GERUSALEMME – L’8 ottobre 2016, l’inaugurazione dell’anno accademico dello Studio Teologico Salesiano è stata sottolineata da una giornata di incontro e da una “Lectio Magistralis” del professor Francis Moloney, autore e biblista di fama mondiale, dal tema “La Parola di Dio, Gesù Cristo e l’Eucarestia. La speranza cristiana in un mondo secolarizzato”.

Gli ospiti d’onore erano mons. Lazzarotto, Delegato Apostolico a Gerusalemme e in Palestina, mons. William Shomali, Vicario patriarcale latino per Gerusalemme e la Palestina, mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vicario patriarcale latino per Israele, e il rev. Dr. Mauro Mantovani SDB, Rettore della Pontificia Università Salesiana. Il rev. Prof. Francis Moloney, biblista di fama mondiale, professore emerito dell’Università cattolica d’America, ha tenuto una Lectio Magistralis sul tema: “La Parola di Dio, Gesù Cristo e l’Eucarestia. La speranza cristiana in un mondo secolarizzato”.

Il Dies Academicus si è aperto con l’inno “Per Crucem” cantato dal coro salesiano. Dopo di che il diacono Chege, cerimoniere, ha invitato il professor Mantovani, rettore della Pontificia Università Salesiana a tenere il suo discorso. Il prof. Mantovani ha augurato il benvenuto anche a nome del Cancelliere dell’Università e Rettor Maggiore dei Salesiani, padre Angel Artime. Egli ha sottolineato l’importanza della teologia fra le altre scienze per avere una visione culturale più giusta dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio. Dopo di che il prof. Mantovani ha invitato il prof. Giorgio Gianazza, sdb, a presentare agli invitati il suo nuovo libro su santa Mariam Baouardy.

Mons. Giuseppe Lazzarotto, Delegato apostolico a Gerusalemme e in Palestina, ha poi ricordato la meditazione di papa Francesco sulla lettera ai Galati, sottolineando il rischio di dimenticare il dono dello Spirito Santo che ci è stato dato e l’importanza  per gli studenti di vivere in maniera unificata i loro studi teologici con la loro vita di preghiera, allo scopo di approfondire la teologia alla luce dello Spirito Santo.

Poi, dopo essere stato presentato da padre Eric Wyckoff, il professor Moloney ha preso la parola. Nella sua premessa, il professore ha sottolineato come, al centro della vita cristiana si trovi l’amore. I primi cristiani rappresentavano una voce alternativa in seno alla società, si preoccupavano gli uni degli altri e si estesero rapidamente nell’impero romano. Allo stesso modo, oggigiorno, dobbiamo continuare a essere una voce alternativa in un mondo contemporaneo sempre più frammentato a causa della crescita della diffidenza nei confronti delle “grandi verità”. Molti sono quelli che ignorano le sfide del mondo laico. Piuttosto che arrendersi fiduciosamente alla tradizione combinano frammenti di una moda provvisoria e parziale in un tutto non finito, in una identità “collage”.
In passato, spiegava il professore, le persone seguivano dei principi, e il procedimento del pensiero andava generalmente dalla testa al cuore. Ai nostri giorni, abbiamo la tendenza a fare un passaggio dal cuore alla testa, siamo alla ricerca di esperienze per formare i nostri principi per il futuro. Papa Francesco nella Misericordiae vultus invita tutti i credenti, soprattutto i giovani, a produrre una cultura nella quale le decisioni da prendere siano determinate grazie a esperienze positive generate nel cuore. Il mondo secolarizzato invita dunque a una “educazione del cuore”.

Il professor Moloney ha poi sottolineato la centralità della Parola di Dio, l’importanza della spiritualità centrata sul Cristo (Atti 11,16)  e dell’Eucarestia. Riguardo la Parola di Dio, il professore ha ricordato come il Vaticano II abbia domandato a tutti i cattolici di riscoprire “le sorgenti” della loro fede e come, una cinquantina di anni di anni dopo, papa Benedetto XVI abbia sollecitato la riscoperta della Parola di Dio nella vita della Chiesa quale fonte di rinnovamento permanente. Tuttavia, padre Moloney ha deplorato la scarsa presenza di queste iniziative nella vita qutidiana della Chiesa, invitando i vescovi e i superiori di comunità religiose a partecipare in modo più attivo al rinnovamento biblico dei fedeli.

Secondo tema affrontato: una spiritualità centrata sul Cristo. La chiave di questa spiritualità è quella di rendersi conto di che cosa ci sia nel nostro più profondo, di ciò che ci travolge, ma allo stesso tempo ci determina e ci trascende. Noi aspiriamo alla casa del Padre, per la quale siamo stati creati. E ‘nella nostra umanità che siamo in contatto con il divino, perché questa umanità è una realtà che Gesù ha condiviso con noi. Oggi siamo chiamati a riflettere più a fondo sulla possibilità che noi, in quanto cristiani convinti, possiamo presentare  il volto di Dio, per farci conoscere per mezzo di Gesù, nel nostro mondo confuso e sconcertante.

Terzo tema: l’Eucarestia. Nei vangeli sinottici è descritta come un corpo spezzato per persone spezzate: i traditori e i peccatori. Per Giovanni, la lavanda dei piedi è un simbolo del Battesimo e il boccone di pane è un simbolo dell’Eucarestia. I due segni sono immagini  dell’incrollabile amore di Dio per i suoi fragili discepoli. Il mistero eucaristico è dunque legato alla riconciliazione, al riconoscimento del fatto che siamo peccatori.

In quanto biblista, il professor Moloney si è  infine riferito all’esperienza dei due discepoli di Emmaus, eperienza compiuta lo stesso giorno della Resurrezione (Lc 24,1-51). L’insieme del vangelo di Luca è orientato verso questo “giorno” unico. I discepoli si allontanano da Gerusalemme, dalla storia della salvezza. Gesù, il Risorto, “cammina con loro”, ma loro non lo riconoscono. Essi conoscono la sua vita, la storia degli avvenimenti fino alla tomba, hanno udito la proclamazione della Pasqua. Sanno tutto, ma non ne comprendono il senso. Gesù celebra per loro la “Liturgia della Parola”, spalanca per loro la Parola di Dio.
Finalmente essi prendono l’iniziativa: “Resta con noi perchè scende la sera” (Lc 24,29) e lo riconoscono alla frazione del pane.

Nelle sue conclusioni, il professor Moloney ha sottolineato come ravvivare la speranza in seno al mondo secolarizzato: contemplare Dio in Gesù Cristo e nelle Scritture, riconoscere il nostro bisogno di Dio, vivendo della sua riconciliazione e della sua presenza nutriente attraverso i Sacramenti. Noi non siamo soli: Gesù di Nazareth è con noi. Anche nelle nostre sconfitte Lui ci conduce alla casa del Padre.

Fonte: www.jerusalem.unisal.it

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