giovani. Egli ha adottato il modello britannico dello scoutismo e lo realizzato in Francia, integrandolo in una dimensione cattolica e religiosa. Come ha fatto?

1 – L’educazione religiosa deve formare tutt’uno con l’educazione generale: nel suo libro “Scoutismo” padre Sevin ha scritto: “La religione è al cuore dello scoutismo, poiché scopo dello scoutismo è lo sviluppo dell’uomo tutto intero. L’educazione e la fede sono considerate nella loro integralità, lo scoutismo ne è una realizzazione che attira l’interesse dei giovani instillando la spiritualità scout nelle celebrazioni della Chiesa”. Padre Sevin ha fondato la Congregazione della Santa Croce di Gerusalemme. Sempre lui ha composto la preghiera scout adattando un testo di sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti.

2 – Lo scoutismo cristiano si è integrato nella dinamica biblica della Storia della Salvezza. Così ha scritto padre Sevin: “Lo scoutismo è l’inizio di una nuova comprensione del mondo che valorizza la creazione di Dio”. Il desiderio di conoscere meglio il Vangelo (che è l’essenza della rivelazione divina) ha portato gli Scout a mostrare l’opera di Dio e ad approfondire la fede nelle loro attività e nei loro programmi. Lo Scoutismo è il luogo della rivelazione della Buona Novella, e dell’esperienza vissuta. La lettura dei brani della Bibbia non è sufficiente, dobbiamo attuare la Parola di Dio e la Sua presenza attraverso l’amore fraterno condiviso nelle attività di gruppo. Vivere la religione all’interno dello Scoutismo approfondisce la dimensione spirituale della Bibbia.

Noi abbiamo la teologia della Incarnazione e del Popolo di Dio. Lo scoutismo è assimilabile al popolo di Dio che si accampa nel deserto e cerca di trovare la strada verso Dio. Lo scoutismo è l’inizio di un patto con Dio che si realizza servendo gli altri. “Lo scout è fiero della sua fede e ad essa sottomette tutta la sua vita”. Lo scoutismo, grazie alla preghiera e alla ascesi, cerca di mettere in pratica la Parola di Dio. Lo scoutismo è un percorso di rivelazione grazie alla vita nella natura. Lo scoutismo è ascetico nel servizio. L’esperienza nello scoutismo è quella della perseveranza nelle varie tappe della vita e fede.

Lo scoutismo incoraggia lo spirito di iniziativa, la vita all’aperto, in esso la crescita psicologica è incarnata e radicata teologicamente. Dicendo questo riprendo le parole di padre Sevin che ha scritto: “Il campeggio ricorda la volontà del vero esploratore di restare sotto la tenda di Dio e crescere così spiritualmente”.

Come costruire dei ponti e la pace nel mondo di oggi?

Questa cosa ha bisogno di uno stato d’animo che non parte da idee sbagliate di “sicurezza” come scopo principale della vita. Come sapete, gli obiettivi principali di ciascuno sono l’amore, la speranza e la giustizia. Oggigiorno si cerca di raggiungerli costruendo muri e dividendo l’umanità. Nel migliore dei casi, costruire dei muri può condurre a un “cessate il fuoco”, ma avendo distrutto la possibilità di rispettarsi a vicenda, di amarsi e di prendersi cura gli uni degli altri – in particolare, prendersi cura dei più fragili nella società. È qui che lo scoutismo gioca le sue carte migliori: insegnando l’amore e la speranza e non la guerra e la divisione. Costruire ponti d’amore e non muri di guerra.

Questi ponti e questa pace non diventeranno mai una realtà senza che diventiamo operatori di pace nelle nostre vite, e poi nella vita che viviamo con gli altri. Il Mahatma Ghandi diceva “Siate il cambiamento che sperate di vedere nel mondo”.

La missione della Terra Santa è un esempio di diversità culturale, religiosa e sociale in una terra che soffre a causa di un conflitto di identità (il conflitto israelo-palestinese). Allora, come possiamo trovare l’armonia in quanto arabi (la nostra etnia) e in quanto cristiani (la nostra identità) in Terra Santa, dove sono presenti differenti culture e classi sociali? E come utilizzare questa differenza per lavorare insieme alla pace?

Noi abbiamo delle responsabilità nazionali, etniche, umane e religiose.

L’apertura d’animo: favorisce la costruzione e lo sviluppo e non va verso la distruzione. Essere aperti, vuol dire rispettare le differenze e le opinioni degli altri. La gioventù scout: se diamo fiducia ai nostri giovani e se introduciamo i nostri valori nella Promessa scout, riusciremo a creare un avvenire migliore. Lo scoutismo è un terreno fertile per costruire dei ponti: la fraternità è universale tra gli scout. Come diceva Baden Powell: “Uno scout è amico di tutti e fratello di tutti gli altri scout”. I fratelli non si combattono. Se faremo amicizia con le persone degli altri paesi, non avremo bisogno di fare la guerra. Questo è il modo migliore per impedire le guerre future e custodire una pace permanente. Questa è la filosofia del Jamboree scout mondiale, poiché lo scout è l’apostolo della pace.

Ai nostri giorni la Chiesa deve fronteggiare molte sfide. Il Papa ha parlato del relativismo, della crisi sociale, politica e culturale oltre che dell’aspetto negativo dei media e della globalizzazione.

Noi abbiamo una risposta reale e pratica su come affrontare queste sfide sull’esempio della Chiesa primitiva. Come ha fatto la Chiesa a restare forte dopo la Pentecoste? Come si è sviluppata? Quali sono i pilastri e l’origine di questa forza? Tutto è stato fatto grazie alla fede e ai doni dello Spirito Santo, soprattutto per la fede nella Bibbia.

Lo scoutismo ha accumulato esperienza, per parlare per insegnare e per affrontare le sfide.

Il dono delle fede: che cos’è?

Rendersi conto dell’importanza di queste sfide è il primo passo per superarle e aiutare i giovani. San Paolo esortava i giovani a cercare la verità. Guardate avanti prima di piangere, cerate l’amore e il sevizio, rinunciate al diavolo e ascoltate il grido del mondo e dei cristiani. Per trovare la vita vera, questo modo di fare non è una scappatoia ma il modo di fare.

La Chiesa si rende conto che la fede dei giovani è lo specchio di ciò che essa dona loro. Come? Insegnando loro che Dio, quando interviene nella nostra vita, è amore e perdono, e quando ha mandato suo Figlio per costruire una nuova umanità. Il Verbo si è fatto carne e ha abitato fra di noi.

Grazie all’insegnamento della Chiesa, i giovani ricevono una immagine chiara della fede autentica e della diffusione dell’amore, della fede, della speranza. Dobbiamo ascoltare i giovani e rispettarli. Gli adulti devono essere modelli credibili perché i giovani accettino le loro indicazioni. La credibilità è necessaria perché le relazioni tra la Chiesa e la società si sviluppino.

Guardiamo la vita da un punto di vista nuovo, considerando i ponti come collegamenti e le barriere come ostacoli. Nella pratica, dovremmo sviluppare il nostro senso innato dell’impegno, le nostre competenze di leadership, e favorire l’integrazione di altri membri nel gruppo, sorvegliando l’ambiente. La preghiera il lavoro di gruppo favoriranno una più grande efficacia.

Papa Francesco ha detto che: “la persona che vuole costruire dei muri invece dei ponti non è cristiana”. Come raccomandazione finale, dobbiamo essere molto attenti alla educazione cristiana poiché è questo il compito della Chiesa, delle parrocchie, dei fedeli. Dobbiamo vivere nella speranza. Il futuro della Chiesa è nelle mani dei nostri giovani. I metodi di educazione cambiano. Dirigere e formare i giovani non è facile. Oggi i giovani esigono degli anziani che li sostengano e li accompagnino per nutrire e prendersi cura della loro fede.

I ponti che costruirete vi permetteranno di incontrare le persone che si trovano sull’altro lato. Potete costruire con l’amore, il calore, la comunione, la comprensione, il perdono e l’accoglienza della diversità. Se tendendo la mano aiutate gli altri a crescere e a riuscire, avrete raggiunto il vostro obiettivo.

Concludendo, quando costruiamo dei ponti consentiamo a Dio di operare attraverso di noi. Piantiamo i semi dell’amore e della fede. Lo rendiamo presente in umanità. Amiamo Dio amando gli altri.

p. Imad Twal

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