"Consacratevi perché domani il Signore farà meraviglie in mezzo a voi"

By: Cécile Leca/ lpj.org - Published: September 01 Thu, 2022

"Consacratevi perché domani il Signore farà meraviglie in mezzo a voi" Available in the following languages:

TERRA SANTA - In tutto il mondo, le persone scelgono di dedicare la propria vita a Dio e alla Chiesa. Che siano uomini o donne, anche se non sono religiosi, queste persone vivono insieme, emettono i voti e si dedicano al servizio della loro comunità, indipendentemente da ogni altro vincolo. Il loro obiettivo? Servire la gente e servire la loro Chiesa.

Tutti i tipi di persone possono dedicare la loro vita alla Chiesa. Eppure, quando ci si pensa, il più delle volte vengono in mente i sacerdoti, i monaci e le suore. E le persone consacrate? Chi sono? E come hanno scelto questo percorso di vita?

"Sono Kathleen Nichols, vengo dagli Stati Uniti (dal Colorado) amo le montagne e le escursioni. Da quasi trent'anni faccio parte della comunità "Donne consacrate del Regnum Christi", una società di vita apostolica i cui membri fanno voto di povertà, castità, obbedienza e vivono in comunità".

Kathleen (a sinistra) guida i pellegrini al monastero greco-ortodosso di San Giorgio a Wadi Qelt

Con un semplice sguardo, nessuno indovinerebbe che questa donna brillante e vivace, che da qualche anno lavora con i pellegrini della foresteria di Magdala e organizza pellegrinaggi virtuali, ha professato i voti, vive in comunità con le sue consorelle di Magdala e ha scelto di dedicare la sua vita a Dio "per ripagarlo di tutto l'amore e le benedizioni che mi ha sempre concesso". Ma questa è la sua vita: una vita dedicata a Dio, alla Chiesa e ai membri della sua comunità.

Il lavoro di Kathleen con i pellegrini la porta a supervisionare molte esperienze per i pellegrini, tra cui la remata mattutina sul Mar di Galilea con la riflessione su alcuni passi del Vangelo.

"Se c'è una cosa che ho notato durante la mia vita di consacrata e che mi ha portato a viaggiare in molti Paesi diversi, è soprattutto la bellezza e la gioia che parla alle persone. Ciò si esprime nell'architettura, nell'arte, nella liturgia... Fa sì che le persone si fermino, guardino, rimangano a bocca aperta e si stupiscano - come un linguaggio universale. Qui in Terra Santa è particolarmente evidente, perché le persone possono sentire il profumo, il sapore e ripercorrere la storia cristiana. Vorrei che noi e la Chiesa ci concentrassimo di più sulla "Via Pulchritudinis", questa Via della Bellezza, che potrebbe unirci nella meraviglia e nella gioia che proviamo davanti alla creazione di Dio".

Kathleen ha filmato uno dei suoi più recenti pellegrinaggi virtuali, incentrato sui sacramenti, a Wadi Qelt, un altro vivido esempio della bellezza della Terra Santa a lei tanto cara.

La bellezza e la gioia sono qualcosa di comune alle persone consacrate, qualcosa che si sperimenta profondamente quando le si vedono. A Tiberiade, nella comunità di Koinonia Giovanni Battista, nata subito dopo il Concilio Vaticano II, il sorriso illumina ogni volto. E quando si chiede loro del cammino verso la vita consacrata, vengono fuori le stesse parole: "rivelazione", "gioia", "grazia". Talvolta però il percorso che le ha portate dove sono oggi è stato tutt'altro che facile.

"Mi chiamo Cristina. Ho 33 anni e vengo da un piccolo paese vicino a Venezia (Italia). Sono una donna consacrata da quindici anni nella Koinonia Giovanni Battista, ma prima di entrare nella comunità e ritrovare la vera luce, mi sono allontanata dalla fede e dalla Chiesa".

Cristina negli uffici della Custodia di Terra Santa, a San Salvatore

Oggi Cristina vive con la sua comunità a Even Sapir, un piccolo villaggio vicino a Ein Karem. È difficile credere che questa giovane donna, che irradia tranquillamente la fede in Cristo, un tempo fosse lontana dal suo Signore. "Sebbene sia stata cresciuta in una famiglia cristiana, ho perso la mia fede in Dio durante l'adolescenza", spiega. "Passavo il tempo con le persone sbagliate, facevo cose sbagliate solo per imitare gli altri intorno a me e perché non volevo essere sola. Eppure ero sola. Ma ne ho preso coscienza solo quando ho sentito di nuovo la voce di Dio, grazie a quella che ora è la mia comunità. Quando Cristo è entrato nella mia vita, questa si è trasformata totalmente: piena, gioiosa e circondata da veri amici".

La comunità Koinonia di Tiberiade con Sua Beatitudine Pierbattista Pizzaballa all'interno della Chiesa di San Pietro, nell'aprile 2022.

La Koinonia Giovanni Battista, che ha due comunità in Terra Santa (una vicino a Gerusalemme e l'altra a Tiberiade), ma molte altre in tutto il mondo, è ben lontana dall'essere l'unica comunità di consacrati che lavora e vive nella terra di Cristo. Canção Nova, Cammino Neocatecumenale, Emmanuel, Focolari... i nomi, i carismi, le spiritualità e i membri sono numerosi e diversificati. Ma tutti si sforzano di mettere la loro vita al servizio della Chiesa, delle persone e della loro comunità.

"Per me, vivere in comunità - che è ciò che mi ha attratto di più quando ho iniziato a considerare la vita consacrata - è anche una chiamata a sperimentare la diversità e l'internazionalità", spiega Claire. Come membro della comunità Chemin Neuf dal 2002, ha deciso di impegnarsi come donna consacrata dopo varie esperienze legate alla sua fede e alla comunità carismatica francese, nata nel 1973 per iniziativa di un sacerdote gesuita. "Durante i miei ultimi anni a Nazareth [prima di arrivare a Gerusalemme], i membri della comunità erano quasi tutti francesi. L'esperienza non era sempre la stessa; a volte ci spingeva a rimanere nella nostra zona di comfort e a non aprirci al mondo. Penso anche che sia molto importante un vero equilibrio tra uomini e donne, coppie e consacrati. Confrontarsi quotidianamente con l'altro "stato di vita" ci aiuta a vivere il nostro".

Oggi, dopo aver trascorso sei anni a Lione occupandosi dell'amministrazione della comunità, sei anni in Madagascar lavorando con i giovani ("Una delle esperienze più belle della mia vita"), tre anni a Gerusalemme e poi quattro anni a Nazareth, Claire è diventata responsabile della comunità di Gerusalemme, i cui membri si occupano del luogo di pellegrinaggio e del sito archeologico dell'Ecce Homo insieme alle Suore di Nostra Signora di Sion.

Vista dal terrazzo dell’ «Ecce Homo».

"La vita comunitaria che viviamo qui è un po' diversa perché la casa è aperta sette giorni su sette, quindi c'è sempre almeno uno di noi che lavora. Ogni giorno condividiamo un momento insieme durante la Messa del mattino e la preghiera della sera, ma durante il giorno è più difficile. Pranziamo con le suore e i volontari, e durante i pasti a volte laviamo i piatti o serviamo i pellegrini... comunque cerchiamo di condividere alcuni momenti solo tra di noi almeno un paio di volte alla settimana, perché anche questo fa parte di ciò che siamo e del motivo per cui abbiamo abbracciato la vita consacrata".

Nella chiesa dell'Ecce Homo, i membri della comunità di Chemin Neuf celebrano ogni giorno la Messa con le Suore di Nostra Signora di Sion.

Alla domanda sulla sua percezione della vita religiosa rispetto alla vita consacrata, Claire riflette un po' prima di rispondere: "In pratica, penso che siano uguali. Non ho mai pensato di entrare in una comunità religiosa invece che a Chemin Neuf, semplicemente perché è attraverso Chemin Neuf che ho trovato la mia strada verso Dio. Ma entrambi [consacrati e religiosi] professiamo i voti, siamo impegnati nella stessa cosa, abbiamo spesso le stesse domande... Condividiamo la stessa chiamata e la stessa vita al servizio del Signore e della Chiesa".

Per Paul, che ha professato i voti perpetui come membro consacrato dei Focolari nel 1992, la scelta della vita consacrata non è stata necessariamente la più ovvia. "Ho cominciato a pensare alla mia vocazione quando avevo 13 anni. Ma la prima cosa che mi sono chiesto non è stata la vita consacrata o il sacerdozio, bensì se dovevo vivere una vita attiva o contemplativa. Una delle mie zie era carmelitana e, quando andavo a trovarla, il suo stile di vita mi sembrava quello in cui Dio è sempre al tuo fianco. Poi, dall'altra parte, c'era il nostro parroco, che stava con la gente, quindi non era "solo" con Dio, eppure, attraverso la sua vocazione, dava la sua unione a Dio e anche agli altri".

Paul con tutti gli altri membri dei Focolari che vivono in Terra Santa, nella Grotta di San Girolamo a Betlemme

Dopo questa riflessione ne è arrivata un'altra: il sacerdozio. "Sapevo di voler vivere per l'unità [l'obiettivo dei Focolari è diffondere l'unità nel mondo (cfr. Gv 17,21)], e di scegliere il Cristo in croce che grida "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mc 15,34), ma non sapevo come. Sapevo che se fossi diventato sacerdote, avrei potuto diventare anche un ottimo fariseo in quanto avrei potuto parlare e spiegare le cose alla gente, ma io avrei potuto  non viverle". Così Paul continuò a frequentare i gruppi del movimento, iniziando a frequentare anche la comunità dei consacrati laici.

Fu in Algeria, durante il servizio militare di Paul, che la questione del sacerdozio si ripresentò, quando vide la mancanza di cristiani nel Paese. Non riuscendo a decidere dopo diversi mesi di preghiera, decise di applicare le parole della fondatrice del movimento dei Focolari, Chiara Lubich: "Quando cerchi di seguire la volontà di Dio e sei indeciso tra due cose, scegli la più difficile e chiedi a Dio, se ti sei sbagliato, di rimetterti sulla strada giusta". "Così ho deciso di andare a parlare con il vescovo per diventare sacerdote, solo come servizio, per aiutare, in un certo senso, a colmare il vuoto di vocazioni globali. Ed ero molto felice di questo". Ma tutto è cambiato quando, un paio di giorni dopo, a Paul è stato proposto di venire a vivere nella comunità dei Focolari. "È stato come se il cielo si fosse improvvisamente liberato di tutte le nuvole. Per me questa telefonata, da parte di una persona che non sapeva nulla dei miei dubbi e delle mie esitazioni, era il modo in cui Dio mi diceva cosa fare".

Forse, grazie alla sua esperienza personale, oggi Paul comprende più di prima l'importanza della vita consacrata intrinsecamente legata al laicato. Non ci chiamiamo mica "laici consacrati" senza motivo. Il movimento dei Focolari è ecclesiale, e come tale ha anche religiosi e membri del clero, ma la maggior parte dei membri sono famiglie o laici. Uno dei nostri obiettivi è quindi quello di aiutare i laici a diventare capaci di assumersi le proprie responsabilità all'interno della Chiesa - per formare un "laicato maturo"". Per questo motivo, le comunità consacrate dei Focolari hanno bisogno di almeno due consacrati sposati per essere complete. Devono essere una "finestra comunitaria" sul mondo, il che li aiuta ad avere un approccio diverso da quello dei sacerdoti o dei religiosi e delle religiose.

Paul e altri membri della sua comunità ricevono la visita della prima consacrata libanese dei Focolari.

"L'ho sentito in particolare durante l'ultima Veglia di Pentecoste, organizzata da nuove comunità e movimenti, su iniziativa del Patriarca e su richiesta di una famiglia della comunità Emmanuel", continua Paul. "Ora che ci penso, mi ricorda anche qualcosa che mi disse il cardinale Duval di Algeri quando decisi di consacrarmi. Dopo aver ascoltato la mia storia, mi disse: 'C'è tanto bisogno di vocazioni come la tua quanto di vocazioni al sacerdozio".