Creazione di una parrocchia personale per tutti i migranti e i rifugiati in Israele

Published: April 04 Wed, 2018

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COMUNICATO STAMPA – Di seguito riportiamo il comunicato stampa sulla creazione di una parrocchia personale per tutti i migranti e i rifugiati in Israele, nel giorno 20 maggio, solennità di Pentecoste.

Prot. (1) 228/2018

Jerusalem, 23 March, 2018

Alla cortese attenzione dei Parroci Latini in Israele Loro Sedi _____________________

 

Carissimi parroci, il Signore vi dia pace!

Desidero informarvi di una prossima decisione che riguarderà la pastorale per i migranti e i rifugiati nella regione pastorale di Israele nella quale voi operate e che potrebbe quindi anche interessare il vostro attuale servizio.

Da diversi anni la comunità ecclesiale in Israele si è arricchita di decine di migliaia di stranieri che stabilmente vivono nel nostro territorio e affollano le nostre chiese. Filippini, indiani, srilankesi e molti altri sono ormai diventati parte integrante della nostra comunità. Accanto a loro sono arrivati negli ultimi anni anche rifugiati, provenienti dal Sud-Sudan e dall’Eritrea.

Inizialmente il servizio pastorale di questi gruppi veniva curato da sacerdoti, in gran parte religiosi, che spontaneamente si mettevano a servizio delle necessità pastorali di queste persone. In seguito, gradualmente, il servizio pastorale veniva più organizzato, con l’erezione di cappellanie ufficiali. Qualche anno fa fu poi creato un coordinamento del servizio pastorale per i migranti, con lo scopo di dare a questa pastorale una migliore organizzazione e sistematicità.

Tale coordinamento seguiva per quanto possibile il servizio alle persone che non frequentano i tradizionali luoghi di culto. Se è vero infatti che molti giungono alle nostre chiese per pregare, molti di più rimangono lontani dalle chiese e da qualsiasi servizio religioso, spesso alla mercé di criminalità locale e di altre situazioni di rischio oltre che di sette evangeliche.

Va detto, inoltre, che dal punto di vista legale e canonico, oltre che sociale, la maggior parte di queste persone vive in situazioni limite, spesso irregolari. Essi inoltre svolgono il loro lavoro in contesti sociali lontani dalla sede delle parrocchie territoriali, con esigenze assai diverse. Si è reso necessario, perciò, individuare forme di aiuto e di sostegno a queste persone, adatte alla loro situazione particolare. Per queste ed altre ragioni, il processo di organizzazione del servizio pastorale ai migranti e ai rifugiati arriva oggi ad un nuovo passaggio.

Dopo averne parlato nel consiglio presbiterale del 5 febbraio scorso (CIC 515§2), sono giunto alla decisione di erigere ufficialmente una parrocchia personale per tutti i migranti e i rifugiati in Israele (CIC 518). Tale parrocchia personale curerà sotto tutti gli aspetti pastorali, sacramentali e formativi i rifugiati e i migranti che si trovano nel territorio di Israele e avrà dunque tutte le facoltà che il diritto universale concede alle parrocchie. Sono invece da ritenere esclusi da questo provvedimento i diplomatici e gli stranieri residenti stabili e tutti coloro che si trovano fuori dalla regione pastorale di Israele.

Naturalmente, i migranti che attualmente frequentano le parrocchie territoriali, se lo desiderano, possono continuare serenamente a frequentare tali parrocchie; l’accesso ai sacramenti nelle parrocchie territoriali continuerà ad essere aperto a tutti coloro che lo desiderano, senza distinzioni, inclusi i migranti.

La creazione di tale parrocchia, in breve, ha lo scopo di garantire un servizio pastorale completo ai tanti che sono lontani dalle nostre chiese, ma che – nonostante le difficili circostanze sociali nelle quali vivono – vogliono comunque avere un accompagnamento ecclesiale.

Le recenti decisioni del governo israeliano riguardo ai richiedenti asilo, inoltre, richiederanno nuove iniziative da definire, per le quali, tuttavia sarà necessario essere preparati. Anche per questa ragione, il “Coordinamento per la pastorale di migranti e dei rifugiati” diventerà “Vicariato episcopale per i migranti e i rifugiati”, e sarà guidato da un Vicario episcopale (CIC 476). In futuro, quindi, tutte le cappellanie, i vari assistenti e tutti coloro che lavorano in questo ambito ecclesiale si coordineranno con il Vicario episcopale per le loro attività e per il loro servizio. Ritengo infatti, che nella diversità delle lingue e delle culture, che devono essere rispettate, è necessario avere anche elementi di unità e di chiarezza tra i diversi gruppi.

Come per tutti gli altri Vicari e operatori pastorali, sarà prioritario anche per il Vicario episcopale per i migranti e i rifugiati, in sintonia con le indicazioni del vescovo, di lavorare per l’unità di tutta la Chiesa di Terra Santa, nel territorio di sua competenza. La nostra Chiesa, infatti, è nota per avere allo stesso tempo un carattere universale e locale. I cristiani locali, le comunità religiose, i pellegrini che giungono da tutto il mondo sui Luoghi Santi, i lavoratori stranieri, migranti e rifugiati, ciascuno con la sua lingua, storia e cultura, appartiene alla stessa Chiesa di Terra Santa. La creazione di nuove strutture ecclesiali è al servizio dei bisogni particolari di ciascuno, ma nell’unità della Chiesa di Cristo in Terra Santa.

L’erezione canonica della parrocchia e del Vicariato è stata stabilita nel giorno 20 maggio, solennità di Pentecoste.

Ringrazio tutti voi per il vostro servizio prezioso alla nostra Chiesa.

In Cristo,

+Pierbattista Pizzaballa Amministratore Apostolico