NAZARETH – La “Fondazione Maria”, creata nel 2001 da un giovane palestinese, ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta contro il cancro in Terra Santa. Sabato 1 ottobre si è tenuta la celebrazione annuale nel convento dei Salesiani di Nazareth che ha accolto in tanti, fra gente comune, donatori e amici della Fondazione.

La “Fondazione Maria” è la prima e unica fondazione araba nel paese, fondata per lavorare nella lotta contro il cancro. La fondazione si propone di essere il contatto di riferimento per tutti coloro che sono impegnati in questa battaglia. Essa opera per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla malattia, sottolineando l’importanza della diagnosi precoce, rompendo preconcetti, dimostrando che c’è una vita con e dopo il cancro. La fondazione fornisce anche il supporto finanziario ed emotivo per i pazienti e le loro famiglie, in modo che sia fornita loro la necessaria assistenza sanitaria.

La “Fondazione Maria” compie la sua missione attraverso diverse iniziative, conferenze, corsi di formazione, ma anche con l’illuminazione di rosa (colore simbolo della lotta contro il cancro al seno) nel mese di ottobre di edifici storici, archeologici, o luoghi di culto in tutta la Terra Santa. Il programma “Mary Joy” fornisce anche il supporto per i bambini con il cancro con visite giornaliere negli ospedali. Ogni giorno, quattro volontari fanno il giro degli ospedali per portare un sorriso ai malati e soddisfare le diverse esigenze.

La fondazione è stata creata nel 2001 da un giovane palestinese di circa 20 anni, Mohammad Hamed che, quando ne aveva 12, ha perso la sorella di 9 anni malata di cancro, quando ancora la malattia nei circoli arabi, era poco sconosciuta o non trattata, e anche considerata un “maledizione”. I pazienti soffrono anche la barriera della lingua negli ospedali israeliani. Come Mohammed Hamed ha spiegato sul sito web della fondazione, la consapevolezza circa la malattia e la cura per i pazienti e le loro famiglie dovrebbe essere una priorità per la società contemporanea: «Insieme siamo più forti. Insieme possiamo combattere il cancro e guidare la rivoluzione della vita».

Mohammad nota come venti anni fa, tra le donne con cancro al seno, il 35% delle donne ebree venivano salvate mentre tutte le donne arabe morivano per mancanza di cure. Oggi, se questo divario non esiste più, la diagnosi precoce è assolutamente essenziale per avere ogni possibilità di fuga, sapendo che il cancro al seno può essere curato al 100%.

Il 1° ottobre una serata speciale ha riunito una folla di amici e benefattori a Nazareth, e tra questi mons. Marcuzzo, vescovo vicario patriarcale a Nazareth. Il vescovo ha parlato, citando l’Enciclica di papa Francesco “Laudate Sì”, ricordando che prendersi cura della casa comune dell’umanità significa «avere cura della nostra casa comune è il più grande gesto di solidarietà, come contro l’inquinamento del mondo che è una delle principali cause di cancro», ha osservato.

Per l’occasione, l’intera facciata del convento salesiano è stato illuminata di rosa. Il convento è l’edificio più importante della città, visibile dalla valle. La serata è stata punteggiata di storie, canzoni, ringraziamenti e molteplici interventi sia di medici che di pazienti che hanno condiviso le loro esperienze, tra le quali anche quelle di chi ha sconfitto la malattia.

Nelle prossime settimane, la fondazione accenderà di rosa diversi edifici delle città della Terra Santa, in particolare a Tel Aviv – Jaffa, Haifa, Acco e Jenin.

Myriam Ambroselli

Per scoprire e aiutare la fondazione Mariam: mariamf.org

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