Ordinazione presbiterale di Mateo Alvarez Serna: Omelia di Mons. Pierbattista Pizzaballa

Published: June 29 Mon, 2020

 24 Giugno 2020 - Ordinazione presbiterale di Mateo Alvarez Serna

Omelia Mons. Pierbattista Pizzaballa

Messa Vespertina della Vigilia (Letture: Ger 1,4-10; Sal 70; 1 Pt 1,8-12; Lc 1, 5-17)

Bentrovati a tutti, il Signore vi dia pace!

soprattutto dia pace a te Mateo, che sei arrivato ad un momento importante della tua vita, il giorno della tua ordinazione sacerdotale, a conclusione di lungo periodo di formazione e di discernimento,… con alti e bassi suppongo, come tutti. Ma se sei qui è perché sei stato scelto, sei stato consacrato, e anche perché hai deciso nella tua libertà di accogliere questa proposta del Signore.

Ora siamo qui come Chiesa, come Chiesa di Gerusalemme per ringraziare il Signore, per invocare il dono dello Spirito su di te.

Le letture scelte sono le letture di ieri sera, che sono molto pertinenti: suppongo le abbiate scelte per questo. Mi fermo solo su alcuni passaggi della prima e della terza lettura, altrimenti staremmo qui tutta la sera…

All’inizio (della 1° lettura, Geremia) dice “io ti ho consacrato” (הִקְדַּשְׁתִּיךָ iqdasthika), ma non dice solo “consacrato”, significa anche: “ti ho messo da parte”, consacrare (lᵉqaddēsh) è ciò che oggi (in arabo n.d.r.) sarebbe il waqf : una proprietà, un bene che è messo da parte, per uno scopo preciso.

Quando il Signore ha scelto Geremia, non lo ha semplicemente consacrato, ma lo ha anche messo da parte, separato rispetto agli altri, rispetto al suo popolo. E questo vale anche per te, vale per tutti noi, ma in questo caso vale per te. E’ certamente anche un privilegio, un dono, ma tenere presente anche che il Signore ti ha scelto per uno scopo preciso, quindi non potrai fare tutto quello che vorrai fare. Non potrai presumere di essere esattamente come tutti gli altri, devi essere un po’ diverso: devono percepire che sei un po’ diverso, che sei stato messo da parte per qualcun altro, appartieni a qualcun altro, la tua vita non è più tua, questo significa essere consacrato.

Dovrai tenere presente nel tuo modo di porti, di comportarti - non voglio fare la morale, non è solo questione di morale, è certo morale, ma è innanzitutto un’attitudine interiore : sapere di appartenere ad un altro, e che quindi il tuo modo di porti, di parlare, tutto il tuo essere, la tua esistenza, deve riflettere questa appartenenza. Non devi piacere troppo a uomini, devi piacere innanzitutto a Dio perché a lui appartieni, e per questo sei un po’ separato rispetto agli altri.

Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò, e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Tu andrai da coloro a cui ti manderò IO, e dirai tutto quello che ti dirò IO di dire. Non vai dove vuoi. Questa settimana ci sono i cambiamenti, questo è molto attuale, tra poco anche tu saprai dove andrai…!

Andrai da coloro a cui io ti manderò. Spesso si sente: “io mi sento portato per questo….voglio andare qui, voglio andare là…

Il fatto che tu appartieni a qualcun altro, significa anche che devi rendere conto a lui, e LUI darà le indicazioni a te. Tu non ti appartieni più: anche la tua missione non ti appartiene. Tu sei uno strumento nelle mani di Dio, niente di più. “E dirai quello che io ti ordinerò”.

Soprattutto quando farai le omelie, dovrai innanzitutto fermarti sulla Parola di Dio e chiederti innanzitutto cosa la Parola di Dio dice a te, e poi dovrai dire quello che ha detto a te, agli altri; senza voli pindarici. Ancorato, a quello che tu sei, dalla appartenenza.

“E non avere paura di fronte a loro perché io sono con te per proteggerti”, (v. 8) e qui avrei un po’ da ridire perché Geremia non è che sia stato molto protetto. La sua vita è stata preservata, però ne ha passate di tutti i colori… il Signore non gli ha risparmiato nulla!

C’è un limite oltre il quale il diavolo non può andare; però opera: opera nella comunità purtroppo, opera dentro di te, opera nel mondo, etc. Per cui soffrirai. Se sarai fedele a questo, alla consacrazione, cioè alla tua appartenenza a Dio, se sarai fedele e dirai ciò che ti ha ordinato di dire, e non ciò che vogliono sentire - che oggi è un po’ una tentazione nella Chiesa, dire alcune cose perché il mondo vuole sentire queste cose… ci sono cose che il mondo non vuole sentire, ma che si devono dire, perché appartengono a Dio! - Se sarai fedele a questo, soffrirai, avrai solitudine, sarai perseguitato forse, sarai incompreso, ma appartieni a Lui. Perché ti ha consacrato. E saprai anche che c’è un limite oltre il quale il diavolo non andrà. E saprai che nonostante tutto, Lui non ti lascerà. Oggi celebriamo Giovanni Battista, anche lui è stato fedele, è finita come è finita. Bisogna essere pronti a tutto, anche a questo, se il Signore vorrà, certamente. Però non ti possono togliere quella appartenenza. Chi ci separerà dall'amore di Cristo? La morte, la tribolazione, la spada, la nudità, il pericolo, etc? in tutte queste cose noi siamo più che vincitori!

E questo tu devi testimoniare! Essere consacrato, appartenere a Lui, è innanzitutto questo.

Ancora una cosa, poi passiamo al Vangelo.

“Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca”. Questo è un rito di purificazione. Anche in Isaia il cherubino viene con i tizzoni ardenti e gli purifica le labbra... Questo per dire che quello che dirai, il tuo modo di parlare, soprattutto il tuo annuncio della Parola deve far risuonare la Parola di Dio.

Devi cercare tu, come umanità… La tua umanità viene ben fuori, questo è evidente. Però deve essere chiaro che traspare in te una appartenenza diversa, punto iniziale. Anche nel tuo parlare deve essere la Parola di Dio che riecheggia, non la tua, altrimenti fai ruotare le persone che incontrerai intorno a te, invece devono ruotare intorno a Gesù. Tu devi portare le persone a Gesù, non legarle a te. E questo richiede una grande solitudine. Per essere pastore devi imparare ad essere solo. Amare, essere amato, ma c’è un limite. Devi essere separato. C’è una separazione che richiede anche solitudine.

Questo brano del Vangelo si svolge a Gerusalemme, nel tempio. E tu appartieni come diacono, ma come sacerdote ancora di più, alla chiesa di Gerusalemme. La Chiesa di Gerusalemme non è solo un luogo fisico o geografico, come una Chiesa qualsiasi sparsa nel mondo è anche questo certamente, ma ha una vocazione specifica la Chiesa di Gerusalemme, è la prima Chiesa, è la Chiesa Madre, che ha una vocazione particolare, quella di essere luce delle genti.

Gerusalemme sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti”, anche Geremia è mandato a tutte le nazioni, che tutte qui vengono, e tutte guardano a Gerusalemme.

Nella Gerusalemme dell’Apocalisse - che non è solo quella celeste, è anche quella terrestre – non c’è il tempio – al posto del tempio cosa c’è? C’è l’Agnello. E la luce di Gerusalemme non viene dal cielo ma viene dall’Agnello. L’agnello è la Pasqua. E il luogo, la chiesa, la città di Gerusalemme, la fanno le persone, non solo i muri. Per cui tu dovrai risplendere della luce pasquale.

Nella nostra chiesa, nella nostra città di Gerusalemme, la Terra Santa in generale, ci sono tante ferite, tante divisioni… ci saranno sempre, ma dovrà esserci anche la luce pasquale: del Crocifisso e del Risorto.

E tu dovrai vivere e risplendere di quella luce, non solo perché celebrerai l’Eucarestia, ma perché sarai tu Eucarestia: Sarai tu dono, offerta, vita, gioia, lode, questa è la vocazione che la chiesa di Gerusalemme ha per la chiesa universale, essere questa testimonianza di fedeltà alla Pasqua.

Mi sono dimenticato che c’era un passaggio di Geremia, dice abbattere ed edificare. Vuol dire che c’è un no e c’è un sì da dire: non va tutto bene, dovrai essere chiaro in questo, e dovrai sapere dov’è il no, e dov’è il sì. Poi tornando al Vangelo. Ci sono dei versi (Lc1,10.17) che parlano del popolo in attesa.

La vocazione che si esprime nel popolo, non da solo. Puoi essere sacerdote anche da solo, ma non sei chiamato a fare l’eremita, suppongo. Nel popolo, lì trova espressione la tua vocazione. Il sacerdote deve essere sacerdote per la chiesa, nella chiesa, deve esprimersi dentro il popolo; che a volte comprende, a volte no, ma la tua vita, il tuo essere messo da parte, trova espressione nel tuo donarti al popolo, alla gente. Come sono: buoni, cattivi, fedeli, infedeli, leali, sleali, non importa. In quella porzione di popolo che ti è affidato, lì costruirai il Regno, non un altro posto.

“L’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni». Potrai comprendere tutto quello che ho detto, se pregherai. Un vecchio padre mi diceva, quando avevo iniziato a fare il Custode e volevo fare tante cose, mi diceva: «Ricordati che se vuoi fare tante cose, la prima cosa da fare è piegare le ginocchia». E’ così: la prima cosa che il sacerdote fa, è pregare: perché se tu appartieni a qualcun altro, quella appartenenza deve essere nutrita. Le relazioni che non sono nutrite, finiscono, si spengono. E la preghiera è un luogo nel quale tu nutri quella relazione: dove la tua appartenenza, il tuo essere consacrato, la tua forza, la tua fedeltà, viene nutrita, alimentata, sostenuta.

Ci sono tante altre cose... Voglio concludere. L’ultimo passaggio.

«Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

Qui c’è la tua vocazione, che è anche la nostra, quella di tutti. Ricondurre i cuori dei padri verso i figli. Preparare al Signore un popolo ben disposto. Parlavamo prima del popolo, della gente: prepararli al Signore, portarli a Lui, orientarli a Lui, quella è la tua missione. Non costruire, non fare progetti, non perdere troppo tempo in strategie pastorali (lo dico a me stesso, innanzitutto). Queste cose forse serviranno… ma tutto questo avrà un senso se c’è un orientamento per il Signore. Altrimenti sono solo strategie, corollari che nascondono una verità, e che non hanno consistenza, perché non portano al Signore. Per cui le letture che hai scelto, che avete scelto oggi, sono molto indicative per quella che sarà la tua missione.

Sono certo, queste sono cose che già sai, per cui qui abbiamo solo fatto una sintesi di cose che già sai.

Prego, preghiamo tutti insieme lo Spirito perché sia con te, ti dia la forza per essere come Giovanni il Battista: un annunciatore instancabile, fedele, senza compromessi, della appartenenza al Signore.

+Pierbattista