Rafiq Khoury: "Credo che Jean Vanier abbia introdotto nella cultura contemporanea un valore fondamentale, la compassione"

Published: May 09 Thu, 2019

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GERUSALEMME – Martedì 7 maggio 2019, Jean Vanier è deceduto a Parigi all’età di 90 anni. Fu il fondatore della Federazione L’Arche e delle comunità, oggi diffuse in 38 paesi, che aiutano le persone con disabilità intellettive e fisiche ad integrarsi nella società.

Quello che molti non sanno è la profonda amicizia che si è formata decenni fa tra Jean Vanier e il sacerdote del Patriarcato latino p. Rafiq Khoury. P. Rafiq ha accettato di parlare con il Media Office del Patriarcato di quest’uomo che è stato testimone dell’amore di Dio per l’umanità fragile e ferita di oggi.

Rafiq, lei ha avuto una profonda amicizia con il defunto Jean Vanier. Potrebbe raccontarci della prima volta che l’ha incontrato? Come potrebbe descriverla?

Conoscevo Jean Vanier ancor prima di incontrarlo, attraverso i suoi scritti, che sono stati per me oggetto di riflessione. La prima volta che l’ho incontrato fu durante una delle sue visite in Terra Santa nei primi anni Ottanta. Fu all’Istituto Ecumenico Tantur di Betlemme, dove tenne una conferenza per la quale fornii la traduzione simultanea. Durante la conferenza, ho sentito fortemente che si formava una profonda comunione tra di noi, perché le sue parole mi colpirono profondamente.

In seguito, e ancora nei primi anni ’80, Jean Vanier venne in pellegrinaggio in Terra Santa con un gruppo di disabili e assistenti. All’epoca ero rettore del seminario patriarcale latino di Beit Jala, e lì li abbiamo ospitati trascorrendo una serata memorabile. Da allora la nostra amicizia, che considero come un dono di Dio per me, si è rafforzata. Quando era nell’ultimo anno della sua malattia, mi ha inviato un breve messaggio in cui diceva: “Prego spesso per te. Mi sento più vicino a te con tutto ciò che tu e la tua gente vivete”.

Qual è una qualità che contraddistingueva Jean Vanier?

Credo che Jean Vanier abbia introdotto nella cultura contemporanea un valore fondamentale, la compassione. In un mondo crudele e senza pietà, ha seminato valori di compassione, misericordia e amore. Viveva ed esprimeva questa compassione con tutto il suo essere. Potrebbe essere vero che Jean ha studiato filosofia all’inizio della sua vita, ma ha coltivato questa compassione attraverso la vita con i disabili, perché ha deciso di lasciare tutto e farsi coinvolgere nella loro vita quotidiana.

Era convinto che i disabili non solo “prendono” ma danno anche in cambio. E’ entrato nella loro profonda consapevolezza e ha liberato le loro capacità, soprattutto la capacità di amare. Allo stesso tempo, i disabili lo aiutavano a liberarsi gradualmente dall’egoismo, dall’egoismo e dal bisogno di potere, che venivano sostituiti da empatia, compassione, donazione di sé e gratuità. Jean è stato testimone dell’amore di Dio verso l’umanità fragile e ferita di oggi.

Jean Vanier fu il fondatore della Federazione L’Arche e delle comunità, oggi diffuse in 38 paesi, che aiutano le persone con disabilità intellettive e fisiche ad integrarsi nella società. Che segno ha lasciato Jean Vanier sulla vita delle persone che ha incontrato?

Jean Vanier non lavorava solo per i disabili, ma viveva e condivideva la loro vita quotidiana in tutti i suoi aspetti, ed è questo che contraddistingue il suo lavoro. In questa vita comunitaria, era solito dare, ma allo stesso tempo era arricchito da questo incontro quotidiano con i disabili. Così vivono le comunità di L’Arche in tutto il mondo. Gli assistenti entrano a far parte della vita quotidiana dei disabili in tutti i suoi aspetti (preghiera, lavoro, alimentazione, feste, gioia…..ecc.)

Jean ha scritto molti libri sulla sua esperienza di vita con i disabili, alcuni dei quali sono stati tradotti in arabo come “Non aver paura” e altri. Lo scrittore libanese Adib Mousleh ha raccolto un’ampia raccolta dei suoi scritti in un libro intitolato “Jean Vanier e la sua arca”.

Jean ha lasciato un grande impatto su tutti quelli che ha incontrato perché aveva autentici valori cristiani e umani. Credo che Jean continuerà a vivere nel cuore di coloro che lo hanno conosciuto e amato.

Intervista condotta da Saher Kawas