Ordinazione presbiterale di Firas Abedrabbo: Omelia di Mons. Pierbattista Pizzaballa

Published: June 29 Mon, 2020

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Omelia Ordinazione Firas Abedrabbo

Beit Jala, 27 giugno 2020

Is 34, 1-5. 10-12. 18-19.25; 1Cor13, 1-13; Gv 21, 15-22

Carissimo Firas,

Carissimi fedeli,

il Signore vi dia pace!

Finalmente sei giunto anche tu al giorno tanto atteso. Dopo lunghi anni di studi e di preparazione, dopo tante gioie e anche certamente fatiche e incomprensioni, dopo avere lavorato su voi stessi e soprattutto dopo tanta preghiera, è giunto il momento del tuo si definitivo a Dio e alla Chiesa.

Cerchiamo brevemente di capire, basandoci sul vangelo che hai scelto, alcune realtà importanti del servizio che stai per assumere nella Chiesa di Dio come sacerdote di Cristo.

Ad accompagnarci in questo cammino è l’apostolo Pietro, che incontriamo in un momento non facile della sua storia: prima, durante gli episodi della Passione egli ha rinnegato Gesù, il suo Amico e Maestro e l’ha abbandonato nelle mani di coloro che l’hanno messo a morte. E ha fatto tutto questo dopo aver ampiamente promesso una fedeltà eterna.

Poi, dopo la risurrezione, Pietro ha ritrovato il Signore vivo, risorto, e ha gioito con gli altri apostoli di questa Sua vittoria sulla morte. Ma qualcosa di quella vergogna era pur rimasta nel suo cuore. Pietro non poteva avere dimenticato quel momento. E il brano del Vangelo di oggi glielo fa ricordare. E lì lo incontra il Signore.

Allora la prima cosa che ci viene detta oggi è che ogni discepolo – quindi anche tu - è come Pietro, un uomo poco capace di amare. O meglio, capace di amare fino a quando non è in gioco la propria vita, capace di grandi entusiasmi e allo stesso tempo di grandi fughe. Ma è anche capace anche di grandi pentimenti e di lacrime vere.

Il Signore non sceglie Pietro e i discepoli perché sono migliori degli altri, perché sono uomini diversi. No, sono persone come tutti, e nel loro cuore c’è ciò che abita il cuore di tutti, ovvero un misto di bene e di male, di fedeltà e di infedeltà.

Questo vale anche per te, caro fratello. Non credere di essere scelto perché migliore di altri. Non credere che questo tuo momento di gioia e di entusiasmo non sia seguito tra qualche anno da stanchezza e delusione. Ricordati allora che sei qui, perché sei stato per primo scelto e amato dal Signore. Non sei tu il protagonista di questo momento, ma è il Signore che ti fa suo. La consapevolezza dei tuoi limiti e della tua piccolezza, però, non deve essere motivo di sconforto. Al contrario. Come con Pietro, così anche per te deve essere motivo di consolazione. Nonostante il tuo essere peccatore, siete stato scelti da Dio – come Pietro – per essere suo ministro.

Pietro e gli altri, dunque, sono uomini fragili, che il Signore costantemente recupera e fa nuovi, non perché loro se lo meritino, ma perché il Signore è proprio Colui che è sempre in cammino verso l’altro, e non lo lascia fino a quando l’ha incontrato e amato nella sua verità.

Il Vangelo ci mostra come Gesù riabilita Pietro.

In questo capitolo XXI ci sono diversi elementi che rimandano al momento del rinnegamento, e più in generale al racconto della Passione.

Quando i discepoli approdano a terra, dopo la pesca, trovano che quell’uomo sconosciuto ha acceso un fuoco di brace (Gv 21,9), e questo ci ricorda la sera del rinnegamento, quando Pietro si scaldava davanti al fuoco (Gv 18,18) acceso dai servi e dalle guardie.

Ugualmente, dopo la pesca si dice che la rete, nonostante i pesci fossero tanti, non si squarciò (Gv 21,11), ed è esattamente la stessa parola usata per dire della tunica di Gesù, che i soldati decisero di non dividere (Gv 19,24).

E, infine, ci sono le tre domande di Gesù a Pietro (Gv 21,15-17), evidente richiamo al triplice rinnegamento (Gv 18, 16-27). Allora, è come se Gesù volesse riportare Pietro lì, a quella notte.

Non per umiliarlo, né per rimproverarlo, ma perché lo ama davvero, e quindi non banalizza il suo peccato, non lo minimizza e tanto meno lo dimentica.

C’è un modo con cui il Signore perdona che non è quello di dimenticare, ma di stare con noi dentro il nostro peccato, dentro il nostro limite, perché neanche quel limite sia escluso dalla relazione con Lui e diventi, anzi, luogo di amore e di perdono, di un nuovo inizio.

Caro Firas, se ti senti amato e quindi perdonato da Dio, allora potrai diventare ministro vero e autentico del suo perdono. Riconoscendoti peccatore, potrai diventare annunciatore per tutti gli altri del perdono di Dio, che è la più grande e bella novità del cristianesimo.

L’Apostolo Pietro avrebbe preferito, forse, dimenticare il proprio rinnegamento; ma il Signore sembra dirgli che non è il suo peccato la cosa più importante, ma la relazione con Lui, e che questa relazione, se Pietro accetta la propria povertà, non può venir mai meno.

Lì Pietro rinasce, e rinasce povero, mite, misericordioso, perché non deve più dimostrare niente a nessuno. Può solo ringraziare.

Così sia anche per te. Non dovrai dimostrare nulla. Non dovrai dimostrare la tua bravura, la tua capacita di fare le cose. La tua vita deve invece essere un grande ringraziamento, sempre. Deve esprimere la gioia e la gratitudine al Dio che ti ha amato, perdonato e salvato.

Il Signore, inoltre, quando fa una cosa nuova, lo fa in modo sovrabbondante: Gesù, infatti, affida a Pietro una nuova responsabilità, quella di essere pastore del suo gregge.

Ogni volta che siamo perdonati, ci viene affidata una nuova responsabilità, siamo chiamati di nuovo ad essere figli, ad ascoltare in modo nuovo la parola: “seguimi” detta dal Risorto, da Colui che perdona sempre di nuovo perché nessuno sia privo della possibilità di amare.

Anche tu sarai pastori. Anche a te sarà affidata la responsabilità del gregge. Nelle forme che ti saranno indicate dai tuoi superiori, guiderai il gregge saggiamente se resterai ancorati all’amore di Dio, se li porterai e lui e non quando lo renderai dipendente da te stesso.

Oggi lo Spirito scende su di te per impregnarti di questo stile di vita, che è Suo.

Non dovrai dimenticare il tuo limite e il tuo peccato, ma accoglierlo, come Pietro, insieme al Signore, e lasciarti amare così. Questa è la cosa più rivoluzionaria che potrai fare.

E poi imparare umilmente, giorno dopo giorno, ad amare anche tu così: facendovi accanto agli altri, senza giudicare, ma testimoniando con tutto te stesso che ogni morte, ogni dolore, ogni fatica, ogni lacrima può essere trasformata in vita. E che c’è speranza. C’è sempre speranza. È questo ciò che la gente dovrà sentire da te. Ma non con la bocca, bensì con la tua vita.

Questo è molto più difficile che fare una bella omelia o organizzare degli incontri in parrocchia o insegnare il catechismo o qualsiasi altra cosa sarai chiamato a svolgere: perché è qualcosa che non si può dire a parole, ma solo con la vita. Sarà solo questione di amare, e di amare, insieme, il Signore e i fratelli, perché c’è un unico amore.

Solo così testimonierai il Signore.

Sarà necessario custodire questa relazione, sopra ogni cosa, nella preghiera, nell’ascesi, nell’attenzione del cuore alla Parola di Dio. E anche quando, qualche volta ti sembrerà di aver perso questa relazione, non avere paura. Proprio lì potrete sentire di nuovo la Parola del Signore: “Mi ami tu? (Gv 21,15). E poi, di nuovo: Seguimi (Gv 21,19)”.

Caro Firas,

insieme a te tutta la Chiesa vi accompagnerà in questa avventura meravigliosa che è servire Cristo nella Chiesa come suoi sacerdoti.

Mabrouk!

+Pierbattista