In occasione della XVI Assemblea Generale e Forum Internazionale del MIAMSI (Mouvement International d’Apostolat des Milieux Sociaux et Indépendants ) organizzata in Burkina Faso dal 28 ottobre al primo novembre 2016, col tema “Il dialogo, la pace e la riconciliazione: famiglie, religioni, cittadinanza, culture e popoli in dialogo”, padre Imad Twal, amministratore generale del Patriarcato latino è intervenuto sulle sfide che caratterizzano l’identità dei cristiani arabi in Terra Santa. Qui sotto la traduzione del suo intervento.

 Cristiani arabi in Terra Santa
riflessione personale
di padre Imad Twal
Patriarcato latino di Gerusalemme

 Il termine “cristiano arabo”potrebbe essere considerato dal sentire occidentale come un ossimoro dai termini contraddittori. Questa contradizione apparente è radicata nella comprensione ambigua di cosa significhi essere cristiano o arabo. Cosa vuol dire essere cristiano arabo o essere arabo? Il termine arabo non rimanda solamente ai musulmani, ma include una significativa popolazione cristiana. Inoltre, non tutti gli arabi sono musulmani, nè tutti i musulmani sono arabi. Gli arabi cristiani contestano un certo sentire occidentale e dei media tentando di spiegare la differenza tra un musulmano e un islamista (collocato a livello dell’ideologia) e che i cristiani arabi costituiscono quella Chiesa delle origini che mai ha cessato di esistere, senza interruzioni, fin dal primo secolo. Questa Chiesa è sopravvissuta attraverso la storia coesistendo con una diversità di comunità e confessioni. “La Chiesa dell’Incarnazione: la nostra terra è benedetta, poichè essa è la culla della divina ispirazione e della storia della salvezza… è la Terra della incarnazione divina…”. “Il Verbo si è fatto carne ed ha abitato in mezzo  a noi” (Giov 1,14). La tradizione cristiana chiama la Chiesa di Gerusalemme “Madre di tutte le Chiese” (Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa, 2001).

I discepoli di Gesù in Terra Santa appartengono a un certo numero di confessioni cristiane. Le Chiese ortodosse sono la greca, l’armena, la copta, la assira e l’etiopica. Ci sono inoltre sei Chiese cattoliche: la romana latina, la greco melchita, la maronita, l’armena, l’assira e la cladea. Sono presenti anche i protestanti: anglicani e luterani, oltre ad altre confessioni. Le 13 Chiese tradizionali hanno giurisdizione sul medesimo territorio: Israele, Palestina (teritori occupati) e Giordania. “Una Chiesa della diversità: La Chiesa in Terra Santa si caratterizza per la sua grande diversità ecclesiale. È composta da Chiese differenti, ciascuna con la sua storia, il suo pensiero, la sua spiritualità, la sua lingua, il suo rito e la sua tradizione”. (Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa, 2001).

Il numero totale dei cristiani in Terra Santa è di circa 400 000, di cui la metà vive in Giordania e l’altra metà in Palestian e in Israele. I cattolici sono circa 170 000. Tutti questi cristiani sono arabi, appartengono alla cultura araba e ne condividono la storia. (questo senza contare i cristiani di lingua ebraica, le comunità ebreofone e gli stranieri che vivono e lavorano in Terra Santa). “Numericamente parlando, la Chiesa è stata una minoranza per ben diciotto dei venti secoli della della sua esistenza. Solo tra il quinto e il settimo secolo si è verificata una maggioranza  che, poi, ha cominciato a declinare. Per certi storici, il numero dei cristiani all’inizio delle crociate poteva raggiungere il 50 per cento della popolazione. All’inizio del 20esimo secolo poteva essere tra il 20 e il 30 per cento. Le statistiche di oggi rivelano che solo il 2,5 – 3 per cento della popolazione è cristiano”. (Vescovo Maroun Lahham).

Tutti questi cristiani testimoniano il Cristo nel paese in cui vivono. La Chiesa madre di Gerusalemme è di per sè un messaggio e un testimone che parla al cuore della fede cristiana. È un dono e un ricordo della Incarnazione in una realtà fisica: Nazareth, Betlemme, Gerusalemme.

Che cosa significa essere cattolici in Terra Santa?

Cosa si intende quando si parla di una identità cattolica? Il termine che più si avvicina a “identità” è quello di appartenenza. L’identità di qualcuno è la sua appartenenza. L’identità cattolica è in primo luogo l’appartenenza a una realtà astratta, come la spiritualità, a un ideale o a una dottrina, benchè questa appartenenza possa comunicare tutto ciò e molto più ancora. Si tratta, di fatto, della appartenenza a un popolo. È la appartenenza a un corpo, sociologicamente identificabile nella storia, con la sua forma e il suo aspetto. Questo si chiama Chiesa. La Chiesa è questo contesto umano nel quale incontriamo, con una relazione umana, Gesù Cristo, figlio di Maria,  il Figlio di Dio. La Chiesa è in realtà il suo corpo. Nella vita di questa comunità noi costruiamo la comunione e comunichiamo con gli altri. In primo luogo, le sue azioni sono i sacramenti, la proclamazione della Parola. Qui, in Terra Santa, la nostra identità cattolica, significa che, innanzitutto, benchè in mezzo a molte sfide, noi siamo un popolo, una comunità visibile e unita che appartiene a Gesù il quale ci fa diversi. “Voi sarete miei testimoni”(At 1,8). La testimonianza è la nostra vocazione e la nostra missione in quanto discepoli della “Chiesa Madre”.

La Terra Santa è stata definita il quinto vangelo, e noi “le pietre vive”, i cristiani nei luoghi santi, il sesto. “È vero che la Chiesa è nata in questo paese: non da costruzioni di pietra, ma dall’assemblea dei fedeli cristiani che formano il sesto Vangelo” (Mansour, 2004).

Il secondo punto essenziale è che noi siamo arabi per identità e per nazionalià. Siamo pienamente integrati nella vita nazionale del mondo arabo, condividiamo la medesima madre lingua, le lotte per la pace e la giustizia. Nostro scopo è proteggere la nostra preziosa lingua, riconoscere la nostra tradizione, conservare il nostro patrimonio e i nostri costumi.

Tuttavia, anche se siamo Arabi, la nostra identità araba non esaurisce la totalità del nostro essere. “In quanto cristiani arabi in Terra Santa, siamo chiamati a testimoniare Gesù nella sua terra, nella nostra società arabo musulmana e nella società ebraico israeliana. Per fare ciò, dobbiamo dialogare coi musulmani e con gli ebrei”. (Mons. Sabbah, 2006).

Noi sappiamo chi siamo, sappiamo chi sono gli altri, e sappiamo ciò che è il mondo in una prospettiva che va oltre il fatto di essere arabi. La nostra appartenenza alla Chiesa crea un substrato di cultura che è esso stesso una sfida alla cultura maggioritaria della nostra società. Per esempio, in quanto comunità ecclesiale, facciamo spesso opere di beneficenza di cui godono, talvolta, esclusivamente persone musulmane. Un altro esempio è quello delle nostre scuole cattoliche. Molte famiglie musulmane desiderano vivamente che i loro figli vengano nelle nostre scuole. Questi genitori musulmani valutano che i loro figli saranno musulmani migliori venendo in mezzo a noi. I nostri scout vivono la medesima dinamica. Il nostro gruppo di scoutismo cattolico è noto per accogliere tutti i giovani delle diverse religioni e chiese. Essi vi trovano una casa e una appartenenza che li aiuta a essere se stessi.

Penso spesso alla nascita della Chiesa il giorno di Pentecoste. Vi riconosco la formazione della nostra identità. Gli apostoli e Maria, eletti per conoscere Dio, creatore del cielo e della terra, della giustizia e della verità, erano uniti. Essi avevano vissuto con Gesù e non potevano che essere d’accordo con lui quando si identificava con Dio. La loro esperienza confermava le sue parole. Nessuno li aveva guardati e si era rivolto a loro come lui aveva fatto. Dopo che li aveva lasciati, è successa questa cosa, è arrivato ,o Spirtio Santo e loro hanno iniziato a vivere insieme  avendo la medesima esperienza di essere insieme come quando erano con lui. La loro comunione è divenuta il contesto nel quale l’hanno incontrato. Hanno riconosciuto in ciò che succedeva tra loro, la medesima vita conosciuta in lui.

E così, con Maria, guidati da Pietro, essi hanno cominciato a proporre agli altri esattamente ciò che Gesù aveva loro proposto, la vita con lui e, attraverso lui, nella potenza dello Spirito Santo, la comunione col Padre. La nostra identità è formata grazie alla appartenenza al popolo in cui tutto ciò si perpetua.

P.Imad Twal

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