Meditazione di Mons. Pizzaballa: XVIII Domenica del Tempo Ordinario, anno A, 2020

Published: July 30 Thu, 2020

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2 agosto 2020

XVIII Domenica del Tempo Ordinario, anno A

Dopo il capitolo che raccoglie le parabole del Regno, ascoltato le scorse domeniche, la trama narrativa dell’evangelista Matteo riprende con l’episodio dell’imprigionamento e dell’uccisione di Giovanni il Battista da parte di Erode (Mt 14, 1-12), cui segue il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mt 14,13-21), che ascoltiamo oggi.

Proprio la notizia della morte del Battista viene presentata dall’Evangelista come il motivo della scelta di Gesù di ritirarsi in un luogo deserto, per vivere un momento di solitudine: Gesù coglie in questa morte un annuncio profetico di ciò che sarà anche il suo destino, ed è posto in modo più evidente davanti al mistero di dolore e di morte che lo aspetta.

Ma la sua ricerca di un luogo e di un tempo dove fermarsi in solitudine, senza neppure i discepoli, è destinata a fallire: la folla, infatti, intuito il suo pensiero, lo precede a piedi e così Gesù, sceso dalla barca, si trova davanti a moltissima gente.

Una volta sceso, Gesù vede (Mt 14,1), innanzitutto, una folla bisognosa, che manca di diverse cose: manca di salute, per cui Gesù per prima cosa si prende cura dei malati che sono presenti, si dedica a loro. È una folla bisognosa di cura, di attenzione, di misericordia.

È anche una folla che ha bisogno di essere sfamata. Ha bisogno di comprendere dove cercare il pane, dove trovare Colui che sazia veramente, di imparare che non c’è nessun altro luogo dove trovare pane vero.

I discepoli penserebbero opportuno liquidare tutta quella gente senza farsi carico di questo loro bisogno.

È la grande tentazione dell’uomo, di ciascuno di noi, quella di pensare che il bisogno dell’altro non ci riguardi, non sia affare nostro. Quella di pensare di non poter fare nulla per nutrire la fame del proprio fratello, di esser certi di non averne la possibilità.

Invece Gesù vede. Ha visto ciò che manca, e ora vede ciò che c’è, quei cinque pani e due pesci che, anche se condivisi, sembrerebbero non bastare a nessuno.

Perché, invece, non solo bastano a sfamare la folla - anzi, al plurale, le folle (Mt 14,19) - ma anche ne avanzano ben dodici ceste!

Credo che il segreto sia proprio lo sguardo di Gesù.

Oggi il Vangelo ci suggerisce di mettere sotto lo sguardo di Gesù sia ciò che c’è, sia ciò che non c’è, di stare sotto il suo sguardo con tutto ciò che siamo, con il nostro bisogno, la nostra attesa, le nostre piccole possibilità.

Se rimaniamo lì, senza fuggire altrove, allora accade qualcosa, e noi possiamo vedere con lo sguardo stesso di Gesù, che sa scorgere qualcosa che noi, abitualmente, non vediamo.

Gesù vede che il poco, se condiviso, basta a nutrire molti, proprio secondo quella logica che le parabole del capitolo XIII ci hanno insegnato a comprendere.

Perché il Regno inizia e passa attraverso cose piccole, cose che non attirano abitualmente il nostro sguardo e su cui non fonderemmo la nostra sicurezza, su ciò che, a prima vista, a noi parrebbe insufficiente, o addirittura non adatto.

Tutto questo troverà il suo apice proprio nella morte del Signore Gesù, di cui quella del Battista è stata un annuncio profetico: lì dove sembra non esserci più nulla, il seme sta solo marcendo, sotto terra. Nel silenzio e nella solitudine, come quella che oggi Gesù invano ha cercato, si prepara la messe che nutrirà le folle, e non per un giorno soltanto.

+Pierbattista