Celebrazione della Solennità dell’Annunciazione: “Ascoltare con fiducia è possibile se c’è l’amore”

By: Cécile Leca/ lpj.org - Published: March 25 Fri, 2022

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NAZARETH – Il 24 e il 25 marzo, secondo la tradizione, mons. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha celebrato la Solennità dell’Annunciazione a Nazareth, città della Vergine Maria.

La Solennità dell’Annunciazione è il nome attribuito alla celebrazione che segna l’annuncio dell’Angelo Gabriele a Maria, madre di Dio. Si svolge esattamente nove mesi prima di Natale. I primi riferimenti ad essa risalgono al 656 (Concilio di Toledo) e al 692 (Concilio trullano). Oltre a commemorare un grande avvenimento della Bibbia, è una solennità che ci ricorda anche  la scelta di Maria di fidarsi del piano di Dio senza saperne nulla, una scelta che ha segnato la relazione tra Dio e l’umanità che ci è data ogni giorno.

Come da tradizione, la solennità è celebrata a Nazareth, nella Basilica dell’Annunciazione, che si ritiene costruita sulla casa dove viveva Maria prima di sposarsi con Giuseppe. Segna il luogo dove ha detto sì al Signore e ha accettato di portare il Suo Figlio Gesù Cristo.

Prima delle celebrazioni, è tradizione che il Patriarca entri prima a Nazareth attraverso l’antico ingresso della città e saluti gli al-Dors, un’antica famiglia cristiana che abita in città. Il 24 marzo, dopo la tradizionale visita, mons. Pizzaballa si è recato al Centro Pastorale sant’Antonio, dove è stato accolto dagli scout di Nazareth. In seguito, le celebrazioni sono iniziate con il solenne ingresso nella grotta della Basilica dell’Annunciazione, che è stato seguito dai Vespri nella Basilica superiore. Tra i co-celebranti vi erano canonici del Santo Sepolcro, Francescani della Custodia di Terra Santa e seminaristi. Nella stessa serata, i fedeli sono stati invitati a partecipare ad  una Veglia (Adorazione).

Il 25 marzo, dopo la visita al sindaco della città di Nazareth, mons. Pizzaballa ha presieduto la Messa solenne della Solennità dell’Annunciazione. Per l’occasione, i sacerdoti e i vescovi che concelebravano, tra i quali mons. Yllana, Nunzio Apostolico per la Terra Santa, mons. Marcuzzo, Vescovo emerito, p. Rafic Nahra, Vescovo-eletto e Vicario patriarcale per Israele, vestivano paramenti di colore azzurro, di solito associati alla Vergine Maria e simboli del Cielo e della purezza.

Nell’omelia, mons. Pizzaballa ha insistito sull’importanza di sapere come ascoltare gli altri, proprio come Maria ha ascoltato la voce di Dio attraverso l’Angelo Gabriele. “Ascoltare è più di sentire. Ascoltare significa aprirsi all’altro, fare spazio all’altro dentro sé stessi, nella propria mentalità, nelle cose da fare, nelle prospettive da dare. Richiede un atteggiamento di fiducia, libertà e di non aspettarsi niente in cambio. In un certo senso, è come essere chiamati a diventare madri, cioè accogliere in noi stessi la vita di un’altra persona.” Ha anche ricordato ai fedeli la guerra in Ucraina e ha chiesto di pregare per il popolo ucraino e russo. Alla fine della celebrazione, i sacerdoti e i vescovi si sono uniti a Papa Francesco per consacrare i due paesi al Cuore Immacolato di Maria, così che “si possano ascoltare di nuovo, che Lei li aiuti a ricostruire relazioni di fiducia tra di loro, senza le quali non ci sarà futuro.”