Omelia di S. B. Mons. Pierbattista Pizzaballa per la Veglia Pasquale 2021

Published: April 03 Sat, 2021

Omelia di S. B. Mons. Pierbattista Pizzaballa per la Veglia Pasquale 2021 Available in the following languages:

Veglia Pasquale 2021 

(Mc 16,1-7)

Fratelli e sorelle carissimi,

il Signore è risorto, alleluia!

Con le letture appena proclamate, abbiamo percorso tutta la storia della salvezza, dalla creazione fino alla redenzione. Abbiamo ascoltato le meraviglie che il Signore ha compiuto. Il filo rosso che collega quanto abbiamo ascoltato è la fedeltà di Dio alla Sua promessa, al suo desiderio di relazione e di incontro. Fedeltà che ha richiesto il continuo intervento di Dio stesso per riprendere, attraverso il perdono, le relazioni continuamente interrotte dal nostro peccato.

Il Vangelo proclamato è il culmine di questa rivelazione. Questo breve brano contiene tre verbi significativi sui quali mi soffermo brevemente: Comprare, Vedere, Andare.

Comprare

Le tre donne del Vangelo sono affrante dal dolore, ma non ne rimangono paralizzate. Con la cattura e la morte di Gesù, i discepoli si sono dispersi, tutto sembra perduto, i sogni infranti, le speranze deluse. Ma non per queste donne. Loro hanno la capacità di resistere al dolore, di andare oltre l’apparente fallimento e non esitano a spendere soldi, a comprare il necessario per onorare Gesù, non un fallito, ma un amato. Il loro amore per Lui non si è spento con la sua morte, il loro legame con il Maestro va oltre i sogni umani di un nuovo regno. L’amore vero è gratuito, non dipende dalle circostanze e non conosce la morte. Per questo vogliono andare al Sepolcro, per un ultimo atto di pietà. E comprano il necessario già alla sera del sabato, non attendono il giorno dopo, si procurano subito gli oli per una degna sepoltura. Spendono del loro denaro per ungere il corpo dell'amato maestro di Galilea. Hanno speso gli ultimi anni a seguire Gesù, a prendersi cura di lui, e continuano a farlo anche dopo la morte.

Se dovessimo guardare alla nostra esperienza oggi, a chi somigliamo? Siamo come i discepoli dispersi e disorientati, o siamo come le tre donne, colpiti dal dolore, ma non paralizzati? I segni della morte saranno sempre con noi. La morte non è cancellata, e con essa il dolore, le ingiustizie, le gelosie, le divisioni e quanto insomma le appartiene. Qui tra noi e nel mondo intero. Ma la morte su di noi non ha più potere, perché “l’amore del Cristo ci ha fatti suoi… egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2 Cor. 5,14–15). Siamo invitati oggi ad imparare da queste donne a vivere in perdita, a spendere davvero la nostra vita per amore di Cristo, a guardare alla croce come alla misura di quell’amore che ci ha redento e a questa tomba vuota come all’annuncio di una vita eterna per tutti noi. E la vita eterna inizia già qui fin d’ora. Noi ne facciamo già parte, perché uniti a Lui, risorto.

La Chiesa, dunque, continui ad annunciare la follia di questo amore che davvero può cambiare la vita del mondo e che non teme la morte e i suoi lacci.

Vedere

Tutti i vangeli della risurrezione usano il verbo vedere, anche se in realtà non ci sarebbe nulla da vedere, perché il corpo di Gesù non è più nel sepolcro. Nei Vangeli non ci sono descrizioni dell’evento della risurrezione, ma si mostrano solo i segni di essa, gli incontri con i testimoni e infine con il Risorto stesso. Nel Vangelo di Marco il segno è la pietra del sepolcro già rotolata (Mc 16,4), e il testimone è il giovane vestito di bianco, seduto sulla destra (Mc 16,5).

Abbiamo bisogno di un segno da vedere e di una parola da ascoltare. Non potremo mai, infatti, spiegare la risurrezione. Nessuna teoria potrà mai convincere. La risurrezione si può solo incontrare, possiamo solo farne esperienza. Abbiamo bisogno ancora oggi di testimoni che ci mostrino i segni del Risorto tra noi, che ci annuncino credibilmente che il mondo non è più in potere della morte. Sembra impossibile, eppure è così e ancora oggi ne possiamo incontrare tanti.

I testimoni oggi sono coloro che, nonostante ogni avversità, dolore, solitudine, malattia e ingiustizia, spendono la loro vita creando occasioni di giustizia, di amore e di accoglienza. Sono coloro che sanno perdonare, perché si sentono già perdonati. Sono quanti nel silenzio di ogni giorno donano la loro vita per i propri figli e i figli degli altri, che considerano ogni persona parte del proprio destino, e se ne occupano con amore e con passione, incuranti di sé.

Prima testimone è la Chiesa, luogo in cui il Risorto parla a noi, attraverso i Sacramenti e l’annuncio della Parola.

Il vangelo oggi ci invita ad essere una Chiesa coraggiosa, che non teme la solitudine e l’incomprensione, che incontra ogni giorno il Risorto e lo manifesta serenamente al mondo con una parola chiara e sicura, con una testimonianza libera, decisa e appassionata.

Andare

Per vedere e testimoniare il risorto bisogna per prima cosa muoversi. Le donne sono andate presto al Sepolcro, lì hanno visto la tomba vuota, hanno incontrato il testimone e da lì sono poi sono state invitate ad andare da Pietro e i discepoli e poi in Galilea. Il gesto del vedere è legato all’andare. Non si incontra il Risorto se non si va al Sepolcro e si resta chiusi nei propri cenacoli. E, se si vede e si incontra il Risorto, non si può restare immobili.

E noi dove andiamo? Siamo venuti diverse volte qui al Sepolcro vuoto di Cristo. Lo veneriamo quotidianamente, come le donne del Vangelo. Eppure a volte mi sembra che siamo così immobili, in tutti i sensi. Cosa e Chi annunciamo, come lo facciamo?

Se c’è una testimonianza oggi più necessaria che mai, è proprio quella della speranza. I segni della paura si mostrano da sé, ma non devono fermare la nostra carità. « Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui » (Mc 16,6). Cristo risorto è la nostra speranza e questo è ciò che siamo chiamati a testimoniare, andando ovunque, senza fermarci.

Non ripieghiamoci o chiudiamoci dunque nelle nostre paure. Non permettiamo alla morte e ai suoi sudditi di spaventarci. E non limitiamoci nemmeno a venerare questo Sepolcro vuoto. La risurrezione è l’annuncio di una gioia nuova che irrompe nel mondo che non può rimanere rinchiusa in questo Luogo, ma che da qui deve ancora oggi arrivare a tutti. « Andate a dire ai discepoli e a Pietro, ch’egli vi precede… »(Mc 16, 7).

“Dove? Dappertutto. In Galilea e sul monte, nel Cenacolo e lungo la strada di Emmaus, sul mare e nei deserti, ovunque l’uomo pianta la sua tenda, spezza il suo pane, costruisce le sue città, piangendo e cantando, sospirando e imprecando. “Egli vi precede”. (Don Primo Mazzolari).

Possa la nostra Chiesa di Terra Santa anche oggi fare esperienza del Risorto, vivere nella Sua luce, gioire della Sua presenza, nutrirsi del Suo amore, e continuare a spendersi per la vita del mondo!

Buona Pasqua!

Gerusalemme, 3 aprile 2021

                                                                                      †Pierbattista Pizzaballa

                                                                            Patriarca di Gerusalemme dei Latini