Storia del Patriarcato Latino

STORIA DEL PATRIARCATO LATINO DI GERUSALEMME

Il Patriarcato Latino di Gerusalemme ha una storia antica e complessa, che si intreccia con quella ancora più antica e complessa di Gerusalemme. Ci accontenteremo qui di illustrare i passaggi storici più significativi per capire l’origine e le caratteristiche di questa Istituzione cattolica della Terra Santa.

Gerusalemme e la Palestina Ottomana all’inizio del 1800

A partire dalla fine delle Crociate (1270), Gerusalemme ha vissuto in uno stato di relativo isolamento, durato fino al 1800, anche se la presenza dei Cristiani è stata ininterrotta.

All’inizio del XIX sec. Gerusalemme era ancora isolata, sia per motivi politici (compresa la paura di sollecitare in qualche modo il ritorno dei “Latini” - nome dato agli Europei in genere per l’uso della lingua Latina) che geografici, e solo alla metà del XIX sec. con l’invenzione delle navi a vapore (che potevano venire dall’Europa più velocemente approdando al porto di Giaffa), divenne più facile raggiungerla. La presenza dei Latini in Terra Santa dall’epoca delle Crociate si mantenne grazie ai Frati Minori, Francescani ai quali il Papa in seguito diede il compito di divenire “custodi” dei Luoghi Santi, da cui deriva appunto il titolo di “Custodia di Terra Santa” (e “Custode” viene chiamato ancora oggi il superiore della Provincia francescana che comprende queste regioni mediorientali, inclusi i Luoghi Santi). Poco per volta la Francia, che fin dal XII sec. aveva ottenuto dal Califfo di Bagdad Haroun Al-Rashid, il protettorato dei Cattolici in Terra Santa (perso dopo la Rivoluzione Francese), riacquistò il diritto di protezione sui Luoghi Santi e sui Cristiani che abitavano all’interno dell’Impero Ottomano.

Oltre ai Latini, anche i Greci Ortodossi intensificarono la loro presenza nei Luoghi Santi, iniziata dopo la caduta di Costantinopoli (1453) e avanzarono pretese su di essi. A questo si devono aggiungere le rivendicazioni dell’emergente Impero Russo. Nel corso del XIX ben presto gli Ortodossi Greci e quelli Russi si allearono per ottenere la supremazia sui Luoghi Santi.

Tre avvenimenti contribuirono in modo particolare nel corso dell’800 all’apertura della Palestina all’Occidente. il primo fu la campagna di Napoleone Bonaparte in Siria nel 1799 (in continuità con quella d’Egitto), che, pur essendo un fallimento dal punto di vista militare, ebbe l’effetto di risvegliare le avide Potenze Europee nei confronti della Palestina. Il secondo avvenimento fu l’invasione della Palestina ad opera di Muhammad Ali, ambizioso Viceré d’Egitto, che permise l’apertura della regione alle influenze occidentali, lo stabilirsi di Società Missionarie Cristiane e la fine della discriminazione contro i non-Mussulmani. Infine, il terzo avvenimento fu la guerra di Crimea (1853-56) della quale i Luoghi Santi divennero il pretesto: essa si concluse col Trattato di Parigi (1856) e sancì la sconfitta della Russia, lasciando irrisolta la questione dei Luoghi Santi.

La restaurazione del Patriarcato Latino

Gerusalemme fu la prima sede “episcopale” nella storia del mondo cristiano, con S. Giacomo il Minore, e dopo il suo martirio, con i suoi successori. Ma furono altre sedi episcopali ad avere la preminenza nel mondo antico (Antiochia, Alessandria d’Egitto, Roma) e Gerusalemme divenne sede del Patriarcato solo nel 451, insieme a Costantinopoli. Da allora si succedettero numerosi Patriarchi a Gerusalemme, fino all’epoca delle Crociate (1099-1291), quando i Crociati elessero un Patriarca di rito Latino sia per i Greci che per i Latini, contrariamente al desiderio di Papa Urbano II, che voleva fosse rispettata l’autorità del Patriarca greco. La latinizzazione della sede patriarcale fu considerata legittima dai Latini, ma non dai Greci il cui Patriarca andò in esilio. Dopo la caduta di San Giovanni di Acri (1291) non ci fu più nessun Patriarca a Gerusalemme, e il titolo fu attribuito ad alcuni prelati della corte papale di Roma (detti in partibus infidelium = espressione usata, anche nella forma abbreviata in partibus)  per indicare i vescovi, oggi chiamati vescovi titolari, le cui diocesi, puramente onorifiche, si trovavano in paesi occupati dai Turchi.

Questo antico sogno di restaurazione sarà portato avanti dalla Congregazione per la diffusione della Fede (Propaganda Fide). Fin dalla sua nascita, nel XVII sec., Propaganda Fide dedicò molte energie al Medio Oriente, ma i suoi sforzi furono bloccati, in particolare a causa della Rivoluzione Francese (1789) e delle sue conseguenze in Italia. Fu solo all’inizio del 1800 che Propaganda Fide intraprese una serie di riorganizzazioni territoriali in Siria e in Egitto. In seguito ad alcune difficoltà vissute dalla Custodia di Terra Santa, Propaganda Fide cercò di applicare nuovi metodi missionari, con l’introduzione di altri Ordini Religiosi, con la formazione del clero indigeno, la creazione di scuole, ecc. tutto questo divenne possibile per le facilitazioni concesse direttamente ai Cristiani, prima dalle Autorità Egiziane e poi da quelle Ottomane.

Propaganda Fide cominciò a considerare seriamente la questione della restaurazione del Patriarcato Latino quando vide i successi del lavoro missionario dei Russi Ortodossi e dei Protestanti in Terra Santa. L’opposizione dei Francescani e della Francia e la debolezza del pontificato di Papa Gregorio XVI rendevano però tale questione solo un argomento su cui discutere. Fu con l’elezione di Pio IX nel 1847 che il progetto prese realmente forma. Una congiunzione di eventi favorevoli diede al giovane papa la possibilità di realizzare il progetto. La Porta Sublime (nome dell’organo esecutivo del Governo Ottomano) inviò il suo ambasciatore Chebib Effendi, nel febbraio del 1847, che propose alla Santa Sede un accordo diretto per la protezione dei Cristiani, con lo scopo di superare le ripetute interferenze delle Nazioni occidentali nell’Impero Ottomano. Il progetto fu accolto favorevolmente da Papa Pio IX, che aveva già in mente un ambizioso programma per i Cristiani e per le Chiese Orientali e che voleva anche affermare l’autonomia della Santa Sede di fronte alle Potenze Europee. I tempi erano maturi a livello di contesto internazionale, i numerosi vincoli locali erano stati superati, così il lavoro di Propaganda Fide fu ripreso con la stesura delle questioni pratiche, connesse con la restaurazione del Patriarcato Latino e messe per iscritto dal cardinale inglese Charles Acton. Quest’ultimo elencò i diversi motivi per l’istituzione di una diocesi latina a Gerusalemme e le questioni inerenti a tale restaurazione (titolo del nuovo vescovo, confini della diocesi, risorse …). Propaganda Fide definì tali aspetti e il Papa annunciò al mondo con la lettera apostolica Nulla celebrior del 23 luglio 1847 l’avvenuta restaurazione del Patriarcato e, il 4 ottobre 1847, il nome del nuovo Patriarca.

I primi passi del nuovo Patriarca

Giuseppe Valerga era nato a Loano nel 1813 da una famiglia modesta. Entrato nel seminario di Albenga, continuò poi gli studi a Roma, dove conseguì il titolo di dottore in legge e in teologia e una solida conoscenza delle lingue orientali. Entrò in Propaganda Fide nel 1836: qui si segnalò per le sue capacità e, divenuto assistente del Vicario Apostolico di Aleppo, dal 1842 al 1847 fu a Mosul per aiutare i Padri Domenicani a tornare alla loro missione. Il suo lavoro apostolico, la sua serenità nell’ affrontare più volte situazioni che avrebbero potuto condurre al martirio, i suoi lavori accademici (quali la stesura di un Dizionario Caldeo-Italiano) lo resero un missionario esemplare. Nel maggio del 1847 fu chiamato a Roma e consacrato Patriarca da Pio IX stesso il 10 ottobre 1847. Aveva 34 anni.

Nel gennaio 1848 arrivò a Gerusalemme dove fu ricevuto con entusiasmo. Si diede subito da fare per la formazione di un Clero locale, sviluppando una rete di missioni in Palestina e assicurandosi aiuti economici dall’Europa. Nell’affrontare le numerose difficoltà insorte con le autorità politiche e religiose locali, Mons. Valerga rimase fedele al suo ruolo. Dieci anni dopo, la Santa Sede gli affidò ulteriori responsabilità nominandolo Delegato Apostolico per la Siria e il Libano. Poi “il Braccio Destro di Pio IX in Oriente” fu chiamato al Concilio Vaticano I per sostenere il Papa circa la questione dell’infallibilità. Valerga morirà subito dopo il Concilio, in seguito ad una febbre contratta in missione. Alla notizia della sua morte Pio IX dichiarò: “Non possiamo sostituire Valerga”.

Una delle iniziative di Mons. Valerga fu l’aver ridato vita all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Al suo arrivo in Terra Santa, egli divenne un buon conoscitore di questo antico Ordine, che gli era stato affidato in quanto Patriarca Latino. Fin dalla fine delle Crociate i Francescani erano al servizio del S. Sepolcro ed accoglievano i pellegrini. Alcuni di questi venivano a Gerusalemme per ricevere l’investitura da cavaliere presso la Tomba di Cristo. Queste investiture furono dapprima affidate ad un cavaliere laico, poi il papa concesse solo al Custode di Terra Santa il diritto di compiere l’investitura di cavalieri del Santo Sepolcro che si fossero messi a servizio e si fossero dimostrati pellegrini impavidi nell’affrontare le prove estreme di un viaggio in Terra Santa. Lo storico Alphonse Dupront parla di “rito semi-solitario che la Chiesa e l’Oriente accetteranno quasi loro malgrado, per l’audacia di qualche isolato, girovago o sopravvissuto campione delle Crociate”.

Il custode e i suoi successori esercitarono tale diritto ininterrottamente dal 1500 al 1848, concedendo così l’investitura a 1.835 cavalieri.

Valerga comprese ben presto l’utilità che poteva derivargli da questo antico Ordine e gli diede come nuovo compito quello di sostenere materialmente e spiritualmente il Patriarcato Latino, appena restaurato. Fu con la pubblicazione della Lettera Apostolica Cum multa sapienter del 1868 che Pio IX sancì ufficialmente la rinascita dell’Ordine Equestre proposta dal Vescovo Valerga (la distanza di vent’anni tra il progetto presentato da Valerga al Papa e l’approvazione da parte del Pontefice mostra la cautela usata dalla Santa Sede nei confronti della questione). Questo Ordine è ancora oggi attivo e fedele alla sua missione, e continua ad offrire il proprio sostegno al Clero patriarcale, al Seminario, a case religiose, scuole, ecc.).

Conclusione

Le brevi coordinate storiche tracciate fin qui hanno mostrato che è possibile datare l’inizio del Patriarcato a Gerusalemme attorno al 451, come per Costantinopoli.

Come si è visto, però, solo nel periodo delle Crociate (1099-1291), Gerusalemme sarà sede di un Patriarcato Latino e non per decisione dell’allora Sovrano Pontefice.

La restaurazione ottocentesca del Patriarcato Latino può invece essere considerata una risposta pastorale della Santa Sede ai molteplici interessi di tipo geopolitico e religioso nati verso la metà del 1800.

Patriarchi Latini dal 1847 ad oggi:

S. B. Mons. Giuseppe Valerga (1847-1872)

S. B. Mons. Vincenzo Bracco (1873-1889)

S. B. Mons. Luigi Piavi (1889-1905)

S. B. Mons. Filippo Camassei (1906-1919)

S. B. Mons. Luigi Barlassina (1920-1947)

S. B. Mons. Alberto Gori (1949-1970)

S. B. Mons. Giacomo Beltritti (1970-1987)

S. B. Mons. Michel Sabbah (1987-2008)

S. B. Mons. Fouad Twal (2008-2016).

Attualmente Mons. Pierbattista Pizzaballa è Amministratore Apostolico, sede vacante.